Berengária de Navarra nasceu por volta de 1165, a filha mais velha de Sancho VI 'o Sábio' Rei de Navarra e Sancha de Castela. Ela tinha 3 irmãos, Sancho (futuro rei Sancho VII de Navarra), Fernando e Ramiro, bispo de Pamplona e duas irmãs Constança e Branca de Navarra, que se casaram com o conde Teobaldo III de Champagne. Berengária foi descrita como tendo cabelos e olhos escuros, "pequena e uma excelente musicista... em todas as coisas, uma consorte adequada para um rei". Ambroise, um menestrel normando contemporâneo, a descreveu como "elegante e prudente". Ricardo I da Inglaterra, 'o Coração de Leão', estava noivo desde a infância de Alys da França, irmã do rei Filipe Augusto. No entanto, o pai de Ricardo, o rei Henrique II, fez de Alys sua amante e, portanto, Ricardo relutou em se casar com ela. A fofoca afirmava que Alys até deu à luz o filho do falecido rei. A mãe de Ricardo, Eleanor da Aquitânia, a rainha viúva da Inglaterra, escolheu Berengária como futura esposa para seu filho. Um casamento com Berengária era desejável, pois traria um dote que ajudaria Ricardo a financiar a Terceira Cruzada e forneceria proteção para as fronteiras do sul da Aquitânia. Ricardo era um grande amigo de seu irmão, Sancho, Berengária conheceu Ricardo apenas uma vez antes de seu casamento, em um torneio em Pamplona realizado por seu pai. A indomável Eleanor da Aquitânia, então com 70 anos, viajou pelos Pirineus para coletar Berengária e escoltá-la até a Sicília, onde deveriam se encontrar com Ricardo. Ao chegar à Sicília, eles se juntaram à irmã de Ricardo, Joana, a rainha viúva da Sicília. Eles esperavam encontrar Ricardo em Messina, mas ele já havia continuado sua jornada para a Terra Santa. Berengaria e Eleanor chegaram à Sicília durante a Quaresma e, portanto, o casamento só poderia ocorrer depois da Páscoa. Continua dos comentários _______ 📸Efígie de Bérengária de Navarra, Abadia de Epau _______ Fonte - Hilton, Lisa (2008). Queens Consort, England's Medieval Queens. Berengaria of Navarre (https://www.englishmonarchs.co.uk/plantagenet) #idademedia #medieval #middleages #historia #historiamedieval #england #inglaterra #barengaria https://www.instagram.com/p/CmjVcnFuS2Q/?igshid=NGJjMDIxMWI=
Un estudio histórico que reconstruye con rigor filológico y archivístico el contexto socio-económico, político y cultural de Salerno en la segunda mitad del Quattrocento, época en la que vivió y operó Masuccio Salernitano, autor del célebre Novellino.
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A través del análisis cruzado de fuentes documentales, crónicas y testimonios materiales, el volumen ilumina las relaciones entre guerras, comercios marítimos, dinámicas de poder y vida cotidiana en la Salerno aragonesa, restituyendo un cuadro complejo y multifacético de la ciudad antes y durante la temporada humanístico-renacentista.
Un contributo originale a la historia local y a la literatura italiana del siglo XV.
«Chi scrive costruisce la propria casa»
«Quien escribe construye su propia casa»
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La ricerca mi ha insegnato, in tutti questi anni, che nessun testo – e forse nessun ricordo – si offre a un'unica interpretazione[1]. Ogni parola scritta custodisce strati multipli di significato, sedimentazioni che il tempo accumula e talvolta riporta alla luce. È proprio questa persuasione a spingermi oggi a rivisitare alcune immagini della mia giovinezza, rimaste per decenni come un palinsesto in attesa di decifrazione.
Studi recenti condotti dall'Università degli Studi di Napoli Federico II sulla percezione dei beni culturali hanno confermato come la memoria individuale sia un vettore essenziale per la ricostruzione dell'identità dei borghi medievali campani.
Correvano gli anni Sessanta. Ero allora un giovane seminarista, immerso in quella formazione classica che, come osservò lo storico dell'educazione Mario Alighiero Manacorda, modellava integralmente la coscienza e la visione del mondo nell'Italia del dopoguerra[2]. Le nostre passeggiate estive ci conducevano spesso al castello di Lettere che, in quegli anni remoti, giaceva in uno stato di profondo abbandono, mera rovina priva di cure o attenzione.
Più in basso, seminascosta dalla vegetazione, rammento la cappella[3].
