Ode alla giungla
Ciò che sembra assolutamente privo di frizzanti novità, dal canto suo, può lasciare della consapevolezza per giorni interi. Si parla della quotidianità di una camminata tra i vicoli del mercato del centro di Palermo mentre ti accingi verso l’ università a seguire l’ ennesima lezione, stremato dal caos cittadino. Ne seguono logicamente imprecazioni contro chiunque si frapponga tra te e il docente “matusa” che si trova dietro la sua scrivania già dalle otto del mattino. Tutto ciò perchè hai trovato parcheggio soltanto dopo un’ ora e quarantadue minuti che giravi a vuoto sempre per le stesse vie e, peraltro, lo hai trovato nel primo “buco” di Ballarò in zona rimozione.
Un giovedì, un lunedì o un mercoledì -non importa che giorno sia, è la quotidianità!- potrebbe capitare proprio a te, palermitano un pò sbadato ma sempre di fretta, talvolta ritardatario e ugualmente molto nevrotico, di arrivare in Corso Tukory con ben quindici minuti di anticipo. Giusto per non rovinare la reputazione da ritardatario cronico, ti concedi una camminata un pò meno concitata per la Ballarò che scavalchi tutti i giorni. E’ allora che percepisci le pulsazioni della città; Finalmente senti il venditore di frutta “abbanniare”, vedi gli ortaggi risplendere di luce propria ma, girato l’ angolo, all ‘olfatto percepisci un pizzichio.Puzza di piscio.
Cinque metri dopo, una palermitanissima e ben vestita signora -si fa per dire- ti spinge prepotentemente e: “ma unnu viri unni metti i peri? Figghiò, pari addummisciutu. và cansiati, và..”. Intanto un tuo coetaneo, un fratello dell’ Africa nera, a piedi nudi e in calzoni bucati spazza per terra i rimasugli della verdura ormai invendibile ma sembra essere divertito dalla scena che gli si è appena prospettata davanti. Con una cadenza che neanche uno studioso dell’ accademia della Crusca:”-Ehi, tutto ok?” “-Si, grazie. Ma parli molto bene l’ italiano.” “-Grazie! Sono qui da solo un anno” “-Bravo! Vieni ti offro da bere” […]
Quel giovedì, lunedì, mercoledì ci fu anche per me, tale e quale tanto che mi dimenticai perfino del matusa e degli altri palermitani un pò sbadati ma sempre di fretta, talvolta ritardatari e ugualmente molto nevrotici. Quella volta ne stavo fuori. Dopo aver salutato il mio nuovo amico mi sedetti un pò sui gradini della chiesa. “Balate vagnate” del mercato. Da quel giorno sono sempre d’ anticipo. Ciò che più mi piace fare quando non ho nulla da fare è stare lì seduta ad osservare i passanti; La loro andatura per immaginare le loro paure, i loro occhi per immaginare le loro gioie, le loro rughe per immaginare le loro sofferenze. Ritorno alla realtà svegliata dai calcson dei motorini che si insinuano tra le bancarelle rischiando di investirmi.
Centro storico di Palermo: Palazzi antichi che vengono giù sulla gente quando pare e più piace a loro, puzza di piscio, palermitanissime signore -si fa per dire-, caos, criminalità ma anche meravigliosi palazzi che decidono di resistere contro il tempo e l' indifferenza, abbanniatori, ortaggi luccicanti , fratelli d’ africa nera.
Nobildonna decaduta ma anche finestra sul mediterraneo tutto. Agro e dolce insieme.
Odi et amo.















