Porta di Roma non è un cc come gli altri. Trattasi di un vero c.c. con i contro-c*****i perché da sempre, dalla sua fondazione, è frequentato dalla meglio borghesia della Roma quella buona, quella della Lazio, dei maglioncini di cachemire e camicie col giocatore di polo. Sì qualche buzzurro lo trovi sempre, è sempre un centro acquisti di massa. Al primo piano il negozio di abbigliamento pieno di scarpe di plastica eccome se ci sta. Le puledre di bianco vestite con le extensions dal passo molleggiato fanno avanti e dietro tra estetiste e lampade uv-b, parafrasando fedez. Ma sono specie protetta, Porta di Roma non è affatto come Roma est o, peggio, come EurRoma, o peggio ancora come Parco Leonardo. All'ultimo piano di PdR avvertirai la gradevole fragranza della settimana, una miscela di olii essenziali e scie di CK One delle commesse. Se vuoi un caffè c'è il caffè migliore, quello delle miscele arabiche (non come la robusta napoletana dei bassi fondi che puzza di cenere e panno sporco), se gradisci un gelato trovi i gusti bio e senza glutine. Se cerchi un buon libro o un buon film per Lavinia vai alla Fnac*, trovi anche gli accessori per i vecchi iPod ed un piccolo ma gratificante angolino Leica. Tutte esperienze che le mandrie di famiglie bisonti a Roma est o Roma sud non potranno mai provare, tantomeno apprezzerebbero perchè non son preparati culturalmente, questo è il motivo, la dura realtà. Accettatelo. Il colore e l'illuminazione proiettate sulle pareti è di un bianco talmente kubrikiano che nemmeno il biancomangiare del Bimby. Le cover per i cellulari hanno qualcosa in più, sono più originali, di uno charme che davvero non so spiegartelo, forse Parigi. Le signore portano con disinvoltura fili di perle e bracciali di tiffany perché davvero ci si può fidare, le guardie giurate sono uomini tutti d'un pezzo. Da (via) Cortina d'Ampezzo è davvero facile giungerVi. Anche con la macchinetta di Andrea, che è stato bocciato e per ora sta in castigo, finchè non torna il papà. Se l'amica ti trovasse da Ikea a cercare di risparmiare, potresti facilmente giustificarti raccontando di una nuova disposizione dei mobili alla seconda casa sull'Argentario. I nonluoghi (così mi hanno detto che li chiamano gli intellettuali di sinistra, poveretti il fine settimana fanno finta di capire le mostre al chiostro del bramante sorseggiando biancosarti) per me sono davvero belli e giovano parecchio all'autostima. Mi fanno stare bene. e non penso più di lasciarlo, mio marito. * che peccato mi ha detto Carla che l'hanno dovuta chiudere, ma a Parigi a Les Halles c'è quella più grande che abbia mai visto. Con l'aereo si fa presto.