Ogni tanto mi eclisso.
Ilaria Sansò




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Ogni tanto mi eclisso.
Ilaria Sansò
Un gemito mi stritola,
Gomitolo di mancanze
Scendendo lento cigola
Nelle finte dimenticanze che
Mi rendono sole d'agosto
Mi fanno bambina felice
In un timido ferragosto;
ma ecco quel gemito quel colpo
Quello stridulo strillo d'aiuto
Mi rompe le ossa mi
scivola sul petto mi
Blocca il respiro IRROMPE
ed io
Torno, percossa, nel mio letto,
Sognando ceneri di un fuoco
Che è morto in un sospiro,
Che lento si è assopito:
Un gemito mi stritola.
Sull'altalena del nostro ricordo tu
Spingi il mio corpo ed io volo sempre
Più in alto, fino a toccare il cielo
Dipinto di nuvole e di lune opache
Forse deboli, ormai stanche.
Tu spingi il mio corpo ed i
Miei piedi danzano, sui ricordi
Che scorrono come fotogrammi
Ed avanzano fragili su scottanti pensieri
Di te e me ieri, di te che mi tenevi e
Con me sfioravi la somma distesa di stelle
Cadute tutte insieme a me.
Tu spingi l'altalena, ma senza peso stride
Io sono qui da sola e, lontano,
Il cielo non sorride.
E se, davvero
Io ti piaccio, oso
Dirti: vieni qui, e stacci.
Oso sognarti a piedi
Nudi su un prato bagnato
Di rugiada, i nostri cuori
Impregnati, di profumi di
Quei fiumi di parole che
Vorrei sfociassero ora,
Tutte, rapide, sulla tua bocca.
Oso vederti prendere la rincorsa
Per caricarti di tutti i passi falsi, le
Tristezze, le paure maledette, le notti
Affogate in un bicchiere, e poi
Correre, pazzo, verso di me;
Così trasformeremo i nostri
Dolori marci e ne faremo una
Marcia vittoriosa:
Allora osa.
Briony si era eclissata in un intatto mondo interiore di cui la scrittura non rappresentava altro che la superficie visibile, la crosta protettiva che perfino, o soprattutto, una madre amorevole non era in grado di penetrare.
Ian Mcewan, Espiazione