seen from Türkiye

seen from United States

seen from United States

seen from China
seen from United States
seen from United States
seen from Spain
seen from Morocco

seen from United States

seen from India
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from Netherlands

seen from United States
seen from Malaysia
seen from China
seen from Canada
seen from United States
seen from Russia
Moss graffiti, also called eco-graffiti or green graffiti, replaces spray paint, paint-markers or other such toxic chemicals and paints with a paintbrush and a moss "paint" that can grow on its own. As people become more eco-friendly and environmentally aware, the idea of making living, breathing graffiti has become a more green and creative outlet for graffiti artists. It can also be considered another form of guerrilla gardening. Ingredients One or two clumps (about a small handful) of moss 2 cups of buttermilk You can also substitute with yogurt (vegan yogurt can be used) 2 cups of water 1/2 tsp. sugar Corn syrup (optional)
Jak wyhodować mech?
Oto przepis na własne, zielone graffiti.
Składniki: dwie garstki mchu 2 szklanki maślanki lub jogurtu (chodzi o zawarte w tych produktach bakterie) 2 szklanki wody 1/2 łyżki stołowej cukru ekologiczny hydrożel magazynujący wodę (żel retencyjny) - można go kupić w sklepach ogrodniczych
+ potrzebny będzie także blender oraz pędzel
Wykonanie:
Umyj mech aby pozbyć się ziemi z korzeni. Porwij mech na mniejsze kawałki a następnie umieść w blenderze. Dodawaj powoli jogurt/maślankę, wodę, cukier, żel i mieszaj aż mikstura będzie gładka a w konsystencji będzie przypominać farbę. Mieszanka nie powinna za bardzo kapać. Gotową miksturą możemy pokryć powierzchnię, którą planujemy zazielenić i robimy to przy użycia pędzla. Na efekt trzeba poczekać kilka tygodni (ok. 2-3) pamiętając o tym, że mech potrzebuje ciepła i wilgoci.
graffiti medio medio
Pitrufquén- Chile
Diciembre 2015
EcoGraffiti messaggi ecologici in città
Trieste, DoubleRoom arti visive, dal 24 ottobre al 30 gennaio 2014
Giovedì 24 ottobre al DoubleRoom arti visive di Trieste inaugura “ECOGRAFFITI messaggi ecologici in città”, mostra internazionale curata da Massimo Premuda e organizzata in collaborazione con il Gruppo78 e la Stazione Rogers.
Se fino a ieri i graffitari di tutto il mondo disegnavano su edifici, vagoni e infrastrutture urbane con bombolette spray indelebili oggi una nuova generazione di artisti urbani continua a lanciare messaggi di contro-cultura nelle strade utilizzando però i graffiti ecologici, avvalendosi cioè di tecniche e materiali sostenibili, come muschio, fango, pulitrici a getto d’acqua e colori naturali.
In mostra ci saranno foto e video di tre fra i più interessanti street artist internazionali capaci di rivoluzionare le pratiche del graffitismo. Si potranno apprezzare i lavori di Anna Garforth, grafica e illustratrice inglese, che ispirandosi al verde urbano realizza interventi artistici sui muri dei palazzi lanciando messaggi particolarmente poetici e dalla raffinata veste grafica realizzati con la tecnica del moss graffiti, il graffito di muschio vivente.
Sempre dal Regno Unito arriva anche l’artista urbano Paul Curtis, conosciuto come Moose, che da oltre 10 anni pratica i reverse graffiti, realizzando immagini su muri, strade, piazze e marciapiedi delle città semplicemente rimuovendo lo sporco dell’inquinamento.
Infine l’artista attivista americano Jesse Graves che combina la terra e l’acqua realizzando un’eco-vernice da usare con semplici stencil per veicolare provocatori messaggi di protesta. Mud graffiti, realizzati col fango e facilmente deperibili, per combattere l’industria alimentare, gli OGM, lo sfruttamento degli animali e la pena di morte, e incentivare l’uso della bici e il verde in città.
Oltre a foto e video che documentano gli interventi realizzati dagli artisti internazionali in giro per il mondo e che ne svelano le singolari tecniche EcoGraffiti comprende anche un’installazione site specific di Mattia Campo Dall’Orto. Un importante graffito anamorfico da interno che va a sottolineare la complessa struttura architettonica dello spazio, aprendo nuovi punti di vista sul luogo in questione.