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Il segreto delle tre pallottole, per riflettere.
(NdR) Per Cittadini di ex città fortificate fuoriporta significa abbandonare la città per una escursione nei dintorni della città stessa. Un significato adatto a questa categoria di articoli che parlano di qualcosa che esula da Firenze. Un'altra città o un'altro argomento, qualcosa che non ha niente a che vedere con Firenze ma che ha stimolato l'editore o gli autori nel narrarlo.
Alcuni giorni or sono mi sono ritrovato a pranzo, e poi abbiamo proseguito i bagordi anche a cena, con un'allegra combriccola, persone sconosciute in quanto incontrate poche volte e talune mai, ma complici cibo e vino e ancora vino si è aperto uno scambio di facezie interrotte da riflessioni. Queste persone svolgono lavori vari derivati da studi diversi; fra loro un generale in pensione, un ingegnere, esperti di armi per motivi sportivi, ecc ecc. Insomma un eterogeneo gruppo. Ad un certo momento del pomeriggio, non ricordo come, è venuto fuori l'argomento bombe all'uranio impoverito. Da gomploddista quale sono non ho perso l'occasione per buttare li la parola "fusione" e le reazioni sono state classiche. La risposta unanime è stata che l'uranio impoverito ha lo scopo di aumentare, dato il peso e la facilità di essere reperito, la capacità di penetrazione delle corazze dei carri moderni. Mi domando, ma se è una questione di peso perchè non adoperare il piombo, costa meno ed è ancora più facile reperirlo. Perchè i soldati (e non solo) ne hanno subito i danni? L'impatto ha come conseguenza lo sbriciolamento del materiale radioattivo e quindi di una polverizzazione che se respirata non fa bene ai polmoni e ancora la brutta abitudine dei soldati (e non) di raccogliere frammenti e portati in tasca come cimelio raccolto sul campo qualche disagio di tipo tumorale probabile lo crea. Qualcuno ha voluto anche puntualizzare che comunque tutto questo è di difficile dimostrazione in sede di tribunale e va da se che il risarcimento per i militari italiani coinvolti in tal situazioni è difficilmente ottenibile. Poca soddisfazione come infatti è avvenuto. Sorvoliamo di come il governo sia italiano sia statunitense in più casi di "missioni di pace" si son guardati bene del parlare dei rischi in atto con l'uso delle bombe definite ad uranio impoverito e aggiungerei grazie D'Alema. In sede extratribunale però non occorre avere delle prove provate per "ragionare" su taluni concetti e quindi io mi son permesso di citare Del Giudice che con le sue parole mi ha spesso fatto riflettere. Le sue parole, di Emilio Del Giudice appunto, farebbero pensare ad un'azione diversa di queste bombe... una possibile reazione nucleare. La risposta degli astanti? Impossibile dato che non si potrebbero mai raggiungere temperature tali da innescare una fusione o una fissione. Balisticamente (BaLListicamente) le bombe sono talmente piccole, pur pesando molto, che è impossibile pensare a reazioni nucleari, qualcuno lo ha voluto puntualizzare questo, non so di cosa si occupava nella vita ma sembrava molto sicuro di se. Ho lasciato correre nonostante qualche nozione fisica la possegga perchè come sanno tutti i gomploddisti se cominci a snocciolare qualche dato o nome o anche solo teorie dopo poco diventi "antipatico" e spesso oggetto di scherno. La compagnia era piacevole e sinceramente non volevo guastarla. Ho voluto quindi in questo pezzo ricordare il compianto Del Giudice, un uomo di capacità intellettiva notevole che insieme al Prof. Preparata sono fra i più sconosciuti scienziati italiani (chi sa perchè? domanda retorica) ma che intellettualmente sono fra coloro che hanno più arricchito i "pensatori" in campo scientifico al di fuori delle istituzioni. Vi riporto qua sotto un pezzo di Del Giudice (integrale) proprio attinente alla fusione fredda, questa inesistente forma di reazione nucleare che non esiste per via della temperatura ma che letta nelle parole di Del Giudice assume una connotazione diversa e nel segreto militare conferma la sua esistenza. Buona lettura a tutti, ma spero ardentemente buona lettura agli amici di bagordi per ringraziarli della bellissima giornata. Se a qualcuno fa fatica leggere l'articolo sottostante può ascoltarlo direttamente dalle parole di Del Giudice a questo LINK. L'articolo sottostante è stato arricchito con delle immagini.
