Ora che mi è passata totalmente la sbornia emotiva e fisica, mi rendo conto con preoccupazione che tutti parlano del passato e basta, come se andare avanti fosse difficile o, per lo meno, noioso. L'altra sera ho detto a Matteo quello che mi ha detto Michele: nelle nostre vite ormai manca qualcosa di epico, e lui ha annuito con la testa e mi ha detto: dì al tuo amico che è un genio. A Michele devo ancora dirlo e, probabilmente, non capirebbe: non perché non sia un genio (in parte forse lo è davvero) ma perché non sa ciò che questo vuol dire per me.
Mi sono piaciuti tanto entrambi, Matteo e Michele, nello stesso piccolo arco di tempo, ormai dieci anni fa. Mi divertivo a passare dall'uno all'altro, senza che sapessero della reciproca esistenza, scacciando l'ossessione dell'uno con il ricordo dell'altro. Ho sperato disperatamente che uno dei due mi dicesse: fermati qui con me; cosa che non è mai avvenuta e, a conti fatti, meglio così. Sono memorie che ora esploro con un certo divertimento e un sorrisetto compiaciuto che non riesco a togliermi dalla faccia, ma so, a fermarmi un attimo di più, che tutti e due mi hanno fatto soffrire come un cane. Ora vivono entrambi lontani. Matteo lo vedo una volta ogni due anni (forse), Michele ogni tre-quattro mesi. Con Michele ho tenuto migliori rapporti perché, con il passare del tempo, ci siamo resi conto che era più soddisfacente per entrambi essere buoni amici che amanti, e ci vediamo, ci scriviamo, discutiamo dei massimi sistemi e usciamo a berci qualcosa la sera molto più regolarmente. A Matteo non ci penso proprio (nella mia mente è quasi inesistente) finché, come alla Vigilia, ci sbatto addosso e penso “Oh cazzo, è vero che c'è anche lui”. Non che sia un disturbo, anzi, è sempre molto divertente rivedersi. L'altra sera, constatando con sorpresa il fatto che ci piacciono ancora le stesse cose, mi ha detto: l'ho sempre detto che ci intendiamo.
Perché la memoria mi inganna? Perché mi fa dimenticare tutta l'atroce sofferenza per tenere solo il bello e quelle sottili affinità che si sono create un tempo e vivono ancora oggi? Forse perché, con entrambi, sono in pace. Non ho alcun rancore su come siano andate le cose, anzi, a conti fatti non sarebbero potute andare meglio di così: e la prova sta nella gioia senza fronzoli di ora. E mentre tutti attorno a me non parlano d'altro che del tempo che fu, io mi rendo conto che la mia nostalgia è collegata al perdono e, per questo, è sacra.