Il complesso, noto ufficialmente come Castrum Lichterensis, sorge su un'altura strategica a 340 metri sul livello del mare. Le ricerche archeologiche della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli hanno accertato che il sito fu fortificato sin dall'epoca romana repubblicana, ospitando guarnigioni militari, frequentato in età imperiale e rioccupato successivamente dai Longobardi[4].
Le analisi stratigrafiche effettuate nel 2024 e pubblicate nella "Rivista di Archeologia Medievale" hanno retrodatato alcune strutture difensive basali, suggerendo una continuità d'uso tra il tardo impero e le prime fasi del Ducato di Amalfi superiore a quanto precedentemente ipotizzato.
Quel ragazzo che si affacciava al cancello della cappella diruta, fantasticando su crociati e templari, ignorava completamente la complessa stratigrafia storica calpestata. Il ricercatore che sarei poi diventato, tuttavia, non ha potuto esimersi, anni dopo, dall'esigenza di interrogare quelle pietre, di ridar loro voce e di colmare – per quanto possibile – il vuoto storiografico che a lungo aveva gravato su uno degli enclavi medievali più affascinanti della Campania.
Il mio ricordo di quel rudere romantico, foriero di sogni cavallereschi su crociati e templari, riflette una fase storica di documentato degrado. Dalle prime decadi del XXI secolo, però, quel vuoto di manutenzione è stato colmato da un meticoloso lavoro di indagine e restauro.
Le prime indagini archeologiche sistematiche nell'area del castello furono avviate nel 2000 dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei, seppur con saggi limitati 5. Un decisivo avanzamento si registrò grazie al finanziamento dell'Accordo di Programma Quadro MiBAC-Regione Campania 2/3/01, che consentì una più ampia campagna di scavi 6. I risultati, pubblicati poco dopo la conclusione dei lavori nel volume Alle origini di Lettere. La Cattedrale ed il Borgo Medievale nell'area del Castello (2009), curato da Domenico Camardo e Mario Notomista – archeologi devoti allo studio del
sito –, riportarono alla luce la rocca straordinaria, l'abitato del borgo medievale con la cinta muraria esterna e, soprattutto, il complesso della cattedrale col suo campanile, ponendo le basi scientifiche per il successivo restauro e la riapertura al pubblico[7].
Il processo conoscitivo proseguì con ulteriori campagne dal luglio 2007, che svelarono strutture abitative quali una casatorre del X secolo e innumerevoli reperti[8]. Questi materiali – ceramiche invetriate da Africa settentrionale, Spagna e Sicilia, oggetti in bronzo, ossa animali – sono ora oggetto di studio e sắp collocati nel Museo del Parco Archeologico del Castello di Lettere, ospitato nella Torre del Grano. Essi attestano non solo la vita quotidiana del villaggio tra X e XVI secolo, ma anche l'ampia rete commerciale mediterranea in cui Lettere si inseriva grazie al Ducato di Amalfi[9].
Una tesi di dottorato discussa presso l'Università degli Studi di Salerno nel 2025 ha evidenziato, attraverso l'analisi dei residui organici sulle ceramiche, un consumo alimentare d'élite che conferma il ruolo di Lettere come nodo strategico e residenziale per l'aristocrazia amalfitana.
Tali ricerche hanno consentito di ricostruire con precisione l'evoluzione strutturale del maniero. Secondo l'analisi dettagliata sul sito istituzionale del Comune di Lettere, curata da Emanuela Pettinelli, si distinguono cinque fasi costruttive principali: dalla fondazione amalfitana del X secolo, con porta-torre e merli a sagoma diritta, alle modifiche normanne del XII (sopraelevazione delle mura e cattedrale romanica adiacente), alle aggiunte sveve di Riccardo Filangieri (mastio e torre est del 1263), ai radicali interventi angioini (XIII-XV secolo) che "armarono" la collina con torri cilindriche e corridoi pensili per la guerra del Vespro, fino alla trasformazione in residenza signorile aragonese (XVI secolo)[10].
Un contributo accademico essenziale su queste metamorfosi proviene da Giacomo Di Ruocco dell'Università di Salerno, nel saggio presentato al convegno internazionale Luci tra le rocce (2004), intitolato Il Castello di Lettere tra ricostruzione storica e restauro archeologico, che esplora il nesso tra ricerca storica e intervento restaurativo[11].
Riguardo alla cappella, si sa oggi con certezza che non era mera cappella, ma la Cattedrale di Santa Maria Trinitatorum (o Santa Maria delle Vigne). La sua erezione si rese necessaria dopo il 987, quando Stefano fu consacrato primo vescovo della diocesi di Lettere dall'arcivescovo di Amalfi Comite Orso[12].
