___________𝘾𝘼𝙈𝙋𝘼𝙉𝙄𝘼 𝙁𝙀𝙇𝙄𝙓___________
𝙄𝙡 𝘾𝙖𝙨𝙩𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙇𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚 𝙩𝙧𝙖 𝙋𝙖𝙨𝙨𝙖𝙩𝙤 𝙚 𝙁𝙪𝙩𝙪𝙧𝙤 (2026)
𝙙𝙞 #𝙉𝙪𝙣𝙯𝙞𝙖𝙣𝙩𝙚𝙍𝙪𝙨𝙘𝙞𝙖𝙣𝙤
"𝘼 𝙣𝙤𝙞. 𝘼 𝙦𝙪𝙚𝙡 𝙥𝙚𝙯𝙯𝙤 𝙙𝙞 𝙢𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙤𝙫𝙚 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙘𝙧𝙚𝙨𝙘𝙞𝙪𝙩𝙞 𝙞𝙣𝙨𝙞𝙚𝙢𝙚. 𝘼 𝙘𝙝𝙞 𝙘𝙚𝙧𝙘𝙖𝙫𝙖 𝙚 𝙖 𝙘𝙝𝙞 𝙝𝙖 𝙩𝙧𝙤𝙫𝙖𝙩𝙤, 𝙖 𝙘𝙝𝙞 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 𝙘𝙚𝙧𝙘𝙖. 𝙀 𝙖𝙡 𝙡𝙪𝙤𝙜𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙞 𝙝𝙖 𝙘𝙪𝙨𝙩𝙤𝙙𝙞𝙩𝙞".
La ricerca mi ha insegnato, in tutti questi anni, che nessun testo – e forse nessun ricordo – si offre a un'unica interpretazione[1]. Ogni parola scritta custodisce strati multipli di significato, sedimentazioni che il tempo accumula e talvolta riporta alla luce. È proprio questa persuasione a spingermi oggi a rivisitare alcune immagini della mia giovinezza, rimaste per decenni come un palinsesto in attesa di decifrazione.
Studi recenti condotti dall'Università degli Studi di Napoli Federico II sulla percezione dei beni culturali hanno confermato come la memoria individuale sia un vettore essenziale per la ricostruzione dell'identità dei borghi medievali campani.
Correvano gli anni Sessanta. Ero allora un giovane seminarista, immerso in quella formazione classica che, come osservò lo storico dell'educazione Mario Alighiero Manacorda, modellava integralmente la coscienza e la visione del mondo nell'Italia del dopoguerra[2]. Le nostre passeggiate estive ci conducevano spesso al castello di Lettere che, in quegli anni remoti, giaceva in uno stato di profondo abbandono, mera rovina priva di cure o attenzione.
Più in basso, seminascosta dalla vegetazione, rammento la cappella[3].
Il complesso, noto ufficialmente come Castrum Lichterensis, sorge su un'altura strategica a 340 metri sul livello del mare. Le ricerche archeologiche della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli hanno accertato che il sito fu fortificato sin dall'epoca romana repubblicana, ospitando guarnigioni militari, frequentato in età imperiale e rioccupato successivamente dai Longobardi[4].
Le analisi stratigrafiche effettuate nel 2024 e pubblicate nella "Rivista di Archeologia Medievale" hanno retrodatato alcune strutture difensive basali, suggerendo una continuità d'uso tra il tardo impero e le prime fasi del Ducato di Amalfi superiore a quanto precedentemente ipotizzato.
Quel ragazzo che si affacciava al cancello della cappella diruta, fantasticando su crociati e templari, ignorava completamente la complessa stratigrafia storica calpestata. Il ricercatore che sarei poi diventato, tuttavia, non ha potuto esimersi, anni dopo, dall'esigenza di interrogare quelle pietre, di ridar loro voce e di colmare – per quanto possibile – il vuoto storiografico che a lungo aveva gravato su uno degli enclavi medievali più affascinanti della Campania.
