L’ARTE SIA CULTURA E NARRAZIONE DEL PRESENTE
Ci siamo risvegliati in una primavera inoltrata, regolata da imposizioni e dispotismi avallati dall’intolleranza figlia della discultura e dell’ignoranza in merito all’essere umano. Mai come oggi, urge il bisogno di cultura, laddove l’arte ne è l’esercito più potente, per abbattere il tentativo manifesto di riproporre regole e norme di un fascismo che era meglio lasciare nel dimenticatoio.
L’Italia si è scoperta profondamente fascista, nei modi e nei termini più perniciosamente beceri e vomitevoli: dal nauseante comportamento da spie da balcone, fino alla fagocitazione acritica di ogni editto del potere.
L’arte viene messa da parte, come tutte le visioni che si riconducono alla cultura, perché il potere non ha argomenti contro il sapere.
Non a caso, il potere ha scelto di nominare ben 450 tecnici per delegare le decisioni, manifestando miseramente la propria totale inutilità, che non deriva dai ruoli, ma dalla mancanza di cultura e, di conseguenza, di capacità decisionale.
Pasquale DI Matteo con artista giapponese in Chie Art Gallery
Pasquale Di Matteo inaugura la mostra personale di Debora Di Lucca presso Art Luxury Gallery di Milano
Pasquale Di Matteo a Sanremo, con gli occhi di chi è andato a letto quando agli altri suona la sveglia
Il Critico d’Arte Pasquale Di Matteo con l’opera di Marco Idile
È vero, il virus è un problema mondiale, ma soltanto in Italia la politica ha abdicato, lasciando altri a decidere. In Spagna, per esempio, il governo ha nominato una sola task force, composta da 15 personalità politiche per affiancare il Premier.
L’arte, allora, in questo periodo di ritorno all’anomalia fascista, che pensavamo sepolta quasi un secolo fa, non può esimersi dal farsi arte degenerata, arte che racconta e che sviscera le falsità della propaganda, le idiozie della discultura e le nefandezze della sottrazione delle libertà, perché anche i più deboli di attività sinaptiche hanno ormai colto la singolarità di un virus che sembra racchiudere in sé tutte le più alte aspettative di Hitler, di Mussolini, di Pinochet…
Inutile dire che l’incompetenza di chi era preposto a governare in Italia ha disintegrato il settore artistico, in ogni sua forma, almeno per tutto il 2020, perché è impensabile riaprire ora, con la spada di Damocle sulla testa di immediate richiusure se il virus dovesse riproporsi, visto che, ancora oggi, il governo non può garantire dispositivi di protezione per tutti e trasporti adeguati per gli spostamenti delle persone.
Il Critico d’Arte con Chie Yoshioka, Issei Hidaka e Syusui Shimazaki
Il Critico Pasquale Di Matteo durante il suo intervento all’inaugurazione dello studio della Prof.ssa Muroni, docente dell’Università Cattolica di Milano.
Anna Maria Brazzò, Pasquale Di Matteo e Mauro Tasca.
Pasquale DI Matteo durante un suo intervento in Campidoglio, Roma
Pasquale Di Matteo davanti alla platea della Sala Protomoteca del Campidoglio
Dopo aver ignorato gli allarmi dell’OMS, lanciati da mesi, dopo aver criticato aspramente i governatori del Nord, che chiedevano di isolare chiunque transitasse nel nostro Paese, il governo si è trovato impreparato al primo focolaio e ha spento il motore dell’Economia, provocando un disastro finanziario e sociale mai visto prima nella storia d’Italia.
Perciò, fare arte diventa impossibile, almeno per tutto quest’anno, ma, al di là delle mostre e degli eventi da spostare al prossimo anno, se non fatti nel 2020 alla carlona, per rubare qualche soldo agli artisti, questi ultimi, tuttavia, possono e devono produrre.
Non tanto per provare a vendere, piuttosto sulla falsariga dei grandi maestri del passato, a cominciare da Van Gogh, morto senza nulla, ma capace di raccontare i più deboli e quella parte della società dimenticata da molti.
E sono tanti gli artisti che hanno voluto principalmente raccontare le controindicazioni del loro tempo, dai Surrealisti ai Dadaisti, fino agli Espressionisti, concordi e fortemente contrari alla follia nazifascista.
Fino ad arrivare, in epoche successive, all’attenzione per la solitudine di Hopper e ai disagi creati dal progresso, sviscerati da Basquiat, da Dix, da Immendorf…
Leggere, acculturarsi, rifarsi ai grandi filosofi e ai grandi artisti del passato diventa fondamentale, per riprenderne gli argomenti e per avere la capacità di leggere oltre l’immagine e oltre il confezionamento delle notizie ottriate dai media, spesso compiacenti, come in ogni dispotismo della storia.
Pasquale Di Matteo in Campidoglio
Pasquale Di Matteo in Campidoglio
Delegazione libica con Pasquale Di Matteo
Pasquale Di Matteo con il Prof. Vittorio Sgarbi
Pasquale Di Matteo durante una Critica
Pasquale Di Matteo durante una conferenza a Napoli
Momenti della consegna delle opere
Pasquale Di Matteo a Villa Amoretti, Torino
Pasquale Di Matteo inaugura mostra presso Sallustiana Art Today Gallery di Roma.
Per esempio, perché non evidenziare come siano state fatte passare per vere scene di capannoni bergamaschi pieni di bare, quando le foto, in realtà, si riferivano ai migranti morti in mare anni fa a Lampedusa?
L’arte, d’altronde, non può essere rinchiusa in un contenitore di regole, perché, se è vera, si regge sulla cultura e questa non è mai elemento rigido, bensì liquido, multiforme e adattabile a ogni forma di sopruso e di imposizione.
Siate liberi, Siate artisti. Affidatevi alla cultura e denunciate.
Ovviamente, preparatevi! Proprio come i grandi della storia, non sarete accolti con favore da tutti, almeno non nell’immediato, (e forse mai in vita), ma si sa, la più pericolosa pandemia al mondo è da sempre l’ignoranza.
Ma non tiratevi indietro!
Questo Paese ha un bisogno esasperato, viscerale, patologico, quanto urgente, di cultura; e l’arte è da sempre uno dei suoi eserciti più potenti e coraggiosi.
Ci siamo risvegliati in una primavera inoltrata, regolata da imposizioni e dispotismi avallati dall’intolleranza figlia della discultura e dell’ignoranza in merito all’essere umano. Mai come oggi, urge il bisogno di cultura, laddove l’arte ne è l’esercito più potente, per abbattere il tentativo manifesto di riproporre regole e norme di un fascismo che era meglio lasciare nel dimenticatoio. L'ARTE SIA CULTURA E NARRAZIONE DEL PRESENTE Ci siamo risvegliati in una primavera inoltrata, regolata da imposizioni e dispotismi avallati dall’intolleranza figlia della discultura e dell’ignoranza in merito all’essere umano.