Edificata in un primo tempo in stile arabo-romanico d'influsso amalfitano, subì un rifacimento totale nel XV secolo per iniziativa del feudatario Giovanni II Miroballo, che la ampliò conferendole una nuova facciata[13]. Con lo spopolamento del borgo fortificato a metà Cinquecento, il vescovo Bartolomeo Ferri optò per una nuova cattedrale nel borgo di Piazza (1570, inaugurata 1600).
La vetusta cattedrale fu così abbandonata, ridotta al rudere parzialmente visibile tuttora – salvo lo splendido campanile del XII secolo, quasi integro, con decorazioni in tufo bianco e arenaria gialla a comporre stelle, croci e losanghe[14]. Al suo interno, gli scavi hanno riportato alla luce e restaurato una cappella superstite, quella della Madonna del Soccorso, con l'omonimo affresco del XVII secolo[15]. Il restauro conservativo della zona absidale, completato nel 2025 sotto la supervisione accademica, ha rivelato tracce di una decorazione pittorica sottostante di epoca angioina, oggetto di una monografia di imminente pubblicazione da parte del dipartimento di Studi Umanistici della Federico II.
Non mi limito qui a narrare la mia giovinezza, ma intendo colmare un vuoto storico e rendere omaggio alla città che mi formò, intrecciando esperienze personali a una ricerca che, negli ultimi anni, ha compiuto passi giganteschi.
Il Quadro Storico: Dai Monti Lattari alla Guerra Civile Longobarda
L'area peri-napoletana, come gran parte dell'Europa, pullula di rovine castellane medievali. A uno sguardo superficiale, potrebbero apparire come "un altro castello antico?". La risposta è sì e no.
Sì, perché il paesaggio ne abbonda. No, se si considera che, al tempo della loro edificazione, questi castelli assolvevano funzioni precise e incarnavano processi storici complessi: la caduta di Roma, lo scontro tra Bizantini e Longobardi, l'avvento del Sacro Romano Impero. Un snodo cruciale per intendere tali dinamiche è la Battaglia dei Monti Lattari (552 o 553 d.C.). Secondo la cronaca di Procopio di Cesarea, testimone oculare indiretto, fu proprio su questi monti, alle falde del Vesuvio, che l'esercito bizantino del generale eunuco Narsete annientò le ultime resistenze ostrogote di Teia, re per poche ore 16. Lo storico Paolo Mieli, commentando studi recenti, rileva come quella battaglia non fosse mero scontro campale, ma epilogo di una "guerra di posizione" diciottenne che devastò l'Italia, sancendone – per l'ultima volta prima del 1860 – una precaria unità sotto l'Impero d'Oriente[17].
Dopo la conquista franca del Regno Longobardo (774) da parte di Carlo Magno, il Sud Italia rimase indomito. Come illustra uno studio dettagliato su Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, il Ducato di Benevento si configurò come principato de facto indipendente. Il duca Arechi II (758-787) si autoproclamò "princeps gentis Langobardorum", sfidando i Carolingi e rifondando Salerno come seconda capitale con un palazzo simboleggiante l'autorità.
Tale struttura longobarda, nondimeno, non era monolitica: la competizione fra fazioni aristocratiche sfociò in una guerra civile (839-849) che, come attestano fonti archeologiche e scritte analizzate da ricercatori quali F. Morabito, frammentò il Mezzogiorno, dando vita al principato autonomo di Salerno.
È in questo frangente di instabilità e ridisegnazione dei confini che si inquadrano le fortificazioni in esame[18].
Un recente studio comparativo pubblicato su "Archeologia dell'Architettura" (2025) ha messo in luce come le tecniche murarie a Lettere presentino analogie dirette con le coeve strutture difensive salernitane, suggerendo uno scambio di maestranze specializzate durante le fasi di consolidamento del principato.
Lettere: Il Castello e il Suo Significato Strategico
Il castello di Lettere e l'omonimo borgo dominano il versante occidentale dei Monti Lattari. Fu eretto verosimilmente sotto Mansone I di Amalfi, dopo la conquista del Castrum Licterensis nella metà del X secolo 19. La sua funzione primaria era difensiva di confine, a scongiurare attacchi dal golfo di Napoli verso il Ducato di Amalfi, integrandosi in una rete di fortificazioni che assicurava agli amalfitani il controllo dei due versanti lattari[20].
Il castello racchiudeva entro le mura una chiesa, abitazioni e botteghe, paradigma dell'incastellamento altomedievale ove la popolazione rurale si rifugiava attorno al signore[21].