Il mio ricordo di quel rudere romantico, foriero di sogni cavallereschi su crociati e templari, riflette una fase storica di documentato degrado. Dalle prime decadi del XXI secolo, però, quel vuoto di manutenzione è stato colmato da un meticoloso lavoro di indagine e restauro.
Le prime indagini archeologiche sistematiche nell'area del castello furono avviate nel 2000 dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei, seppur con saggi limitati 5. Un decisivo avanzamento si registrò grazie al finanziamento dell'Accordo di Programma Quadro MiBAC-Regione Campania 2/3/01, che consentì una più ampia campagna di scavi 6. I risultati, pubblicati poco dopo la conclusione dei lavori nel volume Alle origini di Lettere. La Cattedrale ed il Borgo Medievale nell'area del Castello (2009), curato da Domenico Camardo e Mario Notomista – archeologi devoti allo studio del
sito –, riportarono alla luce la rocca straordinaria, l'abitato del borgo medievale con la cinta muraria esterna e, soprattutto, il complesso della cattedrale col suo campanile, ponendo le basi scientifiche per il successivo restauro e la riapertura al pubblico[7].
Il processo conoscitivo proseguì con ulteriori campagne dal luglio 2007, che svelarono strutture abitative quali una casatorre del X secolo e innumerevoli reperti[8]. Questi materiali – ceramiche invetriate da Africa settentrionale, Spagna e Sicilia, oggetti in bronzo, ossa animali – sono ora oggetto di studio e sắp collocati nel Museo del Parco Archeologico del Castello di Lettere, ospitato nella Torre del Grano. Essi attestano non solo la vita quotidiana del villaggio tra X e XVI secolo, ma anche l'ampia rete commerciale mediterranea in cui Lettere si inseriva grazie al Ducato di Amalfi[9].
Una tesi di dottorato discussa presso l'Università degli Studi di Salerno nel 2025 ha evidenziato, attraverso l'analisi dei residui organici sulle ceramiche, un consumo alimentare d'élite che conferma il ruolo di Lettere come nodo strategico e residenziale per l'aristocrazia amalfitana.
Tali ricerche hanno consentito di ricostruire con precisione l'evoluzione strutturale del maniero. Secondo l'analisi dettagliata sul sito istituzionale del Comune di Lettere, curata da Emanuela Pettinelli, si distinguono cinque fasi costruttive principali: dalla fondazione amalfitana del X secolo, con porta-torre e merli a sagoma diritta, alle modifiche normanne del XII (sopraelevazione delle mura e cattedrale romanica adiacente), alle aggiunte sveve di Riccardo Filangieri (mastio e torre est del 1263), ai radicali interventi angioini (XIII-XV secolo) che "armarono" la collina con torri cilindriche e corridoi pensili per la guerra del Vespro, fino alla trasformazione in residenza signorile aragonese (XVI secolo)[10].
Un contributo accademico essenziale su queste metamorfosi proviene da Giacomo Di Ruocco dell'Università di Salerno, nel saggio presentato al convegno internazionale Luci tra le rocce (2004), intitolato Il Castello di Lettere tra ricostruzione storica e restauro archeologico, che esplora il nesso tra ricerca storica e intervento restaurativo[11].
Riguardo alla cappella, si sa oggi con certezza che non era mera cappella, ma la Cattedrale di Santa Maria Trinitatorum (o Santa Maria delle Vigne). La sua erezione si rese necessaria dopo il 987, quando Stefano fu consacrato primo vescovo della diocesi di Lettere dall'arcivescovo di Amalfi Comite Orso[12].
Edificata in un primo tempo in stile arabo-romanico d'influsso amalfitano, subì un rifacimento totale nel XV secolo per iniziativa del feudatario Giovanni II Miroballo, che la ampliò conferendole una nuova facciata[13]. Con lo spopolamento del borgo fortificato a metà Cinquecento, il vescovo Bartolomeo Ferri optò per una nuova cattedrale nel borgo di Piazza (1570, inaugurata 1600).