Jacopo Cioni Piccole bombe nucleari crescono La fusione fredda e le nuove mini-armi atomiche di Emilio Del Giudice Dicembre 2010 rivistapaginauno Il potere militare parla di ‘uranio impoverito’, la comunità scientifica tace, e intanto dalla prima guerra del Golfo vengono usate armi nucleari piccole come proiettili d’artiglieria. Incontro sul libro inchiesta Il segreto delle tre pallottole di Maurizio Torrealta e Emilio Del Giudice (Edizioni Ambiente, collana Verdenero, 2010) alla libreria Odradek di Milano, 1 ottobre 2010
Emilio Del Giudice Una delle caratteristiche della società moderna, che sembra fondata sull’abbondanza e sulla disponibilità dell’informazione, è la capacità di mantenere segreti. E li mantiene proprio grazie all’enorme quantità di informazione che viene rovesciata sulla testa delle persone le quali, non avendo più punti di riferimento, assumono, rispetto all’informazione che ricevono, un’attitudine passiva. Convinti di sapere tutto proprio perché hanno ricevuto un mare di notizie i cittadini, paradossalmente, non sanno niente. E non esiste modo migliore per nascondere la verità che fare riferimento non a bugie plateali ma a verità parziali. Alcuni giornalisti chiesero, durante una conferenza stampa del portavoce del governo israeliano, se era vero che nel 2006, sul fronte del Libano, Israele avesse usato armi nucleari di tipo nuovo. La risposta del portavoce fu: “Noi dichiariamo che l’esercito israeliano non ha mai fatto uso di armi vietate dalle convenzioni internazionali”. Il che è verissimo, l’arma di cui parliamo non è vietata dalle convenzioni internazionali, per il semplice motivo che è un arma di tipo nuovo, e quindi non è prevista nelle convenzioni internazionali; nessuno ufficialmente sa dell’esistenza di questo tipo di arma e dunque essa non è un’arma vietata. Il cittadino che riceve questa informazione resta convinto che non c’è niente di misterioso, invece di misterioso c’è tutto. Per prima cosa occorre precisare che le potenze coinvolte nell’uso di mini armi nucleari appartengono a un largo spettro; anche se è difficile dire con esattezza quali siano, è probabile che la Russia le abbia usate in Cecenia e gli Stati Uniti e la Gran Bretagna nelle varie guerre del Medioriente e nei Balcani. La possibile catena è questa: i primi ad averci pensato sono stati i tedeschi durante la seconda guerra mondiale. È vero che erano molto lontani dal realizzare armi del tipo usato a Hiroshima, ma probabilmente perché non avevano preso quella strada: gli scienziati tedeschi studiavano il modo di creare un differente tipo di bomba, molto simile a quelle usate nei conflitti dalla prima guerra del Golfo in poi, ed erano sul punto di realizzarla. Dato che i laboratori dove questo accadeva erano situati nella parte orientale della Germania, è molto probabile che i russi abbiano messo le mani su questo tipo di armi e le abbiano ulteriormente sviluppate; è probabile che dopo, in seguito a giochi di spie, gli inglesi ne abbiano appreso l’esistenza, gli americani lo abbiano a loro volta appreso dagli inglesi e gli israeliani dagli americani. Negli ultimi tempi, è probabile che anche i francesi le abbiano sviluppate. Partiamo da quello che già è noto, ossia che a partire dagli ultimi vent’anni, dai campi di battaglia dei Balcani, del Medioriente, probabilmente anche della Cecenia, sono arrivate notizie ‘strane’: strane patologie che colpiscono le persone, sia militari che civili. Tutti abbiamo sentito parlare della ‘sindrome del Golfo’: nel corso del tempo, molte persone che sono state in quei campi di battaglia sviluppano strane patologie. Per esempio, tra i militari italiani che hanno prestato servizio nei Balcani, sia in Bosnia che nel Kosovo, pare si sia sviluppato un numero di leucemie molto superiore a ciò che statisticamente ci si potrebbe aspettare, tant’è che il Parlamento italiano ha nominato una Commissione – che non ha concluso alcunché, però il semplice fatto di averla nominata significa che un problema esiste. Ovviamente gli organismi militari hanno fatto del loro meglio per depistare l’attenzione e hanno dichiarato che, probabilmente, causa di queste patologie sono i proiettili fatti di uranio usati nel conflitto. La ragione della scelta di questo materiale, affermano i militari, è nel fatto che l’uranio è il metallo più pesante esistente in natura, e dato che per perforare una corazza o un muro di cemento occorre un forte impatto, un proiettile fatto di un metallo molto pesante causa un buco molto maggiore rispetto a un normale proiettile di piombo. In più, affermano, visto che grazie all’industria nucleare esiste una grande quantità di scarti di uranio che non si sa dove buttare e che non costano nulla, l’uranio è la materia prima perfetta e a basso costo per fabbricare proiettili. La contropartita, purtroppo, affermano sempre i militari, è che l’uranio presenta proprietà di radioattività, e quindi il fatto che sui campi di battaglia restino dei detriti provocati dalla rottura di questi proiettili provoca patologie nelle persone coinvolte. Questa tesi è poco credibile. Se così fosse, dato che l’uranio è usato da parecchio tempo, tutti i minatori delle miniere di uranio si dovrebbero ammalare in massa, mentre tra loro questa patologia non risulta. Oppure tutti coloro che hanno a che fare con l’industria nucleare dovrebbero presentare le stesse caratteristiche, eppure gli stessi soggetti dicono da una parte che il nucleare è sicuro e dall’altra che il semplice fatto di maneggiare proiettili di uranio provoca patologie mortali.
