"Nothing happens unless first a dream"




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"Nothing happens unless first a dream"
"Che strana macchina è l’uomo. Gli metti dentro lettere dell’alfabeto, formule matematiche, leggi e doveri ed escono favole, risate e sogni." — Fabrizio Caramagna
Carlo: “Chi è lui?” Clelia: “Lui è il signor Cattaneo, amore. È quel signore gentile con cui lavora mamma. Gli hai fatto anche un bel disegno, ti ricordi?” Carlo: “Ma il signore gentile aveva gli occhialoni.” Luciano: “Hai ragione, eccoli gli occhialoni! Guarda, eccoli qua. Li ho tolti perché si erano appannati quando siamo entrati.” (Puntata 3x132) . Carlo: “Gli occhialoni!” Luciano: "Sì! Questi sono occhiali magici! Se li indossi diventi un vero ragioniere.” Carlo: “Non è vero!” Luciano: “Come non è vero? Ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrati dalle suore? Io non ce li avevo e tu non mi hai riconosciuto!” Carlo: “Posso provarli?” (Puntata 3x153) . . Mi è sempre piaciuto il modo in cui la storia di Luciano presenta, sin dalle prime puntate e poi per tutto l’arco della storia che abbiamo visto finora, elementi legati alla classica mitologia dei supereroi, e il collegamento fra queste scene è forse il riferimento più evidente, attraverso giochi di parole e di simboli che si incardinano nella trama più ampia in un modo che trovo sia tanto arguto quanto adorabile. Anche se per i suoi tratti caratteriali Luciano mi ricorda più Barry Allen (The Flash), l’estetica e la simbologia rimandano a Kal-El (Superman) che, come la cugina Kara Zor-El, (Supergirl), per celare la propria identità indossa degli occhiali… e ad entrambi bastano quegli occhiali per non essere riconosciuti! Ovviamente non è una cosa realistica, ma un richiamo al fatto che la gente tende a non pensare al supereroe come a una persona comune e, soprattutto, la maggior parte della gente “vede”, ma non “guarda” davvero, resta sulla superficie perché andare in profondità richiede uno sforzo ulteriore e un interesse negli altri che supera l’interesse nella propria persona. Come accade nelle storie di molti supereroi, spesso le pietre miliari che segnano una svolta nella narrazione non corrispondono ai successi, ma sono i momenti che mettono in evidenza la fallibilità del protagonista e che generano una crisi personale. È anche in questo modo che si sviluppa l’empatia e l’immedesimazione nel personaggio in chi legge/guarda, perché i personaggi infallibili e troppo sicuri di sé generalmente non hanno una grande presa sul pubblico. Ed è in questo modo che si dà valore al percorso che porta l’eroe al successo: il fatto che non sia qualcosa di scontato, che piove dal cielo, ma che sia frutto di un lavoro su stessi e sulle circostanze esterne. E quindi abbiamo visto Luciano rammaricarsi, dopo il tentato furto di Rino, di non essere abbastanza intraprendente, di non essere un temerario. Lo abbiamo visto provare in tutti i modi di impedire ad Oscar di intrufolarsi nel Paradiso, senza riuscirci. Lo abbiamo visto arrivare troppo tardi per impedire ad Oscar di trovare Carlo e portarlo via con sé. E poi abbiamo visto Luciano riuscire a ribaltare del tutto la situazione, attraverso tutte quelle qualità che lui stesso non si riconosceva. Non qualità sovrannaturali acquisite per nascita o per eventi fortuiti, come accade a quasi tutti i supereroi, ma quelle di una persona “ordinaria” capace di atti di generosità e coraggio straordinari. E quindi un personaggio che, partendo dalle regole della narrativa legata ai supereroi, riesce anche a sovvertirle togliendone alcuni elementi e sovrapponendo il valore aggiunto della propria umanità totale (su tutti i livelli). Tanta, tanta stima a chi ha creato (e sta creando) un personaggio così ben riuscito.
Il tuo cuore disfatto lo sa che l'unica cura è il tempo, poi tenta l'incompiuto, lo straordinario, amore, vivi in eccesso, cominciando adesso, goditi il trionfo, crea il tuo miracolo, cerca il vero amore, dietro ad ogni ostacolo ("Il mestiere della vita", Tiziano Ferro)