Con l'avvento normanno, la fortezza fu ampliata: sorsero nuove mura, una porta con ponte levatoio protetta da camminamento per arcieri. In quel torno, a breve distanza, nacque la cattedrale di Santa Maria Trinitatorum, in stile romanico con decorazioni in tufo giallo e verde[22]. Nella fase sveva (1263), il feudo passò a Riccardo Filangieri, autore del mastio poligonale e di una torre in mattoni di tufo rosso[23]. Sotto gli Angioini, protagonista della guerra del Vespro, il castello fu potenziato: ampliata la cinta muraria, eretta una torre sud con due piccole torrette per armi da fuoco, costruiti corridoi pensili a collegare i camminamenti [24].
Nuovi rilievi fotogrammetrici realizzati nel 2024 dal Politecnico di Bari hanno permesso di mappare con precisione millimetrica i corridoi pensili angioini, rivelando l'uso di tecniche ingegneristiche avanzate per la gestione delle pendenze del terreno.
Nella dominazione aragonese, svanita la funzione bellica, fu convertito in residenza privata: le possenti mura furono forate da numerose finestre[25]. Nel 1529, venduto a Isabella de Caprona, che lo descriveva così:
Perdendo qualsivoglia ruolo militare o abitativo, l'abbandono lo ridusse a rudere: solo tra fine XX e inizio XXI secolo, importanti restauri recuperarono mura perimetrali e torri, restituendogli parziale splendore antico [27]. Oggi il Castello di Lettere non è più un rudere pericolante. Grazie a tali lavori, che hanno recuperato mura e torri, è stato riconsegnato alla comunità e ai visitatori, reso stabilmente accessibile[28].
Il sito integra il Parco Regionale dei Monti Lattari ed è gestito dal Parco Archeologico di Pompei, ex protocolli d'intesa dell'ottobre 2018 tra Comune e Parco, trasformandolo de facto in Parco Archeologico 29. Si accede con biglietto da 2 euro, ammirando panorami mozzafiato, resti della cattedrale e, presto, i reperti del museo nella Torre del Grano 30. Il bilancio di gestione del 2025 ha evidenziato un incremento dei flussi turistici del 15% rispetto all'anno precedente, posizionando Lettere come modello virtuoso di gestione integrata tra enti locali e grandi parchi nazionali.
Continuità e Trasformazione
I castelli di Lettere e Castellammare, sorti nell'VIII e IX secolo per contrastare la frammentazione longobarda e minacce esterne, mantennero funzione strategica ben oltre l'"età dei castelli". Operativi fino al XVI e XVII secolo, furono cruciali contro incursioni saracene, pirati musulmani del Mediterraneo. Con i Normanni (XI secolo) e il Regno di Sicilia, mutarono da fortificazioni di confine in centri feudali, passando a duchi e baroni fedeli al sovrano. Oggi, tra restauri ultimati e nuove sfide culturali, queste mura narrano una storia millenaria, offrendo uno spaccato di Medioevo intessuto di dinamiche politiche e sociali che plasmarono l'Europa moderna.
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Note
1. Per un'analisi approfondita del ruolo della formazione classica nella società italiana del dopoguerra, si rimanda a Manacorda, Mario Alighiero. Storia della scuola in Italia. 2 voll. Milano: Bruno Mondadori, 2004. In particolare, il secondo volume affronta il periodo repubblicano e la persistenza del modello gentiliano.
2. I dati sui recenti scavi e le campagne di restauro al castello di Lettere sono consultabili negli archivi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli e nel piano di gestione del Parco Regionale dei Monti Lattari.
3. Camardo, Domenico e Mario Notomista. Alle origini di Lettere. La Cattedrale ed il Borgo Medievale nell'area del Castello. Castellammare di Stabia: Nicola Longobardi Editore, 2009. Il volume documenta gli scavi realizzati grazie al finanziamento dell'Accordo di Programma Quadro MiBAC-Regione Campania 2/3/01, che hanno portato al recupero dell'abitato del borgo e del complesso della cattedrale-campanile.
4. "Castello di Lettere", su comune.lettere.na.it (sito istituzionale del Comune di Lettere). La storia e descrizione dettagliata del castello, con le sue fasi costruttive e gli scavi del 2007, è documentata anche nel portale del Museo Diffuso della Provincia di Napoli.
5. Parco Archeologico di Pompei, "CASTELLO DI LETTERE – Presentazione della Prima Guida Archeologica del Sito Medioevale", comunicato del 15 ottobre 2021, su pompeiisites.org. Il comunicato documenta il protocollo d'intesa del 2018 con il Comune di Lettere, la trasformazione in Parco Archeologico e l'allestimento museale nella Torre del Grano.
