Ah che passione avello de ciccia e baciallo de pixel :(
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Ah che passione avello de ciccia e baciallo de pixel :(
De toscanitudine (breve compendio di toscanità ad uso di quei marranni che non hanno sangue etrusco).
Sauro: Pronto? Voce al telefono: Buongiorno, qui è la ditta Razzi, Mozzi e Freni a Mano Sulla Rena SpA. Avrei un’offerta che può interessare alla sua azienda. Mi può dare il numero di un titolare? Sauro: No. Voce al telefono: Aspetti un momento… dov’è che siete? Ho chiamato in Toscana, giusto? Sauro: Sì. Voce al telefono: Eh, l’ho capito subito da come parlava! E’ toscano! Che simpatico!
Oppure:
Tipo/a: Sei toscano di dove, per la precisione? Sauro: Pisa. Tipo/a: Ah! Pisa! Bella! ‘Un tu fare i’bischero, eh, o grullo! O icche tu dici, o icche tu fai… ah ah ah, voi parlate così, no? Sauro: Così ci parlerà ir budello di tu’ ma’, forse.
Questi sono due brevi esempi messi qui per dimostrare come attorno alla toscanità ci sia oggi una grande confusione. I toscani (come molti altri abitanti dello Stivale) sono spesso soggetti a stereotipi. Secondo lo stereotipo vigente, i sardi e i calabresi sono testardi, i napoletani pigri, i liguri chiusi, i milanesi spocchiosi, i romani sboroni, i bergamaschi sgobboni, i siciliani mafiosi. Stereotipi, appunto. Ai toscani non sarebbe andata neppure male: sferzanti, spiritosi e bestemmiatori. Però non è così che funziona. Non sempre. Perlomeno per quanto riguarda gli sferzanti e gli spiritosi.
Ah, sei toscano? Che simpatico!
Noi toscani non possiamo che ringraziare per questa gratuita apertura di credito, ma non crediamo di meritarcela. Esistono toscani che sono simpatici più o meno come diti in culo, credete a me che sono toscano e sono anche stato dall’urologo. Bondi è toscano. Bonaiuti è toscano. Marcello Lippi (simpatico/moderato quando vince, antipatico forte quando perde) è toscano. La Panicucci è toscana. Mi fermo qui, ma ci sarebbe anche Taradash (Rosy Bindi invece mi sta simpatica). Insomma: esistono toscani simpatici e toscani antipatici: io direi 50 e 50. Esistono poi toscani salaci e dalla battuta pronta, e toscani che non riconoscerebbero una presa in giro neanche se questa gli mordesse le chiappe. Esistono inoltre toscani bestemmiatori che le bestemmie le dicono e toscani bestemmiatori che le bestemmie le pensano soltanto. I toscani non sono tutti come Benigni, Pieraccioni, Nuti, Panariello: questa è gente che fa ridere, ma io conosco moltissimi toscani che fanno davvero piangere.
Vituperio delle genti.
Io sono toscano, è vero, ma sono anche pisano. I toscani non parlano tutti nello stesso modo. Vi svelo un segreto: se non siete toscani, quando incontrate un pisano (o un livornese, o un lucchese; per non parlare poi degli apuani o degli aretini) e volete accattarvi la sua benevolenza, non provate a parlargli in toscano, perchè parlereste sicuramente in fiorentino/senese/pistoiese e questo vi alienerebbe istantaneamente le sue simpatie. E’ infatti assodato che per un non-toscano, in Toscana si parla solo fiorentino/senese/pistoiese; ma non è così. Il pisano parla diversamente dal fiorentino. Il livornese è abbastanza vicino al pisano (dall’una all’altra città ci sono pochi chilometri; i due comuni confinano e si odiano come neanche gli israeliani e i palestinesi), ma allo stesso tempo si differenzia anche di parecchio. Il lucchese è differente dal pisano, dal fiorentino, dal livornese, dal grossetano. Insomma, noi toscani di Pisa siamo gelosi del nostro modo di parlare (e a Livorno sono gelosi del loro, e a Lucca del loro, ecc) e non ci piace che ci scambino per fiorentini/senesi/pistoiesi. Però capisco anche i non toscani che si confondono. Spesso neanche per i toscani è facile distinguere. A me una volta, a Siena, un giovane cameriere di un pub mi scambiò per livornese: nessuno ha saputo più nulla di lui. Ho una collega pistoiese che all’inizio credevo fosse fiorentina o pratese (e lei, credetemi, non ha apprezzato nessuna delle due opzioni). Ci sono due gruppi dialettali che un po’ si somigliano: il pisano/livornese e il fiorentino/senese/pistoiese. Distinguere un pisano/livornese da un fiorentino/pistoiese è facile (persino per gente come i lucchesi), mentre distinguere un livornese da un pisano o un fiorentino da un pistoiese può risultare difficile per orecchi non allenati. Però non dite ad un fiorentino che lui parla come un senese (o viceversa) perchè potrebbe arrabbiarsi di brutto. Per spiegarmi a dovere ci vorrebbe il podcast, ma non so neanche di cosa si stia parlando. Proverò a fare qualche esempio scritto.