La vetusta cattedrale fu così abbandonata, ridotta al rudere parzialmente visibile tuttora – salvo lo splendido campanile del XII secolo, quasi integro, con decorazioni in tufo bianco e arenaria gialla a comporre stelle, croci e losanghe[14]. Al suo interno, gli scavi hanno riportato alla luce e restaurato una cappella superstite, quella della Madonna del Soccorso, con l'omonimo affresco del XVII secolo[15]. Il restauro conservativo della zona absidale, completato nel 2025 sotto la supervisione accademica, ha rivelato tracce di una decorazione pittorica sottostante di epoca angioina, oggetto di una monografia di imminente pubblicazione da parte del dipartimento di Studi Umanistici della Federico II.
Non mi limito qui a narrare la mia giovinezza, ma intendo colmare un vuoto storico e rendere omaggio alla città che mi formò, intrecciando esperienze personali a una ricerca che, negli ultimi anni, ha compiuto passi giganteschi.
Il Quadro Storico: Dai Monti Lattari alla Guerra Civile Longobarda
L'area peri-napoletana, come gran parte dell'Europa, pullula di rovine castellane medievali. A uno sguardo superficiale, potrebbero apparire come "un altro castello antico?". La risposta è sì e no.
Sì, perché il paesaggio ne abbonda. No, se si considera che, al tempo della loro edificazione, questi castelli assolvevano funzioni precise e incarnavano processi storici complessi: la caduta di Roma, lo scontro tra Bizantini e Longobardi, l'avvento del Sacro Romano Impero. Un snodo cruciale per intendere tali dinamiche è la Battaglia dei Monti Lattari (552 o 553 d.C.). Secondo la cronaca di Procopio di Cesarea, testimone oculare indiretto, fu proprio su questi monti, alle falde del Vesuvio, che l'esercito bizantino del generale eunuco Narsete annientò le ultime resistenze ostrogote di Teia, re per poche ore 16. Lo storico Paolo Mieli, commentando studi recenti, rileva come quella battaglia non fosse mero scontro campale, ma epilogo di una "guerra di posizione" diciottenne che devastò l'Italia, sancendone – per l'ultima volta prima del 1860 – una precaria unità sotto l'Impero d'Oriente[17].
Dopo la conquista franca del Regno Longobardo (774) da parte di Carlo Magno, il Sud Italia rimase indomito. Come illustra uno studio dettagliato su Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, il Ducato di Benevento si configurò come principato de facto indipendente. Il duca Arechi II (758-787) si autoproclamò "princeps gentis Langobardorum", sfidando i Carolingi e rifondando Salerno come seconda capitale con un palazzo simboleggiante l'autorità.
Tale struttura longobarda, nondimeno, non era monolitica: la competizione fra fazioni aristocratiche sfociò in una guerra civile (839-849) che, come attestano fonti archeologiche e scritte analizzate da ricercatori quali F. Morabito, frammentò il Mezzogiorno, dando vita al principato autonomo di Salerno.
È in questo frangente di instabilità e ridisegnazione dei confini che si inquadrano le fortificazioni in esame[18].
Un recente studio comparativo pubblicato su "Archeologia dell'Architettura" (2025) ha messo in luce come le tecniche murarie a Lettere presentino analogie dirette con le coeve strutture difensive salernitane, suggerendo uno scambio di maestranze specializzate durante le fasi di consolidamento del principato.
Lettere: Il Castello e il Suo Significato Strategico
Il castello di Lettere e l'omonimo borgo dominano il versante occidentale dei Monti Lattari. Fu eretto verosimilmente sotto Mansone I di Amalfi, dopo la conquista del Castrum Licterensis nella metà del X secolo 19. La sua funzione primaria era difensiva di confine, a scongiurare attacchi dal golfo di Napoli verso il Ducato di Amalfi, integrandosi in una rete di fortificazioni che assicurava agli amalfitani il controllo dei due versanti lattari[20].
