Domenica c’è il cinquantesimo anniversario di matrimonio dei miei nonni e la frenesia raggiunta in questi giorni di preparativi è paragonabile a quella dei preparativi del gran ballo della croce rossa o alla notte degli oscar. La casa è piena di confetti dorati, vestiti lavati e stirati, scarpe di vernie nera tirate a lucido come specchi, segnaposti con i nomi scritti in oro, rose bianche per la chiesa, rose bianche per il ristorante, rose bianche e oro finte come bomboniere. La fiera del kitsch si è trasferita a casa mia praticamente. Nonostante questo fingo entusiasmo e gioia al limite del credibile all’idea della messa e dell’infinito ricevimento, anche per non venire linciata viva da mia madre. A tutto c’è un limite però e l’ho raggiunto oggi pomeriggio, quando durante i miei vani tentativi di studio in cortile per far sparire quel colorito da mozzarella dalle mie braccia, mia nonna è uscita a raccontarmi le ultime novità sull’avvenimento di domenica. Salta fuori la questione dei tavoli e lei esordisce con: E si, al tavolo principale insieme a noi ho messo i miei figli... ma senza i nipoti... beh no, Anna l’ho messa con noi perché è troppo piccola pero vabbè... ho deciso così. A questo punto vorrei sottolineare una cosa: mia nonna ha due nipoti! DUE! Anna, di quattro anni, e io. Quindi in pratica al tavolo principale ci saranno gli unici parenti con cui ho rapporti tranne me. A questo punto, ricoperta da un leggero strato di sudore freddo, le chiedo io dove sarei messa e dopo le mie insistenze per contrastare le sue divagazioni sul tema mi rendo conto che certe cose è meglio non saperle prima, come quando fai un pircing per la seconda volta nello stesso punto e sai benissimo quanto male fa, non puoi nemmeno prenderti in giro pensando che non farà niente o che guarirà presto. Sarò seduta al tavolo “dei giovani” con mia cugina, un quarantenne single perché assurdamente maschilista e convinto che le donne siano il demonio che non mi ha mai rivolto più di tre parole in fila e un cinquantenne che è tipo un cugino di mia madre di terzo grado totalmente pazzo. Pazzo del tipo che crede di parlare con madre natura, ha i capelli grigi lunghi fino a metà schiena e nel suo tempo libero balla biodanza. BIODANZA CAPITE? Mi sento tanto Jon Snow, la figlia bastarda emarginata dalla famiglia durante il banchetto per l‘arrivo del re, adesso scappo e mi unisco ai guardiani della notte.












