Quando dici: “Lascia stare”, quando dici: “Lasciami perdere, lasciami andare”, quando dici a me che non posso capire, quando coi pugni chiusi mi dici: “Non mi puoi aiutare”, quando dentro agli occhi hai gli avanzi di tutti i dolori che ti hanno distrutto i sogni, quando vuoi soltanto chiuderti in stanza e non pensare al mondo e dormire tutto il giorno, quando di parlare non hai voglia per niente, quando cerchi una scusa per non uscire, quando credi sul serio che nessuno al mondo ti possa capire… io non mi arrendo, capisci che intendo? Resto, combatto, ti ascolto. Se gridi, se sbraiti, se ti odi, se ti devasti, se credi che sia tutto perso io resto, ti stringo le mani nelle mani, sorrido forte fino a che non trovo tra le macerie il tuo sorriso che si è nascosto bene, fino a che non lo riprendo e te lo riporto intatto. Vedi, quando ti dicevo che tra me e gli altri c’è una bella differenza io intendevo proprio questo, che quando dici: “Lascia perdere”, quando mi dici: “Vattene, che non capisci niente”, io invece ti capisco, o perlomeno mi sforzo di farlo, io mi siedo di fronte a te in silenzio e aspetto che ti venga voglia di parlare o di sbuffare o di sorridere, ma solo per sbaglio. Io aspetto, resto, non scappo e puoi incazzarti e puoi odiarmi e puoi odiarti, anche se sbagli, e puoi prendermi a schiaffi, ma quando mi dici di andarmene via, di lasciar perdere il casino che sei, di fuggire più lontano che posso prima di perderci il cuore, io non ci rifletto nemmeno per un attimo, mi metto accanto a te, se non ti muovi ti abbraccio, ti aspetto, ci sono, puoi provare a cacciarmi, a spaventarmi, ma tanto non ci casco. Non sono come gli altri: fanculo, io resto.
Marzia Sicignano, Aria












