Agghiacciante. Sì, agghiacciante è l'unica parola che potrebbe spiegare il silenzio della sala del Mappamondo nel palazzo di Montecitorio mentre sullo schermo scorrevano i titoli di coda di "87 ore", il docufilm di Costanza Quatriglio.Un silenzio interrotto solo dalle parole di Luigi Manconi (senatore) e di Grazia Serra (nipote di Francesco Mastrogiovanni) e da un lungo e sentito applauso. 87 ore. Poco meno di quattro giorni. Tanto è durata l'agonia di Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare e "noto anarchico" sottoposto al TSO - il terzo nel giro di pochi anni - presso l'ospedale di Vallo della Lucania la mattina del 30 luglio 2009. Secondo i vigili era alla guida di un’auto ad alta velocità nell'isola pedonale di Acciaroli con lo sguardo perso nel vuoto. Verosimilmente falso ma tanto basta per prescrivergli un nuovo TSO. Dopo una notte da uomo in fuga, fa rientro a San Mauro Cilento abbandona la sua Fiat Punto bianca e si butta in mare urlando “non mi prenderete” e intonando "Addio Lugano bella". Dopo ore esce dall'acqua e si consegna spontaneamente chiedendo però in ambulanza di non esser portato a Vallo della Lucania perché certo che lì avrebbe trovato la morte. Profetico. Inizia proprio in quel nosocomio la sua fine. Legato al letto mani e piedi in regime di contenzione ininterrotta e nutrito - tranne un unico pasto - per tre giorni e mezzo soltanto con En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin. Il secondo giorno di ricovero, un infermiere depone sul comodino vicino al suo letto un vassoio con il pasto contenuto: il cibo è alla portata dei suoi occhi ma troppo lontano per le sue mani imprigionate. Resterà lì per ore, fino a quando un altro infermiere lo ritirerà intatto. Mai, durante tutti i giorni di detenzione in quel lager gestito da uno stato cosidetto civile, Mastrogiovani verrà visitato o lavato. A nessuno dei suoi familiari sarà permesso di fargli visita poiché, a detta dei medici, questo potrebbe turbarne ulteriormente lo stato psicofisico. Un percorso crudele, disumano e illegittimo che si concluderà alle ore 2,45 del 4 agosto 2009 con la sua morte. L'autopsia rivelerà, oltre alle svariate echimosi ed escoriazioni a polsi e caviglie dovute alla contenzione“ illecita, impropria e antigiuridica” e ai tentativi di liberarsi, un edema polmonare, conseguenza logica della prolungata e coatta posizione, e la macerazione dei testicoli dovuta al caldo torrido di quei giorni di agosto e alla mancanza di attenzione e di cure. IL personale della struttura constaterà il suo decesso alle 7,30 del mattino, circa sei ore dopo. La sua agonia viene registrata - fortunatamente per quelli che saranno poi gli esiti giudiziari e processuali - dalle telecamere di sorveglianza della struttura. Un racconto estenuante, agghiacciante nella sua asetticità. L'occhio impersonale e inumano della telecamera registra istante dopo istante la tortura ai danni di un uomo entrato in ospedale in buone condizioni fisiche e senza avere commesso reati, e uscitone morto dopo pochi giorni. Tortura che passa per il trattamento inumano e degradante e la mortificazione della dignità. Condannati a ottobre 2012 [sentenza n. 825/12 - http://www.scribd.com/…/138911…/Sentenza-caso-Mastrogiovanni ] in primo grado i medici per sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto (il sequestro stesso) e falso in atto pubblico (sulle cartelle cliniche non compare alcuna traccia della conenzione cui il paziente viene sottoposto). Assolti da tutte le accuse, invece, i dodici infermieri che si sarebbero limitati ad obbedire a ordini legittimi dei superiori. Il 10 Marzo 2015 presso la Corte d’Appello di Salerno comincia il processo d'appello. Tra pochi giorni per chi crede sarà Pasqua. Ai miei occhi non c'è differenza alcuna tra il Cristo sulla croce e quello in quel letto d'ospedale. Anzi, forse una c'è, dopo tre giorni Cristo risorge, con quel povero cristo di Mastrogiovanni (e come lui Massimiliano Malzone, Carlo Vitolo solo per i citare i nomi noti) muiono la dignità umana e lo stato di diritto perché se un cittadino affidato alle cure dello Stato nella tutela di un diritto come quello della salute muore per mano colpevole e criminale dello stesso stato (o dei suoi rappresentanti) a morire è esso stesso E per questa morte, non c'è resurrezione. Il Forum Salute Mentale lancia e promuove la campagna nazionale ".. E tu slegalo subito" per l'abolizione della contenzione. Per sottoscrivere la campagna e per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.slegalosubito.com











