Tempo ordinario - 9 settembre 2015
Libro di Giobbe (cap. 31, 32, 33 e 34)
capitolo 31
Sicuro della propria innocenza, Giobbe si appella a Dio
1 Ho stretto un patto con i miei occhi, di non fissare lo sguardo su una vergine. 2E invece, quale sorte mi assegna Dio di lassù e quale eredità mi riserva l'Onnipotente dall'alto? 3Non è forse la rovina riservata all'iniquo e la sventura per chi compie il male? 4Non vede egli la mia condotta e non conta tutti i miei passi? 5Se ho agito con falsità e il mio piede si è affrettato verso la frode, 6mi pesi pure sulla bilancia della giustizia e Dio riconosca la mia integrità. 7Se il mio passo è andato fuori strada e il mio cuore ha seguìto i miei occhi, se la mia mano si è macchiata, 8io semini e un altro ne mangi il frutto e siano sradicati i miei germogli. 9Se il mio cuore si lasciò sedurre da una donna e sono stato in agguato alla porta del mio prossimo, 10mia moglie macini per un estraneo e altri si corichino con lei; 11difatti quella è un'infamia, un delitto da denunciare, 12quello è un fuoco che divora fino alla distruzione e avrebbe consumato tutto il mio raccolto. 13Se ho negato i diritti del mio schiavo e della schiava in lite con me, 14che cosa farei, quando Dio si alzasse per giudicare, e che cosa risponderei, quando aprisse l'inquisitoria? 15Chi ha fatto me nel ventre materno, non ha fatto anche lui? Non fu lo stesso a formarci nel grembo? 16Se ho rifiutato ai poveri quanto desideravano, se ho lasciato languire gli occhi della vedova, 17se da solo ho mangiato il mio tozzo di pane, senza che ne mangiasse anche l'orfano 18- poiché fin dall'infanzia come un padre io l'ho allevato e, appena generato, gli ho fatto da guida -, 19se mai ho visto un misero senza vestito o un indigente che non aveva di che coprirsi, 20se non mi hanno benedetto i suoi fianchi, riscaldàti con la lana dei miei agnelli, 21se contro l'orfano ho alzato la mano, perché avevo in tribunale chi mi favoriva, 22mi si stacchi la scapola dalla spalla e si rompa al gomito il mio braccio, 23perché mi incute timore il castigo di Dio e davanti alla sua maestà non posso resistere. 24Se ho riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto: «Tu sei la mia fiducia», 25se ho goduto perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano, 26se, vedendo il sole risplendere e la luna avanzare smagliante, 27si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio, 28anche questo sarebbe stato un delitto da denunciare, perché avrei rinnegato Dio, che sta in alto. 29Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico? Ho esultato perché lo colpiva la sventura? 30Ho permesso alla mia lingua di peccare, augurandogli la morte con imprecazioni? 31La gente della mia tenda esclamava: »A chi non ha dato le sue carni per saziarsi?». 32All'aperto non passava la notte il forestiero e al viandante aprivo le mie porte. 33Non ho nascosto come uomo la mia colpa, tenendo celato nel mio petto il mio delitto, 34come se temessi molto la folla e il disprezzo delle famiglie mi spaventasse, tanto da starmene zitto, senza uscire di casa. 38Se contro di me grida la mia terra e i suoi solchi piangono a una sola voce, 39se ho mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare i suoi coltivatori, 40ain luogo di frumento mi crescano spini ed erbaccia al posto dell'orzo. 35Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente mi risponda! Il documento scritto dal mio avversario 36vorrei certo portarlo sulle mie spalle e cingerlo come mio diadema! 37Gli renderò conto di tutti i miei passi, mi presenterei a lui come un principe». 40bSono finite le parole di Giobbe.
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capitolo 32
DISCORSO DI ELIU
1 Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. 2Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele, il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché si considerava giusto di fronte a Dio; 3si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole. 4Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età. 5Quando vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno.