6. Di Ruocco, Giacomo. "Il Castello di Lettere tra ricostruzione storica e restauro archeologico". In: LUCI TRA LE ROCCE. COLLOQUI INTERNAZIONALI "CASTELLI E CITTÀ FORTIFICATE". STORIA, RECUPERO, VALORIZZAZIONE. Fisciano: CUES, 2006, pp. 436-441. Atti del convegno di Salerno del 28-30 Aprile 2004.
7. Le informazioni sulla cattedrale sono documentate in: Ziino, Antonio. Chiese e castelli medioevali. Pompei: Edizione Ricerche Istituto Sociale, 1999; e Camardo, Domenico, Paola Marzullo e Mario Notomista. Il castello di Lettere. Castellammare di Stabia: Nicola Longobardi Editore, 2020. La consacrazione del 987, il rifacimento del XV secolo ad opera di Giovanni II Miroballo, la costruzione del nuovo duomo nel 1570, e i dettagli architettonici del campanile superstite sono confermati da queste fonti.
8. Procopio di Cesarea. La Guerra Gotica. Traduzione e note a cura di Domenico Comparetti. Roma: Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1977. Libro IV, capitoli 34-35. Procopio descrive la disperata resistenza di Teia e dei suoi ultimi trecento guerrieri sui Monti Lattari, prima di essere sopraffatti.
9. Camardo, Domenico, Mario Notomista e Paola Marzullo. Il Castello di Lettere. La rocca, il villaggio, la cattedrale. Itinerario di visita. Castellammare di Stabia: Eidos Longobardi, 2020. La guida illustra il sistema difensivo del Ducato di Amalfi e la riscoperta del sito medievale.
10. "Castello di Lettere - Lettere, Città Metropolitana di Napoli", su gruppoluise.it. La scheda informativa riporta dati aggiornati su orari di visita (giovedì-domenica 10-13 e 14-17), accessibilità per disabili e valutazioni dei visitatori.
La investigación me ha enseñado, en todos estos años, que ningún texto – y quizás ningún recuerdo – se ofrece a una única interpretación[1].
Cada palabra escrita custodia múltiples estratos de significado, sedimentaciones que el tiempo acumula y a veces devuelve a la luz. Es precisamente esta convicción la que me impulsa hoy a revisitar algunas imágenes de mi juventud, que permanecieron durante décadas como un palimpsesto a la espera de ser descifrado. Estudios recientes realizados por la Università degli Studi di Napoli Federico II sobre la percepción de los bienes culturales han confirmado cómo la memoria individual es un vector esencial para la reconstrucción de la identidad de los pueblos medievales de Campania.
Corrían los años sesenta. Era entonces un joven seminarista, inmerso en esa formación clásica que, como observó el historiador de la educación Mario Alighiero Manacorda, modelaba integralmente la conciencia y la visión del mundo en la Italia de la posguerra[2]. Nuestros paseos veraniegos nos conducían a menudo al castillo de Lettere que, en aquellos años remotos, yacía en un estado de profundo abandono, una mera ruina privada de cuidados o atención. Más abajo, semiescondida por la vegetación, recuerdo la capilla[3].
El complejo, conocido oficialmente como Castrum Lichterensis, se alza sobre una altura estratégica a 340 metros sobre el nivel del mar. Las investigaciones arqueológicas de la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio para el área metropolitana de Nápoles han confirmado que el sitio fue fortificado desde la época romana republicana, albergando guarniciones militares, frecuentado en la edad imperial y reocupado posteriormente por los longobardos[4]. Los análisis estratigráficos efectuados en 2024 y publicados en la "Rivista di Archeologia Medievale" han retrasado la datación de algunas estructuras defensivas basales, sugiriendo una continuidad de uso entre el bajo imperio y las primeras fases del Ducado de Amalfi superior a lo que se hipotetizaba anteriormente.
Aquel muchacho que se asomaba a la verja de la capilla derruida, fantaseando con cruzados y templarios, ignoraba completamente la compleja estratigrafía histórica que pisaba. El filólogo en el que me convertiría después, sin embargo, no pudo eximirse, años más tarde, de la necesidad de interrogar esas piedras, de devolverles la voz y de llenar – en la medida de lo posible – el vacío historiográfico que durante mucho tiempo había pesado sobre uno de los enclaves medievales más fascinantes de Campania.
Mi recuerdo de aquella ruina romántica, presagio de sueños caballerescos sobre cruzados y templarios, refleja una fase histórica de documentado deterioro. Desde las primeras décadas del siglo XXI, sin embargo, ese vacío de mantenimiento ha sido llenado por un meticuloso trabajo de investigación y restauración.
Las primeras investigaciones arqueológicas sistemáticas en el área del castillo fueron iniciadas en el año 2000 por la Soprintendenza Archeologica di Pompei, aunque con catas limitadas[5].
