Parvatì si fermò davanti a ciò che per gli occhi di qualunque individuo poteva sembrare una normale parete di quella casa ormai disabitata di cui lei e i suoi colleghi Auror avevano esaminato attentamente ogni angolo durante quel blitz ordinato da Potter in persona. Attese in silenzio che il fitto chiacchiericcio dei suoi colleghi svanisse non appena girato l’angolo di quel lungo viale, un attesa quasi infinita per la giovane indiana che teneva lo sguardo fisso, quasi incantata, su una mattonella in particolare.
Il suo respiro si fece irregolare, come i suoi battiti, tanto che l’istinto la portò a poggiare la mano sul suo petto nella speranza di placare quel flusso di emozioni che aveva preso il possesso del suo esile corpo. Nemmeno la pioggia che già aveva reso i suoi lunghi capelli cresposi era riuscita a far tornare in sé la neo Auror, fresca di studi ma con tanta voglia di dimostrare il suo potenziale in quel ruolo.
Ci vollero pochi secondi prima che Parvati ebbe la sicurezza di poter agire indisturbata. Raccolse tutto il coraggio che riuscì ad ottenere in quel momento, opponendosi a quelle piccole paure e titubanze intente ad ostacolarla, e toccò con la punta della sua bacchetta la mattonella.
I secondi passarono ma nulla sembrò cambiare. Parvati iniziò a mordersi il labbro inferiore, trattenendo quasi le lacrime per ciò che sembrava l’ennesimo fallimento delle sue ricerche. Non era pronta per un altro due di picche, anche perché significava dover rinunciare definitivamente a ciò che era diventata la sua missione principale: Trovare Draco Malfoy.
Proprio quando l’indiana fu sul punto di arrendersi e di abbandonare l’area, un rumore quasi simile a delle serrature attirò la sua attenzione. Con lo sguardo iniziò ad indagare su ogni singolo dettaglio di quella parete, cercando di non far prevalere l’ansia di non riuscire a scovare l’indizio che forse avrebbe potuto condurre l’Auror al compimento della sua missione.
La mente della giovane donna iniziò ad elaborare strani calcoli sull’azione da compiere in quel momento e ci vollero alcuni minuti prima che Parvati toccò con la punta della sua bacchetta tre punti precisi del muro.
Il muro che aveva fissato per tutti quei minuti finalmente iniziò a svelare i tratti di ciò che sembrava fosse una porta vetrata. Ciò che rapì il respiro di Parvati in quel momento non fu tanto quella scoperta quanto il profilo che si evinceva da dietro quella porta. Non erano chiari i dettagli dell’individuo oltre quella porta ma il suo cuore sembrò aver già capito di chi si trattasse, tanto che riprese a battere forte, sempre più forte, tanto da poter essere udito con un po’ di attenzione.
‹ Ce ne hai messo di tempo... Patil. ›