Il radicale soggettivismo sfocia così in un relativismo etico insuperabile, mentre il criterio ultimo di bene è l'autorealizzazione, in quanto soddisfacimento dei desideri e dei bisogni.
Siamo di fronte a quella che potremmo chiamare volontà di potenza, che però non ha la cupa grandezza di Faust o la tragica audacia di Prometeo, e spesso non è neppure volontà di qualcosa, ma è pura volontà di volere, che si riduce a un vano desiderio così appassionatamente ripiegato su di sé sino a desiderare di riprodurre se stesso, per infinite volte, nel drammatico gioco di specchi della clonazione ovvero nella generazione senza partner. Il desiderio che può trasformarsi in realtà sembra non dover conoscere limiti.
La vita nelle nostre mani, M. P. Faggioni








