Epatite C: il ministro Balduzzi non mantiene le promesse
Il Decreto legge sulla Sanità, di cui tanto si discute in questi giorni, non contiene “alcun riferimento a provvedimenti a vantaggio dei soggetti attualmente esclusi dal processo di transazione, tra cui la maggior parte dei 600 pazienti emofilici, o loro familiari, contagiati negli anni Ottanta da infezioni da HIV ed epatite (B, C, D) a seguito di trasfusioni di sangue infetto”.
Ecco quanto scritto dalla FedEmo, l’associazione dei pazienti emofilici, in una lettera al ministro della Salute Renato Balduzzi. La FedEmo rimprovera al ministro di non aver rispettato gli impegni presi durante alcuni incontri pubblici e di non aver inserito nel Decreto misure per il risarcimento di molti di coloro che sono stati contagiati a causa della mancanza di controlli da parte di chi aveva il dovere di vigilare sulla salute pubblica.
Il problema principale riguarda i termini di prescrizione, che escluderebbero alcuni soggetti dagli indennizzi: “Auspichiamo che nel Decreto Sanità di prossima emanazione – scrive ancora Gabriele Calizzani, presidente di FedEmo – venga inserita una norma che preveda che coloro che hanno fatto nei termini domanda di accesso alla transazione di cui alle leggi 222 e 244 del 2007, con causa in corso e con danno e nesso causale riconosciuti, e che non vengono ammessi alla transazione perché, per esempio, il loro diritto viene considerato prescritto, possano ricevere un ‘indennizzo’, anche rateizzato, anche di importi inferiori a quelli riconosciuti agli ammessi alla transazione, come misura solidaristica per l’infezione contratta”.
In Italia negli anni Ottanta e Novanta sono stati circa 500 gli emofilici che hanno contratto il virus HIV e almeno 1500 i virus dell’epatite (C, B etc.). Negli ultimi Decreti è stato introdotto un termine di prescrizione prima di dieci e poi di cinque anni. Non apportando alcuna modifica a questo termine, il 70% delle persone che si sono ammalate in seguito all’utilizzo di prodotti plasmaderivati infetti continuerà a non avere diritto a un giusto risarcimento.