RECENSIONE / Donato Epiro - Fiume Nero
Un ambient avvolgente, vagante e folle.
Il progetto solista del compositore leccese Donato Epiro dà proprio questa idea con la sua prima fatica. Il titolo è Fiume Nero e si apre proprio con la title-track: l’andamento dei suoni di tromba distorti e in controtempo è incalzante, accompagnato dall’incedere cadenzato di congas unito a fischi e a voci sinistre, acute che si moltiplicano fino a sembrare una folla di persone. Un altro brano degno di nota (Naja Nigricollis) si apre con una raffica di scampanellii e fraseggi velocissimi di flauto traverso o dolce, uniti a suoni di temporali e rumori di feedback martellanti.
Veramente da pazzi è invece l’andamento di Vita Acquatica, che usa synth distortissimi uniti ad altri al contrario molto soft, tutti all’interno di un’atmosfera allegra ma al contempo surreale. Altre sonorità si uniscono gradualmente all’insieme, per esempio suoni simili ad un gracidare di rane. Alla fine del crescendo tutto torna calmo e svanisce lentamente. Non è però assolutamente la fine di questo brano centrale nell’architettura dell’album. Irrompe infatti un suono assurdo, come di papera impazzita, che scandisce un nuovo ritorno del motivo precedente. Tutto alla fine dilegua, stavolta per lasciare veramente il posto al silenzio. Nella parte centrale dell’album campeggiano due brani un po’ ripetitivi e fini a sé stessi, Alocasia e Tucano. Niente di nuovo d’altra parte aggiunge la penultima traccia, Estuario.
Fiume Nero è abbastanza ben fatto e mantiene la promessa (fatta dall’autore stesso) di trasportare l’ascoltatore nell’atmosfera tipica della giungla (e di film come Fitzcarraldo, del regista Werner Herzog) per disorientarlo di fronte all’immaginaria presenza di strane piante o di un fiume dal quale si è trasportati via. L’autore riesce a far risaltare modi di fare musica altamente sperimentali, come l’uso massiccio di distorsori. Ciò testimonia la sua grande audacia, ma lo espone al rischio di risultare noioso. Nonostante ciò, alcune tracce di questo lavoro alzano gli standard e lo salvano dal destino di essere una delle tante espressioni d’arte scontate e fini a sé stesse.