Eliu contesta le argomentazioni di Giobbe
6Eliu, figlio di Barachele, il Buzita, prese a dire: »Giovane io sono di anni e voi siete già canuti; per questo ho esitato, per rispetto, a manifestarvi il mio sapere. 7Pensavo: «Parlerà l'età e gli anni numerosi insegneranno la sapienza». 8Ma è lo spirito che è nell'uomo, è il soffio dell'Onnipotente che lo fa intelligente. 9Essere anziani non significa essere sapienti, essere vecchi non significa saper giudicare. 10Per questo io oso dire: «Ascoltatemi; esporrò anch'io il mio parere». 11Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso l'orecchio ai vostri ragionamenti. Finché andavate in cerca di argomenti, 12su di voi fissai l'attenzione. Ma ecco, nessuno ha potuto confutare Giobbe, nessuno tra voi ha risposto ai suoi detti. 13Non venite a dire: «Abbiamo trovato noi la sapienza, Dio solo può vincerlo, non un uomo!». 14Egli non ha rivolto a me le sue parole, e io non gli risponderò con i vostri argomenti. 15Sono sconcertati, non rispondono più, mancano loro le parole. 16Ho atteso, ma poiché non parlano più, poiché stanno lì senza risposta, 17risponderò anch'io per la mia parte, esporrò anch'io il mio parere; 18mi sento infatti pieno di parole, mi preme lo spirito che è nel mio ventre. 19Ecco, il mio ventre è come vino senza aria di sfogo, come otri nuovi sta per scoppiare. 20Parlerò e avrò un po' d'aria, aprirò le labbra e risponderò. 21Non guarderò in faccia ad alcuno, e non adulerò nessuno, 22perché io non so adulare: altrimenti il mio creatore in breve mi annienterebbe.
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capitolo 33
Eliu disapprova Giobbe
1 Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi, porgi l'orecchio ad ogni mia parola. 2Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua entro il mio palato. 3Il mio cuore dirà parole schiette e le mie labbra parleranno con chiarezza. 4Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell'Onnipotente mi fa vivere. 5Se puoi, rispondimi, prepàrati, tieniti pronto davanti a me. 6Ecco, io sono come te di fronte a Dio, anch'io sono stato formato dal fango: 7ecco, nulla hai da temere da me, non farò pesare su di te la mia mano. 8Tu hai detto in mia presenza e il suono delle tue parole ho udito: 9«Puro sono io, senza peccato, io sono pulito, non ho colpa; 10ma lui contro di me trova pretesti e mi considera suo nemico, 11pone in ceppi i miei piedi e spia tutti i miei passi!».
Mediante la sofferenza Dio ammaestra l'uomo
12Ecco, in questo non hai ragione, ti rispondo: Dio, infatti, è più grande dell'uomo. 13Perché vuoi contendere con lui, se egli non rende conto di tutte le sue parole? 14Dio può parlare in un modo o in un altro, ma non vi si presta attenzione. 15Nel sogno, nella visione notturna, quando cade il torpore sugli uomini, nel sonno sul giaciglio, 16allora apre l'orecchio degli uomini e per la loro correzione li spaventa, 17per distogliere l'uomo dal suo operato e tenerlo lontano dall'orgoglio, 18per preservare la sua anima dalla fossa e la sua vita dal canale infernale. 19Talvolta egli lo corregge con dolori nel suo letto e con la tortura continua delle ossa. 20Il pane gli provoca nausea, gli ripugnano anche i cibi più squisiti, 21dimagrisce a vista d'occhio e le ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori, 22la sua anima si avvicina alla fossa e la sua vita a coloro che infliggono la morte. 23Ma se vi è un angelo sopra di lui, un mediatore solo fra mille, che mostri all'uomo il suo dovere, 24che abbia pietà di lui e implori: »Scampalo dallo scendere nella fossa, io gli ho trovato un riscatto», 25allora la sua carne sarà più florida che in gioventù, ed egli tornerà ai giorni della sua adolescenza. 26Supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza, gli mostrerà con giubilo il suo volto, e di nuovo lo riconoscerà giusto. 27Egli si rivolgerà agli uomini e dirà: »Avevo peccato e violato la giustizia, ma egli non mi ha ripagato per quel che meritavo; 28mi ha scampato dal passare per la fossa e la mia vita contempla la luce». 29Ecco, tutto questo Dio fa, due, tre volte per l'uomo, 30per far ritornare la sua anima dalla fossa e illuminarla con la luce dei viventi. 31Porgi l'orecchio, Giobbe, ascoltami, sta' in silenzio e parlerò io; 32ma se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, perché io desidero darti ragione. 33Altrimenti, ascoltami, sta' in silenzio e io ti insegnerò la sapienza».
