È seduta su una delle due poltroncine destinate ai Capiredazione, la schiena dritta e le gambe accavallate, con quella postura composta seppur mai rigida. Varie pergamene e appunti sono disposte in pile ordinate davanti a lei, tutte ben parallele tra loro, mentre scartabella su un foglio di cui sta evidentemente correggendo la bozza. Dalla fine delle lezioni, non si è mossa da quella poltroncina e da quel lavoro che le fa corrugare la fronte di concentrazione e mordicchiarsi il labbro – classico tic della riflessione- ; fatiche necessarie in vista del prossimo numero. Storce appena la bocca, evidentemente in disapprovazione di quanto ha appena letto, cancellando impietosa due righe con la piuma schiacciata contro la pergamena, in un tratto deciso.







