Ci sono stati interi giorni che ho trascorso sul ciglio di una strada
insieme ad amici marocchini, mentre osservavo i bicchierini per il
tea o i diversi tipi di tajin ed immaginavo una cena da preparare
come un invito da ricevere. Ho ascoltato i loro racconti, le storie di
un tempo, il vociare di ciascuno rincorrersi se le versioni non
collimano… sono rimasta in silenzio di fronte ai più anziani,
altrettanto loro con me, ho sorriso alle mamme che giungevano a
fare la spesa e mi sono informata con loro degli ingredienti
migliori che il negozio offre.
Non ci sono solo marche del Marocco: prodotti da ogni dove dal
Mediterraneo e dall’est Europa, sin dalla Russia.
Ho studiato, da autodidatta come avrebbe detto De Mita senior.
(fonte della foto www.animanticaviaggiaconme.it)
Quando mi sono imbattuta nell’architetto napoletano Silvio d’Ascia ho sorriso tra me ripensando alle ore trascorse accanto agli amici marocchini, protagonisti della versione un tantino più moderna in lingua italo-marocchina de “Il nostro quartiere” di Nagib Mahfuz…
Ricciolo e vagamente legato mentre proviamo a collegarci via
skype, l’architetto mi piace per quella sua attenzione ai
dettagli: parla dei piccoli ponti per la mobilità green o dei
collegamenti pedonali sui quali è impegnato a lavorare con il suo
studio per le città francesi, alla stessa stregua della stazione per
l’alta velocità che ha realizzato a Kenitra, insieme ad Omar Kobbite.
“L’idea di attivare costantemente una connessione tra la modernizzazione delle infrastrutture sostenibili e la rigenerazione urbana – dice – è senza dubbio corretta, non solo sul piano urbanistico ma anche sulle possibilità concrete di attrarre investimenti privati, compresi quelli che si sostengono accompagnando benefici sociali ed ambientali.
In questo senso l’alleanza tra la rete delle città e il sistema delle imprese è sicuramente un approccio orizzontale indispensabile, capace di far crescere in modo equilibrato più aree di un Paese, più aree di Stati diversi e certo rappresenta un metodo che rafforza la diplomazia in generale.
Trovo estremamente felice l’intuizione condivisa dal Sindaco di Milano unitamente al Presidente di Confindustria Boccia che aderisce ai principi di “The World is Flat di T.L. Friedman” e si pone la questione ambientale come strumento per affermare l’economia dolce.”
(Silvio D’Ascia con Badreddine Bertul e Omar Kobbitè)
Giuseppe Sala, è recentemente tornato al quartiere Isola e giustamente ha riconosciuto che in quel quartiere si è sviluppato l’esempio più avanzato della rigenerazione urbana milanese. Condivido la sua opinione perché effettivamente si è creata una connessione tra gli interventi di lustro per una popolazione dalle ampie disponibilità economiche e l’insieme di azioni che imprese piccole e medie hanno potuto realizzare, professionisti, commercianti, cooperative. La rete sociale si è innovata…
Nonostante i passi avanti, mancano ancora gli interventi su molti quartieri popolari, soprattutto regionali in vero; non parlo solo del rifacimento di una cappottatura, un fatto rilevante, mi riferisco ad una strategia che sappia rompere complessivamente, lì dove è più semplice “nel progetto Isola”, quella separazione sociale, culturale o di protagonismo che ancora divide. Non è altro che l’obiettivo di mandato del Sindaco, già auspicato fin dai tempi di Expo2015: allora con il suo staff si pose il problema di come far partecipare a quell’impresa, che personalmente avrei preferito nella visione IFMA, larghe fasce di popolazione; si arenarono sulle forme contrattuali.
Proposi un semplice part time verticale od orizzontale con l’obiettivo di garantire flessibilità nella stabilità: si fece.
C’è il filo del discorso che unisce la passione del Sindaco per
Milano ed esso arriva da lontano, se vuoi iniziare a saperne di più
basta un sopralluogo alla Fondazione Pirelli.
L’architetto campano sorride, gli si illumina lo sguardo anche
dentro la nostra connessione precaria: “beh il mio cuore resta e
resterà per sempre napoletano, non c’è dubbio Silvia!
