"signs and landscapes"
Invito al Vernissage Marilina Marchica "signs and landscapes"
Quando:sab 03/09/2016 19.00 - 21.00
Dove:FAMGallery
Marilina Marchica "signs and landscapes"" a cura di Cristina Costanzo testi di Cristina Costanzo Alfonso Leto Dario Orphée La Mendola FAM Gallery Via Atenea 91 Agrigento dal 3 al 24 settembre 2016 tutti i giorni dalle 18.00 alle 21.00 Le prima sensazioni che le opere di Marilina suscitano sono di una materia familiare, invitante, quasi tattile, e sono percezioni che vanno costruendo, poco a poco, piccoli depositi di memoria. Ogni opera è una complessa narrazione che racconta di terra, di silenzio, di memoria, di fragilità. Dai testi critici in catalogo: Protagonisti della ricerca di Marilina Marchica (Agrigento, 1984) sono il segno e la traccia mediante la riduzione e la sottrazione di molteplici e contrastanti pensieri, stati d’animo e sentimenti che l’artista trasferisce sulla superficie delle sue opere. Olio, iuta, smalto, carta, ferro, carboncino, paste di marmo, come elemento dominante o contaminati tra loro, sono oggetto della continua scoperta di un’artista curiosa e sensibile, interessata alle diverse sfumature della realtà, ai paesaggi e alle città che giorno dopo giorno accolgono eventi e individui, segni di un tempo in continuo divenire. […] Cristina Costanzo […] Se ho usato, in controluce, il ricordo, forse a pochi noto, di De Staël ad Agrigento, per introdurre la pittura di Marilina, è proprio perché il sotterra che nutre il lavoro della nostra artista è lo stesso che ha nutrito il lavoro dell’artista russo-francese, la medesima ossessione: trascinare la realtà alle soglie dell’astrazione, come uno scalpo portato in dote, un baratto di guerra, la comprova di essere riusciti a giocare e a battere quella che gli artisti delle avanguardie chiamavano termine oggi alquanto lontano “la visione oggettiva della realtà”: il confine da superare. […] Alfonso Leto […] La tecnica è mista: paste di marmo, carte, collage, iuta, oli e smalti; le cromie tenui che non sbavano dalle scale di grigi, metaforicamente analoghe al territorio; e sul palco i paesaggi urbani, taciturni, che fioriscono dai materiali raccolti dall’autrice nel corso del tempo. Nell’esecuzione tutto è proiettato all’indefinito, anche se questo diventa ostacolo murario, i cui rilievi assorbono la memoria custodendola in profonde ferite, testimonianza rugosa del passato, o panorama appena percettibile, attraversato da gelidi venti e privo di sentieri in grado di guidarci verso un’ipotetica uscita. […] Dario Orphée La Mendola https://www.facebook.com/events/1710378949213977/