Il livornese si riconosce per l’alllllllllungamento della elle. Provate a prendere un livornese e fategli dire “Achille”: egli dirà “Achillllllllle”. Attenzione, però: non è che aumentano le elle; no, le rendono gommose. Il pisano non lo fa. Spesso si sente dire che il livornese è riconoscibile dall’intercalare “boia dè”: falso. Il pisano dice “boia dè” quanto il livornese. Iinvece il livornese non dirà mai gli intercalari “ba’” o “mi’”: questo sono tipicamente pisani (di campagna) e il livornese li schiferà come cavallette. Se arriva uno, un toscano, e vi dice: “ba’, o te? O cosa giri per la camera? Come stanno i tua?”, levatevi ogni dubbio: si tratta di un pisano.
A questo punto dovrei dirvi come distinguere un fiorentino da un pratese o un pistoiese, ma non lo so neppure io. Cioè, so che i fiorentini di città considerano i fiorentini delle campagne e delle città vicine come se fossero dei gatti malati con la rogna, però non so bene in cosa si differenzino, foneticamente parlando. Nella zona di Empoli, ad esempio, mettono molto la “i” davanti al “che” (o icche tu dici, o icche tu fai, o icche tu voi) e mettono il “tu” anche quando è superfluo ; credo che i fiorentini di città non lo facciano o lo facciano meno, ma non ne sono sicuro (specialmente per quanto riguarda il “tu”, che forse usano molto anche loro). Bisognerebbe sentire qualcuno che di solito legge questo blog, per avere una conferma in proposito. Speriamo si degni. Posso provare a dirvi alcune differenze tra il toscano di costa (pisano/livornese) e quello dell’interno (fiorentino/pistoiese/senese), ma è ben poca cosa. Comunque ci provo. Sulla costa, per dire “stupidino”, non diciamo l’inflazionato “grullo”; diciamo “ciucco”o “brodo”, specialmente nelle campagne. Sulla costa apriamo tantissimo le vocali, soprattutto le “e”: nella frase “mettilo lì quel cazzo di mitragliatore, sennò ti parte una raffica e arrivano i vigili”, la “e” di “mettilo” sarà pronunciata chiusissima nell’interno e apertissima sulla costa (anzi, apertissima a Pisa, super-apertissima a Livorno). Nell’interno aspirano la “c”, mentre sulla costa la “c” la omettiamo proprio. Pertanto, la famosa frase che piace tanto ai non toscani, (dai, o simpatico toscano, prova a dirmi “vorrei un coca cola con la cannuccia!”) diventerebbe “una hoha hola hon la hannuccia” nell’interno e “‘na ‘oa ‘ola ‘on la ‘annuccia” sulla costa (anzi, a Livorno diventerebbe “‘na ‘oa ‘oalllllllla ‘on la ‘annuccia”). Nell’interno, cioè, ti fanno almeno sentire la “h”. Che poi la differenza vera tra una zona e l’altra la fanno cose che non posso rendere per scritto: la differenza la fanno l’intonazione e il ritmo, che sono diverse da provincia a provincia (e non solo: a Volterra, che si trova nella stessa provincia di Pisa, parlano un toscano molto più vicino a quello dei senesi di campagna che non a quello dei pisani di campagna, tipo i pontederesi).
Per quanto riguarda gli altri toscani, essi sono facilmente riconoscibili. Il lucchese non raddoppia le dentali all’inizio delle frasi (si vocifera che siano tirchi; faranno per risparmiare le lettere) e spesso dice la “g” al posto della “c” (quando ad un lucchese sentite dire “maremma gara” non si vuol riferire ad una corsa campestre maremmana; no, vuole dire che la Maremma (o peggio) è “cara”. Solo che lui non riesce a dire la “c.” Stessa cosa quando gli sentite dire “maremma gane”; ecco, in quel momento lì sta dando della cagna alla Maremma, poverina, che riceve offese un po’ in tutta la Toscana, costiera o interna che sia. I grossetani parlano un bel toscano. Secondo me, se volete sentire un bel toscano, una bella via di mezzo pulita e piacevole, dovete sentire i maremmani (senza scendere troppo a sud, perchè sennò incontrate dei toscani-ciociari che non sono nè carne nè pesce). Gli apuani (massesi e carrarini) non parlano toscano. I toscani che parlano toscano, tutti indistintamente, li classificano come “nordici”. Parlano una lingua tutta loro. Per capirsi: Buffon e la Cacciatori sono due carrarini. Spero di rendere l’idea. Allo stesso modo, gli aretini non parlano toscano. Per i toscani classici (idiomaticamente parlando), gli aretini parlano una specie di umbro. Credo che per gli umbri gli aretini parlino una specie di toscano toscano, e che quindi gli aretini si trovano sempre tra due fuochi. Credo anche, però, che gli aretini se ne fottano di come gli altri li considerano, e che essi si considerino solamente aretini. Una lingua molto strana e particolare la parlano gli elbani: del resto sono “strani e particolari” anche loro, ma di uno strano e particolare che merita rispetto. Gente dura, gli elbani, così come i maremmani.