Conservo nei cassetti molti progetti per la mia città: alcuni
realizzati, come la Porta del Parco a Bagnoli, finito ma in disuso, o
come quello dedicato alla Stazione di Montesanto, ancora non
realmente completata!
Mentre spero di poter tornare a Napoli, ho realizzato diversi
progetti altrove tra cui la Stazione dell’Alta Velocità di Torino
Porta Susa, due grandi complessi finanziari in Cina, Kenitra
Station in Marocco, ed ora sono concentrato soprattutto su una
serie di interventi di scala differente in Francia.
Di Kenitra Station posso dire che innanzitutto abbiamo rigenerato
e creato fiducia nel futuro.
Ricordo l’intensa attività di confronto
con il Prefetto e le diverse istituzioni della città in fase
progettuale, la riflessione sugli spazi per una programmazione
commerciale e culturale che possa fiorire dentro e fuori dalla
stazione; quella sulle funzioni economiche, e non solo, pensate
all’interno del fabbricato viaggiatori; come creare la connessione con quanto
già avviene nei quartieri più contigui messi in relazione dalla stazione stessa: il quartiere moderno in espansione dell’università e dell’ospedale a nord, ed il centro storico con il quartiere della “reale” pubblica amministrazione a sud della stazione.
Il lavoro con i colleghi marocchini, l’amico Omar Kobbité, è stato fondamentale, una reciprocità progettuale dall’esito prezioso! Siamo partiti da uno scambio di visioni tra mondi diversi, un lavoro culturale per comprenderci e per tenere insieme efficienza e creatività, mettendo la mia esperienza nel campo delle stazioni a servizio di un contesto locale e nazionale in cerca di modernità, rappresentata dall’arrivo della Linea ad Alta Velocità!
(Silvio D’Ascia con Omar Kobbitè)
Con un fondo d’investimento sostenibile cinese, raccolsi la disponibilità per una partnership con Milano sul quartiere Maciachini. Mapei e Branca erano d’accordo e avrebbero sostenuto ciascuno con un’azione. Tu come ti sei mosso ?
Complimenti! Accennavo sopra, ma in questi giorni così difficili mi
preme ancor di più menzionare come assolutamente positiva la
mia esperienza con la Cina. Il Data Processing Center Building
Complexe rappresenta un esempio interessante, anche se a
grande scala, per sostenere economicamente un investimento di
trasformazione urbana: mi riferisco alla creazione dal nulla del
nuovo quartiere di Shanghai tra Pudong City et Pudong Airport in
un’ area periferica paludosa. Siamo partiti dall’esigenza manifesta
di Sviluppo del Digitale delle compagnie finanziarie ed
assicurative cinesi in crescita economica esponenziale alla fine del
XX° secolo, per creare delle vere e proprie nuove cittadelle
finanziarie, alimentate energeticamente dall’energia fatale
recuperata dai Data Center,con l’idea di poter creare, al contempo, le condizioni urbane di promozione sociale delle migliaia di persone che vi lavorano ogni giorno.”
Proprio quell’insieme di dati raccolti, grazie a tutte le direzioni
competenti del Comune, è diventato uno schema per altre città
ed è su di esso che ho raccolto la disponibilità di alcune Camere di
commercio estere a costruire insieme alle Città campagne di
comunicazione specifiche per favorire investimenti diretti
estero.
Architetto, hai letto “Chiamate in attesa”?
No, di che si tratta
E’ un testo del Cardinale Tolentino Mendoça, cardinale
portoghese “capo bibliotecario del Vaticano”, io
affettuosamente lo definisco così. Il Papa lo scorso anno gli ha
affidato la stesura degli Esercizi Spirituali, quel volume risalta
con naturalezza, la piacevolezza dei rapporti, la sensibilità di
ciascuno di noi che trova nella relazione con “l’altro”, il senso di
un cammino.
Vuoi dire che non dobbiamo perdere di vista la poesia che risiede
in ciascuno di noi quando progettiamo, innoviamo e
immaginiamo la relazione tra le persone o tra le persone e gli spazi?
Mi trovi pienamente d’accordo.