Di Silvia Pellegrino Continuare a parlare di criminalità organizzata rimane un atto imprescindibile e doveroso, come ha ricordato più volte la ''mente'' (così descritta dalla direttrice di CinemaItaliaUK, Clara Galeo Green) del film festival Donne di Mafia Felia Allum (Professoressa specializzata in criminalità organizzata e corruzione comparata presso l'Università di Bath). Analizzarla da diversi punti di vista, strato per strato, tra nuove e vecchie generazioni, regione per regione, tra dinamiche interne e agganci esterni, il ruolo delle donne ieri e oggi, offre degli spunti di riflessione che minuziosamente vengono deframmentati dalla lente d’ingrandimento cinematografica. La recente notizia del rifiuto degli studenti di un istituto superiore di Partinico di dedicare il nome della scuola a Peppino Impastato, figura emblematica nella lotta contro la mafia, sottolinea ancora di più l’importanza di continuare a sollevare domande e accendere dibattiti per non soffocare la nostra memoria storica. Per ribadire l’importanza di valori sociali che non possono e non devono essere messi in discussione.Anima Nere di Francesco Munzi La selezione dei film ha messo in luce le diverse esperienze femminili all'interno della criminalità organizzata italiana Grazie al Festival Donne di Mafia si è dunque esplorato il tema del ruolo delle donne attraverso una selezione di film che hanno messo in luce le diverse esperienze femminili all'interno della criminalità organizzata italiana. Il punto di partenza è stato il film "Anime Nere" di Francesco Munzi, che ha saputo cogliere i respiri arrancanti di una terra sofferente, lavorando senza sosta sui corpi dei protagonisti e riempiendo le inquadrature di terra, fango, e pioggia. Il regista Munzi ha creato uno scenario fatto di case fantasma, di morte che abita la morte. Attraverso riferimenti espliciti ad altri capolavori del cinema noir, "Anime Nere" dipinge un quadro drammatico della realtà cruda e spietata della criminalità organizzata, senza perdere di vista la profondità dei conflitti familiari e dei dissidi dei suoi personaggi.Rosi offre una rappresentazione cruda e realistica del mondo della camorra del dopoguerra, evidenziando la forza delle donne napoletane di fronte alle difficoltà imposte dalla criminalità organizzata Abbiamo poi fatto un passo indietro di più di 50 anni, per arrivare al secondo frammento del caleidoscopio cinematografico del festival Donne di Mafia: ''La Sfida'', di Francesco Rosi, Premio Speciale della Giuria per Venezia 1958. Ispirandosi, come ha ricordato durante il panel successivo alla proiezione la professoressa Gaetana Marrone-Puglia, all’omicidio di Pascalone 'e Nola (successivamente vendicato dalla giovane moglie Pupetta Maresca), Rosi offre una rappresentazione cruda e realistica del mondo della camorra del dopoguerra, evidenziando la forza delle donne napoletane di fronte alle difficoltà imposte dalla criminalità organizzata.La sfida, di Francesco Rosi Il saggio cinematografico di Rosi non ci permette di empatizzare con nessun personaggio: il suo cinema etico sta addosso a Napoli denunciandone le brutture anche attraverso il personaggio di Assunta, una sirena senza voce attorniata da un universo tutto al maschile, che si carica esponenzialmente di potenza visiva, esplodendo sul finale. Non a caso Rosi non sceglie una diva del cinematografo per il ruolo di Assunta: per la sua cronaca sociale su pellicola una diva sarebbe stata troppo ridondante.La sfida, illustrazione eseguita dall'artista Simona De Leo La tendenza ad oggettivare le donne invece che rappresentarle in ruoli più diversificati e realistici, suggerisce la necessità di adottare prospettive più sfumate e veritiere Con un altro balzo ma questa volta in avanti, fino al contemporaneo, troviamo nel programma del festival ''Ti mangio il cuore" di Peppe Mezzapesa, che presenta al pubblico una prospettiva sulle dinamiche della criminalità organizzata nel promontorio del Gargano. Il film mette in evidenza il ruolo cruciale delle figure femminili in una narrazione in bianco e nero che accentua il contrasto già presente nel titolo, tra amore e violenza. ... Continua a leggere su














