Cosmo serie blu, n.71 - Dr. Watson, il grande vuoto Betbeder, Perovic, Toulhoat Ed. Cosmo, agosto 2018
Dopo la lettura di questo albo non posso certo dire "elementare Watson"! Resta per me il più bell'albo della serie dedicata al detective in bombetta (non me ne voglia la figlia di Alan Moore!).
E' stata un'esperienza intensa, fatta di cura e dedizione, per certi versi rispettosa e venerante, per altri un po' blasfema. D'altronde un francese alle prese con il più grande genio di Londra non si ritrova certo tra i piedi alcun senso di inferiorità e può abbracciare la mitologia doyle-iana senza paura di strafare.
Comincia così per il Dr. Watson un percorso psicanalitico, ipnotico, di liberazione interiore, nel tentativo di superare la perdita del suo amato coinquilino vittima delle macchinazioni del suo arci-nemico Moriarty. La pazienza, la stima e la gratitudine degli amici, le risorse e la folle inventiva di Mycroft, l'amore incondizionato di una moglie permetteranno di condurre il buon dottore fino alle soglie della sanità mentale, dopo un lungo viaggio attraverso la propria fantasia deviata e sofferente. Qui sarà il buon dottore a dover prendere in mano il proprio destino.
Nel racconto appare un vecchio compagno d'armi dei tempi dell'Afganistan che ha tutte le carte in regola per rappresentare l'origine storica da cui scaturisce il più celebre detective londinese. Aleggia fin dalle prime pagine un corpulento figuro inturbantato che ci invita a considerare la morte in chiave orientale, mescolando il libro tibetano dei morti con suggestioni indiane e buddiste. In questo mondo spirituale tutto è possibile e all'apparenza non resta che ingannare, come al solito, in una sorta di complesso gioco di scatole cinesi.
Su tutto c'è la firma di Perovic, amatissimo disegnatore di alcuni dei più bei numeri di Magico Vento, che con la consueta vena descrittiva e accurata tratteggia personaggi, panorami, scene di battaglie in tavole evocative e cariche di pathos. Tavole che si scompongo e si frammentano, incedono in minuti dettagli, spaziano su vasti paesaggi, siano essi urbani, naturalistici o scene di battaglie. Le sue vignette suggeriscono e sviano, raccontano a volte rendendo il testo addirittura ridondante.
Come spesso accade in queste collane di riedizione economica il formato rende la lettura un po' faticosa e i font paiono davvero un po' piccoli. Se poi la pagina è leggermente sbiadita, allora si da davvero dura!
Al termine di questo viaggio che è un viaggio spirituale, ma anche una intera biografia, ripensando a quanto Watson ha potuto imparare dalla sua frequentazione con il maestro della deduzione e del travestimento per qualche attimo ci rimane il dubbio: che sia tutto davvero un gioco di specchi? Che le cose non stiano davvero come sembrano? Che la catarsi di Watson abbia un senso diverso da un'esistenza macchiata dalla colpa di non aver fatto abbastanza quella maledetta volta in Afganistan? Possibile che ci siamo sbagliati tutti?
E così rimane quello che è reso egregiamente dal titolo di questa breve, ma toccante raccolta: si tratta di un senso di sconcerto e rassegnazione del nostro animo che gli autori hanno ben definito come "il grande vuoto".