Oltretutto, che l’uranio possa presentare una qualche forma di radioattività è notissimo, dunque come è venuto in mente ai militari di usare un proiettile di uranio? È vero che l’uranio è più pesante del piombo, ma lo è solo del 20%. Il guadagno vale il rischio? La botta che il proiettile dà al bersaglio è funzione della sua energia cinetica, la cui formula è: metà del prodotto della massa per la velocità al quadrato. Per aumentare la forza dell’impatto i militari hanno deciso di aumentare del 20% la massa, ma potevano ottenere molto più facilmente lo stesso risultato aumentando del 10% la velocità del proiettile, e tutto sommato per farlo bastava usare una carica di esplosivo leggermente maggiore. Non è difficile, anzi. Negli ultimi tempi l’artiglieria ha realizzato grandi progressi, per cui, per esempio, mentre nella seconda guerra mondiale le granate sparate dai cannoni uscivano dalla bocca a un chilometro al secondo, adesso escono a cinque chilometri al secondo. In proporzione, che cosa può mai essere quel 20% di maggiorazione…
A dispetto delle varie dichiarazioni ufficiali, le inchieste proseguono. Nella guerra del Libano del 2006 si verificò un caso che fece parlare: in un paesino che si chiama Khiam, dove vi era un caposaldo degli Hezbollah, l’aviazione israeliana bombardò, e si dà il caso che erano presenti fotografi che scattarono alcune foto. L’immagine riprese qualcosa che sembrava, in piccole dimensioni – piccole ma non tanto, era una colonna di 5.000 metri, anche se rispetto a un’esplosione nucleare si può definire piccola – un fungo atomico. Il caso vuole che in quel villaggio era nato un fisico nucleare libanese, il quale prelevò dei campioni dal cratere dell’esplosione – che si era successivamente riempito d’acqua – e li mandò in differenti laboratori in giro per il mondo. Due di questi – non uno, ma due, indipendenti tra loro, di cui uno era il laboratorio di Harwell in Inghilterra, il più rinomato al mondo per fare questo tipo di ricerca – trovarono nel campione una presenza di uranio arricchito. Qui occorre fare una piccola digressione scientifica: che cos’è l’uranio arricchito? L’uranio è fatto da vari isotopi; il nucleo dell’elemento consta di un certo numero di protoni e di un certo numero di neutroni, nel caso dell’uranio i protoni sono 92 – fissati, perché danno la carica elettrica che dà le proprietà chimiche – mentre i neutroni possono essere in numero variabile: 146, e in questo caso la somma protoni più neutroni fa 238, e questo nucleo non è fissile, cioè non si può spezzare, oppure 143, e in questo caso la somma fa 235 e questo nucleo è fissile. Per la bomba atomica serve dunque la varietà 235, quella fissile, mentre la varietà 238 è utile solo in quanto può essere utilizzata per produrre plutonio: attraverso un procedimento ormai ben noto si bombarda con neutroni il nucleo, il quale acquista un neutrone e dopo un rimescolamento interno diventa plutonio 239, a sua volta fissile. Quindi l’uranio 238 è utile non in sé e per sé ma come materia prima per fare il plutonio. Dell’uranio che esiste in natura, il 99,3% è fatto dell’isotopo 238 e solo lo 0,7% è fatto dell’isotopo 235. Dato che per fare la bomba atomica occorre l’uranio 235, si deve cercare di ottenerne una maggiore quantità con un procedimento apposito: si prende l’uranio naturale, in forma gassosa, composto appunto per il 99,3% di isotopo 238 e per lo 0,7% di isotopo 235; lo si mette in una centrifuga, per effetto della forza centrifuga la parte più pesante va all’esterno, la parte più leggera resta al centro. In questo modo, la parte che resta al centro si definisce 'arricchita' ed è uranio 235, mentre la parte che resta all’esterno si definisce 'impoverita' ed è uranio 238. Naturalmente, per avere la quantità necessaria a fare una bomba atomica bisogna arricchire l’uranio fino a raggiungere il 90% di isotopo 235 e il risultato è che questo processo è molto costoso – è quello che stanno tentando di fare, si dice, gli iraniani con le loro centrifughe: ottenere uranio arricchito.