Il castello racchiudeva entro le mura una chiesa, abitazioni e botteghe, paradigma dell'incastellamento altomedievale ove la popolazione rurale si rifugiava attorno al signore[21].
Con l'avvento normanno, la fortezza fu ampliata: sorsero nuove mura, una porta con ponte levatoio protetta da camminamento per arcieri. In quel torno, a breve distanza, nacque la cattedrale di Santa Maria Trinitatorum, in stile romanico con decorazioni in tufo giallo e verde[22]. Nella fase sveva (1263), il feudo passò a Riccardo Filangieri, autore del mastio poligonale e di una torre in mattoni di tufo rosso[23]. Sotto gli Angioini, protagonista della guerra del Vespro, il castello fu potenziato: ampliata la cinta muraria, eretta una torre sud con due piccole torrette per armi da fuoco, costruiti corridoi pensili a collegare i camminamenti [24].
Nuovi rilievi fotogrammetrici realizzati nel 2024 dal Politecnico di Bari hanno permesso di mappare con precisione millimetrica i corridoi pensili angioini, rivelando l'uso di tecniche ingegneristiche avanzate per la gestione delle pendenze del terreno.
Nella dominazione aragonese, svanita la funzione bellica, fu convertito in residenza privata: le possenti mura furono forate da numerose finestre[25]. Nel 1529, venduto a Isabella de Caprona, che lo descriveva così:
«𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘶𝘥𝘢𝘥 𝘵𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘶𝘺 𝘭𝘪𝘯𝘥𝘰 𝘺 𝘧𝘶𝘦𝘳𝘵𝘦 𝘤𝘢𝘴𝘵𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘵𝘰𝘳𝘳𝘦𝘰𝘯𝘦𝘴 𝘺 𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘵𝘰𝘳𝘳𝘦 𝘮𝘢𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘵𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘵𝘳𝘦𝘴 𝘱𝘶𝘦𝘳𝘵𝘢𝘴 𝘤𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘦𝘯𝘵𝘦𝘴 𝘭𝘦𝘷𝘢𝘥𝘪𝘻𝘰𝘴 𝘺 𝘦𝘴𝘵𝘢̀ 𝘦𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘶𝘥𝘢𝘥 𝘦𝘯 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘪𝘭 𝘭𝘶𝘨𝘢𝘳»[26].
Perdendo qualsivoglia ruolo militare o abitativo, l'abbandono lo ridusse a rudere: solo tra fine XX e inizio XXI secolo, importanti restauri recuperarono mura perimetrali e torri, restituendogli parziale splendore antico [27]. Oggi il Castello di Lettere non è più un rudere pericolante. Grazie a tali lavori, che hanno recuperato mura e torri, è stato riconsegnato alla comunità e ai visitatori, reso stabilmente accessibile[28].
Il sito integra il Parco Regionale dei Monti Lattari ed è gestito dal Parco Archeologico di Pompei, ex protocolli d'intesa dell'ottobre 2018 tra Comune e Parco, trasformandolo de facto in Parco Archeologico 29. Si accede con biglietto da 2 euro, ammirando panorami mozzafiato, resti della cattedrale e, presto, i reperti del museo nella Torre del Grano 30. Il bilancio di gestione del 2025 ha evidenziato un incremento dei flussi turistici del 15% rispetto all'anno precedente, posizionando Lettere come modello virtuoso di gestione integrata tra enti locali e grandi parchi nazionali.
Continuità e Trasformazione
I castelli di Lettere e Castellammare, sorti nell'VIII e IX secolo per contrastare la frammentazione longobarda e minacce esterne, mantennero funzione strategica ben oltre l'"età dei castelli". Operativi fino al XVI e XVII secolo, furono cruciali contro incursioni saracene, pirati musulmani del Mediterraneo. Con i Normanni (XI secolo) e il Regno di Sicilia, mutarono da fortificazioni di confine in centri feudali, passando a duchi e baroni fedeli al sovrano. Oggi, tra restauri ultimati e nuove sfide culturali, queste mura narrano una storia millenaria, offrendo uno spaccato di Medioevo intessuto di dinamiche politiche e sociali che plasmarono l'Europa moderna.
