Mi è capitato infinite volte di parlare con qualcuno (amici, conoscenti, colleghi di radio) di Elio e le Storie Tese e una delle prime cose che si dice sempre - se non proprio la prima - è:
sono dei musicisti eccezionali, coi controcoglioni.
Quasi fosse la premessa dovuta e la giustificazione necessaria a legittimare l'ascolto delle loro canzoni ironiche, dissacranti, un po' coglione. La chiave di lettura che giustifica la presenza, tra una cassetta di Springsteen e una dei Pink Floyd, di Eat the Phikis.
Eat the Phikis. L'album con cui ho conosciuto li Elio nel lontano 1996. Ora, sarà pur vero che vedere Sanremo non è tra le attività da curriculum e che in pochi vanno in giro a vantarsene (anche se poi lo guardano tutti, eh, sia ben chiaro), ma a qualcosa in fondo serve; tipo a far conoscere a una ragazzina di appena 12 anni proprio Elio elST.
Li Elio li ho visti in concerto solo una volta, un paio d'anni fa credo, ancora con Rocco Tanica "ai fornelli". Capolavoro, ma è scontato dirlo. Poi, credevo di aver perso l'occasione per il grande saluto, il concerto di addio di ieri sera (19/12/2017) a Milano. Quasi quarant'anni di carriera e un solo grande ciao.
E invece, no. No perché li Elio il grande ciao lo porteranno in tour in tanti concerti-funerale e saranno sul palco dell'Ariston a febbraio, ancora una volta, la quarta se non mi sbaglio. E chissà se anche stavolta ci sarà una ragazzina con le orecchie ben aperte pronta ad ascoltarli per la prima volta e scoprirli sul finire della loro lunga storia.
Che la musica, poi, è bella perché non finisce mai.