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capitolo 34
Gli errori di Giobbe
1 Eliu prese a dire: 2«Ascoltate, saggi, le mie parole e voi, dotti, porgetemi l'orecchio, 3perché come l'orecchio distingue le parole e il palato assapora i cibi, 4così noi esploriamo ciò che è giusto, indaghiamo tra noi ciò che è bene. 5Giobbe ha detto: «Io sono giusto, ma Dio mi nega il mio diritto; 6contro il mio diritto passo per menzognero, inguaribile è la mia piaga, benché senza colpa». 7Quale uomo è come Giobbe che beve, come l'acqua, l'insulto, 8che cammina in compagnia dei malfattori, andando con uomini iniqui? 9Infatti egli ha detto: «Non giova all'uomo essere gradito a Dio».
La giustizia di Dio
10Perciò ascoltatemi, voi che siete uomini di senno: lontano da Dio l'iniquità e dall'Onnipotente l'ingiustizia! 11Egli infatti ricompensa l'uomo secondo le sue opere, retribuisce ciascuno secondo la sua condotta. 12In verità, Dio non agisce da ingiusto e l'Onnipotente non sovverte il diritto! 13Chi mai gli ha affidato la terra? Chi gli ha assegnato l'universo? 14Se egli pensasse solo a se stesso e a sé ritraesse il suo spirito e il suo soffio, 15ogni carne morirebbe all'istante e l'uomo ritornerebbe in polvere. 16Se sei intelligente, ascolta bene questo, porgi l'orecchio al suono delle mie parole. 17Può mai governare chi è nemico del diritto? E tu osi condannare il Giusto supremo? 18Lui che dice a un re: «Iniquo!» e ai prìncipi: «Malvagi!», 19lui che non usa parzialità con i potenti e non preferisce il ricco al povero, perché tutti sono opera delle sue mani. 20In un istante muoiono e nel cuore della notte sono colpiti i potenti e periscono. Senza sforzo egli rimuove i tiranni, 21perché tiene gli occhi sulla condotta dell'uomo e vede tutti i suoi passi. 22Non vi è tenebra, non densa oscurità, dove possano nascondersi i malfattori. 23Poiché non si fissa una data all'uomo per comparire davanti a Dio in giudizio: 24egli abbatte i potenti, senza fare indagini, e colloca altri al loro posto. 25Perché conosce le loro opere, li travolge nella notte e sono schiacciati. 26Come malvagi li percuote, li colpisce alla vista di tutti, 27perché si sono allontanati da lui e di tutte le sue vie non vollero saperne, 28facendo salire fino a lui il grido degli oppressi, ed egli udì perciò il lamento dei poveri. 29Se egli rimane inattivo, chi può condannarlo? Se nasconde il suo volto, chi può vederlo? Ma sulle nazioni e sugli individui egli veglia, 30perché non regni un uomo perverso, e il popolo non venga ostacolato.
Giobbe si è ribellato ingiustamente a Dio
31A Dio si può dire questo: »Mi sono ingannato, non farò più del male. 32Al di là di quello che vedo, istruiscimi tu. Se ho commesso iniquità, non persisterò». 33Forse dovrebbe ricompensare secondo il tuo modo di vedere, perché tu rifiuti il suo giudizio? Sei tu che devi scegliere, non io, di', dunque, quello che sai. 34Gli uomini di senno mi diranno insieme a ogni saggio che mi ascolta: 35«Giobbe non parla con sapienza e le sue parole sono prive di senso». 36Bene, Giobbe sia esaminato fino in fondo, per le sue risposte da uomo empio, 37perché al suo peccato aggiunge la ribellione, getta scherno su di noi e moltiplica le sue parole contro Dio».









