Siamo in una bolla, e ci siamo dentro fino al collo. Tre insalate per combattere la busyness bubble.
Lunedì ho ricominciato a lavorare. Vacanze archiviate, riparto come sempre piena di entusiasmo e ottime idee per massimizzare la mia efficienza e ottimizzare il mio tempo, con l’obiettivo di non ridurmi a uno straccio che si ammala a ogni soffio di vento.
Quest’anno sarà diverso? Ormai ho smesso di fare buoni propositi, preferisco investire in consapevolezza e senso della realtà.
Per esempio, mentre ero in vacanza ho persino avuto il tempo di leggere un post su LinkedIn, e ho appreso di essere in una bolla. E pare che ci siamo dentro in tanti, e ci facciamo buona compagnia.
We have a problem—and the odd thing is we not only know about it, we’re celebrating it. Just today, someone boasted to me that she was so busy she’s averaged four hours of sleep a night for the last two weeks. She wasn’t complaining; she was proud of the fact. She is not alone.
Vi ricorda qualcosa, o qualcuno? The Busyness Bubble, con toni alquanto catastrofisti, secondo Greg McKeown è “The three-word problem that can destroy your life”. In pratica, lavoriamo troppo, ce ne vantiamo pure e facciamo di tutto per liberare tempo in modo da poter lavorare ancora di più.
Il post va avanti dando consigli per una “rivoluzione”: pianificare un check trimestrale per fare il punto e programmare il proprio lavoro; dedicare il giusto tempo al riposo e al sonno; assegnare una data di scadenza a ogni nuova attività; dire no a una buona opportunità ogni settimana (questo me lo dovrei tatuare).
Certo, più che di rivoluzione si tratta di buon senso. Ma non mi sembra che questo abbondi sulle nostre bacheche di Facebook e nei discorsi orecchiati in giro.
Milano, poi, in questo è terribile: una volta ho sentito dire con disprezzo che “la pausa pranzo è da impiegati”, e memore di questa perla ho pensato di aggiungere il mio personale consiglio anti-bolla a quanto sopra: mangiare, e mangiare bene.
Perché oltre alle quotidiane prove di abnegazione e stacanovismo condivise sui social, le foto dei pranzi davanti al computer non si possono proprio più vedere. Dopo le #colazionibulgare, i #pranzidacoloniapenale anche no. [E no, un gelato non è un pranzo (a meno che non sia artigianale e con almeno 3 gusti. Ma no, neanche quello)].
Non saranno quei 30-60 minuti spesi per trattarsi bene a stravolgere le sorti del nostro lavoro, tantomeno quelle dell'umanità.
E allora, per chi può lavorare da casa, ecco tre insalate buone e colorate, da consumare in piatti belli e su tavole apparecchiate, lontano dalle mail.
1. Vedi foto su: misticanza di fiori e foglie (si trova da Eataly), quartirolo lombardo dop, mirtilli; condita con olio extravergine, fior di sale e aceto balsamico
2. Valeriana, pompelmo rosa, avocado, scaglie di pecorino, semi misti; condita con una citronette di succo di pompelmo, sale e olio extravergine
3. Lattuga, broccoli scottati e raffreddati, ceci, semi di zucca tostati; condita con un’emulsione di succo di limone e tahine