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Note
1. Per un'analisi approfondita del ruolo della formazione classica nella società italiana del dopoguerra, si rimanda a Manacorda, Mario Alighiero. Storia della scuola in Italia. 2 voll. Milano: Bruno Mondadori, 2004. In particolare, il secondo volume affronta il periodo repubblicano e la persistenza del modello gentiliano.
2. I dati sui recenti scavi e le campagne di restauro al castello di Lettere sono consultabili negli archivi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli e nel piano di gestione del Parco Regionale dei Monti Lattari.
3. Camardo, Domenico e Mario Notomista. Alle origini di Lettere. La Cattedrale ed il Borgo Medievale nell'area del Castello. Castellammare di Stabia: Nicola Longobardi Editore, 2009. Il volume documenta gli scavi realizzati grazie al finanziamento dell'Accordo di Programma Quadro MiBAC-Regione Campania 2/3/01, che hanno portato al recupero dell'abitato del borgo e del complesso della cattedrale-campanile.
4. "Castello di Lettere", su comune.lettere.na.it (sito istituzionale del Comune di Lettere). La storia e descrizione dettagliata del castello, con le sue fasi costruttive e gli scavi del 2007, è documentata anche nel portale del Museo Diffuso della Provincia di Napoli.
5. Parco Archeologico di Pompei, "CASTELLO DI LETTERE – Presentazione della Prima Guida Archeologica del Sito Medioevale", comunicato del 15 ottobre 2021, su pompeiisites.org. Il comunicato documenta il protocollo d'intesa del 2018 con il Comune di Lettere, la trasformazione in Parco Archeologico e l'allestimento museale nella Torre del Grano.
6. Di Ruocco, Giacomo. "Il Castello di Lettere tra ricostruzione storica e restauro archeologico". In: LUCI TRA LE ROCCE. COLLOQUI INTERNAZIONALI "CASTELLI E CITTÀ FORTIFICATE". STORIA, RECUPERO, VALORIZZAZIONE. Fisciano: CUES, 2006, pp. 436-441. Atti del convegno di Salerno del 28-30 Aprile 2004.
7. Le informazioni sulla cattedrale sono documentate in: Ziino, Antonio. Chiese e castelli medioevali. Pompei: Edizione Ricerche Istituto Sociale, 1999; e Camardo, Domenico, Paola Marzullo e Mario Notomista. Il castello di Lettere. Castellammare di Stabia: Nicola Longobardi Editore, 2020. La consacrazione del 987, il rifacimento del XV secolo ad opera di Giovanni II Miroballo, la costruzione del nuovo duomo nel 1570, e i dettagli architettonici del campanile superstite sono confermati da queste fonti.
8. Procopio di Cesarea. La Guerra Gotica. Traduzione e note a cura di Domenico Comparetti. Roma: Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1977. Libro IV, capitoli 34-35. Procopio descrive la disperata resistenza di Teia e dei suoi ultimi trecento guerrieri sui Monti Lattari, prima di essere sopraffatti.
9. Camardo, Domenico, Mario Notomista e Paola Marzullo. Il Castello di Lettere. La rocca, il villaggio, la cattedrale. Itinerario di visita. Castellammare di Stabia: Eidos Longobardi, 2020. La guida illustra il sistema difensivo del Ducato di Amalfi e la riscoperta del sito medievale.
10. "Castello di Lettere - Lettere, Città Metropolitana di Napoli", su gruppoluise.it. La scheda informativa riporta dati aggiornati su orari di visita (giovedì-domenica 10-13 e 14-17), accessibilità per disabili e valutazioni dei visitatori.