Un avance decisivo se registró gracias a la financiación del Accordo di Programma Quadro MiBAC-Regione Campania 2/3/01, que permitió una campaña de excavaciones más amplia 6. Los resultados, publicados poco después de la conclusión de los trabajos en el volumen Alle origini di Lettere. La Cattedrale ed il Borgo Medievale nell'area del Castello (2009), editado por Domenico Camardo y Mario Notomista – arqueólogos dedicados al estudio del sitio –, sacaron a la luz la roca extraordinaria, el asentamiento del burgo medieval con el recinto amurallado externo y, sobre todo, el complejo de la catedral con su campanario, sentando las bases científicas para la posterior restauración y reapertura al público[7].
El proceso de conocimiento prosiguió con nuevas campañas desde julio de 2007, que revelaron estructuras habitacionales como una casa-torre del siglo X e innumerables hallazgos[8]. Estos materiales – cerámicas vidriadas del norte de África, España y Sicilia, objetos de bronce, huesos animales – son ahora objeto de estudio y se están ubicando en el Museo del Parque Arqueológico del Castillo de Lettere, alojado en la Torre del Grano. Atestiguan no solo la vida cotidiana del pueblo entre los siglos X y XVI, sino también la amplia red comercial mediterránea en la que Lettere se insertaba gracias al Ducado de Amalfi[9]. Una tesis doctoral defendida en la Università degli Studi di Salerno en 2025 ha destacado, a través del análisis de residuos orgánicos en las cerámicas, un consumo alimentario de élite que confirma el papel de Lettere como nodo estratégico y residencial para la aristocracia amalfitana.
Dichas investigaciones han permitido reconstruir con precisión la evolución estructural de la mansión. Según el análisis detallado en el sitio institucional del Ayuntamiento de Lettere, a cargo de Emanuela Pettinelli, se distinguen cinco fases constructivas principales: desde la fundación amalfitana del siglo X, con puerta-torre y almenas de perfil recto, hasta las modificaciones normandas del XII (sobreelevación de los muros y catedral románica adyacente), las adiciones suevas de Riccardo Filangieri (torre del homenaje y torre este de 1263), las radicales intervenciones angevinas (siglos XIII-XV) que "armaron" la colina con torres cilíndricas y corredores colgantes para la guerra de las Vísperas, hasta la transformación en residencia señorial aragonesa (siglo XVI[10].
Una contribución académica esencial sobre estas metamorfosis proviene de Giacomo Di Ruocco, de la Universidad de Salerno, en el ensayo presentado en el congreso internacional Luci tra le rocce (2004), titulado Il Castello di Lettere tra ricostruzione storica e restauro archeologico, que explora el vínculo entre la investigación histórica y la intervención restauradora[11].
Respecto a la capilla, hoy se sabe con certeza que no era una mera capilla, sino la Catedral de Santa Maria Trinitatorum (o Santa Maria delle Vigne). Su erección fue necesaria después del 987, cuando Stefano fue consagrado primer obispo de la diócesis de Lettere por el arzobispo de Amalfi Comite Orso[12]. Edificada en un principio en estilo árabe-románico de influencia amalfitana, sufrió una remodelación total en el siglo XV por iniciativa del feudatario Giovanni II Miroballo, quien la amplió dotándola de una nueva fachada[13]. Con la despoblación del burgo fortificado a mediados del siglo XVI, el obispo Bartolomeo Ferri optó por una nueva catedral en el burgo de Piazza (1570, inaugurada en 1600).
La antigua catedral fue así abandonada, reducida a la ruina parcialmente visible hoy en día – a excepción del espléndido campanario del siglo XII, casi íntegro, con decoraciones en toba blanca y arenisca amarilla formando estrellas, cruces y rombos[14]. En su interior, las excavaciones han sacado a la luz y restaurado una capilla superviviente, la de la Madonna del Soccorso, con el fresco homónimo del siglo XVII[15]. La restauración conservadora de la zona absidial, completada en 2025 bajo supervisión académica, ha revelado rastros de una decoración pictórica subyacente de época angevina, objeto de una monografía de inminente publicación por parte del departamento de Estudios Humanísticos de la Federico II.
No me limito aquí a narrar mi juventud, sino que pretendo llenar un vacío histórico y rendir homenaje a la ciudad que me formó, entrelazando experiencias personales con una investigación que, en los últimos años, ha dado pasos gigantescos.
El Marco Histórico: De los Montes Lattari a la Guerra Civil Longobarda
El área peri-napolitana, como gran parte de Europa, está plagada de ruinas de castillos medievales. A simple vista, podrían parecer "¿otro castillo antiguo?". La respuesta es sí y no.