È chiaro a questo punto che, poiché l’arricchimento richiede tutti questi processi complicati e costosi, uno Stato non si sognerebbe mai di usare uranio arricchito in una normale bomba semplicemente per dare maggiore forza all’impatto: quindi la presenza di uranio arricchito nel cratere di Khiam testimonia del fatto o che è stata usata un’arma nucleare contenente già uranio arricchito, oppure che l’uranio si è arricchito nel momento dello scoppio. In entrambi i casi c’è qualcosa di nucleare in gioco. Di fronte ai risultati dei due laboratori le autorità, ovviamente, sono corse ai ripari, e il laboratorio di proprietà delle Nazioni Unite, per esempio, ha negato i risultati. D’altra parte questo laboratorio si è reso famoso perché ha negato anche che nel Kosovo ci fosse alcunché… d’altra parte questi non sono laboratori indipendenti perché dipendono da organismi politici. Dopo aver chiarito la questione dell’uranio, per affrontare l’argomento delle nuove armi utilizzate occorre spiegare brevemente come è fatta una bomba atomica del tipo utilizzato a Hiroshima e Nagasaki. Una volta ottenuta una massa fatta di uranio 235, i nuclei che lo compongono possono essere fissionati, ossia rotti, da neutroni; rompendosi, i nuclei liberano energia, molta energia, tuttavia la probabilità che un neutrone colpisca un nucleo e lo rompa è piccola, perché i neutroni sono molto piccoli, i nuclei anche, e quindi la probabilità che il neutrone riesca a colpire il nucleo è molto bassa: è come fare il tiro a segno. Per aumentare questa probabilità, occorre mettere dunque un gran numero di nuclei: in tal modo, se il neutrone attraversa uno spazio dove ci sono molti nuclei, prima o poi ne becca uno. Questa tecnica è alla base di quello che si chiama la ‘massa critica’. Se io prendo un blocco di uranio 235 tale che la sua dimensione superi quello che in gergo si chiama il ‘libero cammino medio’, cioè il tratto che deve fare il neutrone prima di avere la probabilità di colpire un nucleo, ogni neutrone che passa di lì prima o poi centra un nucleo e quindi avviene l’esplosione. Il valore della massa critica è un segreto militare ma è un segreto di Pulcinella: si sa che esso varia tra 7 e 8 chili. Quindi se io prendo una massa di uranio 235 di 3 chili, non scoppia; aumento la massa e a 7 chili ho l’esplosione.
Stabilito questo, com’è fatta una bomba nucleare? Dato che non posso tenere insieme la massa critica altrimenti esplode, questa massa è divisa in tante sotto-masse, frammenti che separatamente non esplodono, inseriti all’interno di un contenitore foderato all’esterno di esplosivo normale; quando questo esplode, i frammenti implodono, ossia sono proiettati l’uno contro l’altro, creano la massa critica e si ha il botto nucleare. Il fatto che al di sotto di quella massa critica non può esserci esplosione nucleare vuol dire che l’esplosione deve essere per forza gigantesca. La bomba atomica o distrugge un’intera città o niente, non è possibile con questo sistema fare un’arma che distrugga solo un palazzo e basta. In questo senso l’arma atomica è un’arma di estremo ricorso, un’arma poco flessibile che non può essere usata per normali fini militari. Eppure, nei casi in questione – la prima guerra del Golfo, i Balcani, i conflitti degli ultimi anni in Medioriente, forse in Cecenia – pare che le armi usate fossero mini-armi atomiche, cosa che le potenze militari negano proprio dicendo che come tutti sanno, un’arma nucleare non funziona al di sotto di una massa critica.
Dopo la prima guerra del Golfo del 1991 è uscito un libro scritto da un missionario francese, padre Jean-Marie Benjamin, tradotto in italiano con il titolo Iraq: l’Apocalisse, in cui sono contenute molte foto. Read the full article
Fusione Nucleare "calda" - Episodio 3
La fusione nucleare - Parte prima: "Cold fusion".
Le ricerche sulla fusione fredda, i test, gli esperimenti procedono seppur a piccoli passi. Ma per i mass media il fenomeno non esiste proprio, è un argomento ormai tabù.