Quanto al carattere dei toscani, esso è molto variegato. Di solito si dice che il fiorentino è convinti di essere ganzo solo lui (lo dicono i pisani; i fiorentini contaccambiano cordialmente), che il livornese è sbruffone e pesante come una palata di concime sul groppone (e sfido chiunque a dire il contrario), che il lucchese è tirchio, che il senese è chiuso, che il pisano è chiuso, malpensante e attaccabrighe, che gli aretini sono contadini arricchiti, che i maremmani sono scorbutici. Dei pistoiesi, dei massa/carrarini e dei pratesi, dalle mie parti non si dice niente.
Non so, se qualche toscano vuole aggiungere qualcosa, i commenti sono aperti (a patto che rispetti la giusta fonetica).
Per chiudere, vorrei sfatare un altro luogo comune, e cioè quello che vuole il toscano comprensibile per tutta Italia in quanto l’italiano sarebbe nato qui. Non è vero, e lo dimostro con un breve esempio.
Nonna: Oh nini, piglia un popo’ un cencio e comincia da’ ‘na razzolata al canterale, vai. ‘un hai mia visto la granata, tante le volte? Sauro: No. Nonna: E l’asciughino l’hai visto? Sauro: Noe, ‘un ho visto nemmeno quello. Nonna: Oggiù, vor dì che ‘ ciottoli si sciaqueranno doman l’altro. Però è buffo, perchè dianzi era proprio costà. Oh nini, ‘un mi cogliona’, eh? Perchè io son vecchia, ma du’ nocchini nel ceppione te l’allungo lo stesso come quande eri rabacchiotto. Senti, te lo ricordi orell’anno, quande s’andiede a fa’ ‘ poponi nella proda del Mainardi? Sauro: Eh. Nonna: O ora c’hanno fatto e coomeri, que’ coùli! Ti rendi onto?! Sauro: Ma senti te. Nonna: O cosa ci ‘ombina? Sauro: Mah, che poi è meglio di du’anni fa, quande era tutto mattaione. Nonna: Eh, ‘r mattaione è una beschiaccia, ‘un lo domi nemmeno a dì se dio vole. Ah, be’ mi’ tempi, quande s’andava a spigà per quelle chiudende… mi riordo si faceva certe treppiate… Sauro: Ehh… Nonna: E sai, ‘un era mia ome ora, che ora c’è le metitrebbe, i cami e tutti que’ macchinari lì; no, sie, e si pigliava un ballino e ci si cariava ‘nsulle spalle, o sennò s’agguantava un corbellino di uì, un’arto di uà, e poi ni si dava di marrone… Sauro: Vi facevi un culo come ‘na bocca di ciuo. O cosa c’era di bello? Nonna: Se’, mi garbi, ‘r bello era che s’era giovani, o bischero! Vedrai poi quando avrai quant’ho io e mi rammenti, vai! Sauro: Riborda co’ questi discorsi! Nonna, ma lo voi capi’ che te almeno a a 80 anni ci sei rivata? Io ci sta che moia prima, no? Nonna: Che discorsi a rava. A me ‘un mi garbano mia punto, questi discorsi eqquì. Mi pai un po’ scialucco. Sauro: Perchè, ‘un è vero? Certo, oh, e ti sei levata male stamani, eh? Nonna: Levata? T’ha’ a leva’ ma te, sì, ma tre passi da’ ‘oglioni! Sauro: E la razzolata? Nonna: ‘un ti preoccupa’, ce la do io. Vai, vai levati di ‘ulo. Sauro (tra sè): Boia, che par di ‘oglioni questa donna. Che poi, oh, tra piscia’ e scuote qui s’è fatto come ‘r Bardi. Speriamo che al barre ‘un s’alterino, maremma cignala, perchè mi pare a me che tutte le volte si rivi dopo la banda…
saurosandroni.com
'l mi' nonno (ndr. Giordano Bruno Valois) diceva sempre: "i preti studian teologia, che è la fede dei furbi. Ché tu pensi, che stian sempre a strusciasse le mani perché c'hanno freddo?? 'iobboia"
Madre
Secondo giorno di silenzio assoluto,
in cui il cellulare suona, ma non da parte sua. M'importa 'na bella sega, come si dice qui.