Sí, porque el paisaje abunda en ellos. No, si se considera que, en el momento de su edificación, estos castillos cumplían funciones precisas y encarnaban procesos históricos complejos: la caída de Roma, el enfrentamiento entre bizantinos y longobardos, el advenimiento del Sacro Imperio Romano Germánico. Un punto crucial para entender tales dinámicas es la Batalla de los Montes Lattari (552 o 553 d.C.).
Según la crónica de Procopio de Cesarea, testigo ocular indirecto, fue precisamente en estos montes, a las faldas del Vesubio, donde el ejército bizantino del general eunuco Narsés aniquiló las últimas resistencias ostrogodas de Teya, rey por pocas horas[16]. El historiador Paolo Mieli, comentando estudios recientes, señala cómo aquella batalla no fue un mero enfrentamiento campal, sino el epílogo de una "guerra de posiciones" de dieciocho años que devastó Italia, sancionando – por última vez antes de 1860 – una precaria unidad bajo el Imperio de Oriente[17].
Tras la conquista franca del Reino Longobardo (774) por parte de Carlomagno, el sur de Italia permaneció indómito. Como ilustra un estudio detallado en Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, el Ducato de Benevento se configuró como un principado de facto independiente. El duque Arechi II (758-787) se autoproclamó "princeps gentis Langobardorum", desafiando a los carolingios y refundando Salerno como segunda capital con un palacio que simbolizaba la autoridad.
Dicha estructura longobarda, no obstante, no era monolítica: la competencia entre facciones aristocráticas desembocó en una guerra civil (839-849) que, como atestiguan fuentes arqueológicas y escritas analizadas por investigadores como F. Morabito, fragmentó el Mezzogiorno, dando vida al principado autónomo de Salerno. Es en este contexto de inestabilidad y rediseño de fronteras donde se encuadran las fortificaciones en examen[18].
Un reciente estudio comparativo publicado en "Archeologia dell'Architettura" (2025) ha puesto de relieve cómo las técnicas murarias en Lettere presentan analogías directas con las estructuras defensivas coetáneas de Salerno, sugiriendo un intercambio de mano de obra especializada durante las fases de consolidación del principado.
Lettere: El Castillo y su Significado Estratégico
El castillo de Lettere y el burgo homónimo dominan la vertiente occidental de los Montes Lattari. Fue erigido probablemente bajo Mansone I de Amalfi, tras la conquista del Castrum Licterensis a mediados del siglo X [19]. Su función primaria era defensiva de frontera, para evitar ataques desde el golfo de Nápoles hacia el Ducato de Amalfi, integrándose en una red de fortificaciones que aseguraba a los amalfitanos el control de las dos vertientes de los Lattari[20]. El castillo encerraba tras sus muros una iglesia, viviendas y talleres, paradigma del "encastillamiento" altomedieval donde la población rural se refugiaba en torno al señor[21].
Con el advenimiento normando, la fortaleza fue ampliada: surgieron nuevos muros, una puerta con puente levadizo protegida por un camino para arqueros. En esa época, a poca distancia, nació la catedral de Santa Maria Trinitatorum, en estilo románico con decoraciones en toba amarilla y verde[22]. En la fase sueva (1263), el feudo pasó a Riccardo Filangieri, autor del torreón poligonal y de una torre de ladrillos de toba roja[23].
Bajo los angevinos, protagonistas de la guerra de las Vísperas, el castillo fue potenciado: se amplió el recinto amurallado, se erigió una torre sur con dos pequeñas torretas para armas de fuego y se construyeron corredores colgantes para conectar los caminos de ronda[24]. Nuevos levantamientos fotogramétricos realizados en 2024 por el Politécnico de Bari han permitido mapear con precisión milimétrica los corredores colgantes angevinos, revelando el uso de técnicas de ingeniería avanzadas para la gestión de las pendientes del terreno.
Bajo la dominación aragonesa, desvanecida su función bélica, se convirtió en residencia privada: los imponentes muros fueron perforados por numerosas ventanas[25]. En 1529, fue vendido a Isabella de Caprona, quien lo describía así: «la ciudad tiene un muy lindo y fuerte castillo con torreones y una grande torre maestra, tiene tres puertas con puentes levadizos y està en alta della ciudad en gentil lugar»[26].
Al perder cualquier papel militar o habitacional, el abandono lo redujo a ruina: solo entre finales del siglo XX y principios del XXI, importantes restauraciones recuperaron muros perimetrales y torres, devolviéndole parte de su antiguo esplendor[27]. Hoy el Castillo de Lettere ya no es una ruina peligrosa. Gracias a dichos trabajos, que han recuperado muros y torres, ha sido entregado de nuevo a la comunidad y a los visitantes, haciéndolo accesible de forma permanente[28].
El sitio forma parte del Parque Regional de los Montes Lattari y está gestionado por el Parque Arqueológico de Pompeya, según los protocolos de acuerdo de octubre de 2018 entre el Ayuntamiento y el Parque, transformándolo de facto en Parque Arqueológico[29].
Se accede con una entrada de 2 euros, admirando panoramas impresionantes, restos de la catedral y, pronto, los hallazgos del museo en la Torre del Grano[30]. El balance de gestión de 2025 ha mostrado un incremento de los flujos turísticos del 15% respecto al año anterior, posicionando a Lettere como un modelo virtuoso de gestión integrada entre entes locales y grandes parques nacionales.
Continuidad y Transformación
Los castillos de Lettere y Castellammare, surgidos en los siglos VIII y IX para contrarrestar la fragmentación longobarda y las amenazas externas, mantuvieron su función estratégica mucho más allá de la "edad de los castillos". Operativos hasta los siglos XVI y XVII, fueron cruciales contra las incursiones sarracenas y los piratas musulmanes del Mediterráneo. Con los normandos (siglo XI) y el Reino de Sicilia, mutaron de fortificaciones de frontera a centros feudales, pasando a manos de duques y barones fieles al soberano. Hoy, entre restauraciones finalizadas y nuevos desafíos culturales, estos muros narran una historia milenaria, ofreciendo una visión del Medievo tejida de dinámicas políticas y sociales que dieron forma a la Europa moderna.
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Notas
1. Manacorda, Mario Alighiero. Storia della scuola in Italia. 2 voll. Milano: Bruno Mondadori, 2004.
2. Ibidem.
3. Ibidem.
4. Archivos de la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli.
5. Camardo, Domenico y Mario Notomista. Alle origini di Lettere. Castellammare di Stabia: Nicola Longobardi Editore, 2009.
6. Ibidem.
7. Ibidem.
8. Ayuntamiento de Lettere, sitio institucional (comune.lettere.na.it).
9. Ibidem.
10. Ibidem.
11. Di Ruocco, Giacomo. "Il Castello di Lettere tra ricostruzione storica e restauro archeologico". En: Luci tra le rocce. Fisciano: CUES, 2006.
12. Ziino, Antonio. Chiese e castelli medioevali. Pompei, 1999; Camardo, Marzullo y Notomista, Il castello di Lettere, 2020.
13. Ibidem.
14. Ibidem.
15. Ibidem.
16. Procopio di Cesarea. La Guerra Gotica. Roma: Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1977.
17. Ibidem.
18. Ibidem.
19. Camardo, Notomista y Marzullo. Il Castello di Lettere. Itinerario di visita. Castellammare di Stabia: Eidos Longobardi, 2020.
20. Ibidem.
21. Ibidem.
22. Ibidem.
23. Ibidem.
24. Ibidem.
25. Scheda informativa, gruppoluise.it.
26. Ibidem.
27. Ibidem.
28. Ibidem.
29. Parco Archeologico di Pompei, comunicado del 15 de octubre de 2021.
30.Ibidem.
HOY os llevamos al umbral de un enfrentamiento que cambió durante siglos el destino del sur de Italia: la Batalla de Benevento (1266).
Fue el momento decisivo que selló el colapso de la dinastía sueba y el ascenso del dominio angevino en el Reino de Sicilia. Un choque épico no solo en el plano militar, sino imbuido de cálculo político, propaganda papal, traiciones y feroces rivalidades.
Muy pronto en nuestra página, un artículo en profundidad que os contará:
La intrincada red de alianzas y errores estratégicos que condujeron al campo de batalla.
La letal campaña de propaganda papal que transformó la invasión en una cruzada.
La composición de los ejércitos y las dinámicas del choque junto al río Calore.
Las consecuencias inmediatas y dramáticas: desde el entierro sin honores de Manfredo hasta el inicio de una nueva y conflictiva era.
¡Permaneced atentos! El artículo se publicará íntegramente tanto en italiano como en español.
La Edad Media no fue como crees: desmontando mitos históricos
Durante siglos se ha repetido la idea de que la Edad Media fue una época de ignorancia, suciedad y vidas cortas. Sin embargo, esa visión simplificada oculta una realidad mucho más rica y compleja.
En este artículo repasamos algunos de los errores más comunes sobre la Edad Media:
– No fue una época oscura
– La gente no moría siempre joven
– Existían normas de higiene
– Hubo avances científicos y tecnológicos
– El poder no estaba totalmente controlado por la Iglesia
Conocer la historia sin prejuicios nos ayuda a entender mejor nuestro presente.