Piccola avventura e riflessioni estrapolata dal mio viaggio in corsica - gr20
La vita è troppo breve per essere miserabile.
Gr 20 - corsica france - all right reserved roberto zampino photo
Leggevo un vecchio diario e tra le cartacce ho trovato una lista che scrissi durante il mio viaggio in Corsica. Avevo dimenticato di quella lista, forse perché volevo dimenticare il giorno in cui l'ho scritta. Tremavo dal freddo e dalla tensione. Avevo appena avuto un incontro ravvicinato con la morte che questa volta mi permise di averla vinta.
Non credo che abbia mai raccontato la gravità della situazione in cui mi trovai. Non volevo farmi considerare uno sciocco, irresponsabile e principalmente non volevo traumatizzare i miei genitori, già abbastanza scossi dalle mie peripezie.
A fine ottobre decisi di partire per un trekking montano in Corsica Chiamato GR20 (farò un articolo in merito con il fotoreportage ), le previsioni prevedevano neve e freddo ma nulla di apparentemente insormontabile. Granito grigio tutto intorno, il peso del mio zaino costantemente a martoriare la mia spina dorsale, 19.000 metri di altitudine complessiva. Libertà, benessere, solitudine. Ho amato quelle sensazioni. L'energia della montagna permeava la mia pelle e mi riempiva di gioia e forza. Non ero mai stanco.
Un giorno il tutto si complicò. La pioggia intensa rese i miei indumenti, zaino e macchina fotografica assolutamente zuppi. Calzini che sembrava parlassero da dentro i miei scarponi producendo strani effetti sonori. Poi il vento. Cosi forte che a volte credevo potesse portarmi via. Quel tipo di vento incessante che ti destabilizza ad ogni passo. Giocavo a gettarmi di faccia al vento facendomi sorreggere dalle raffiche. ( successivamente scoprii che si trattavano di folate di vento fino a 140 nodi.)
La pioggia divenne neve che trasformo il tutto in un paesaggio di alta montagna. Quelle erano condizioni meteo assolutamente imprevedibili in quel periodo, eccezionali.
Il mio percorso quel giorno prevedeva un ascensione da 800 a circa 1600 metri, camminare su una cresta e giungere al rifugio prima della sera. 6 ore e 30 minuti in totale.
La prima parte del tragitto si inerpicava all'interno di una foresta di pini. Gli alberi Scricchiolavano incessantemente. A volte quello che sembrava essere un mitra era un ramo o un tronco che cedeva sotto il peso della neve battente. La visibilità era scarsa ma riuscivo ancora a scorgere quello che pensavo fosse il GR20. I segni che indicavano il trekking scomparivano sotto una coperta vellutata. Il vento era schermato dai tronchi. Sembrava essere tutto sotto controllo. Abbandonata la foresta , le condizioni atmosferiche mi colsero impreparato. Il vento era tale che non riuscivo a camminare e il ghiaccio sulla roccia della cresta era duro e scivoloso. La neve copiosa , forte , incessante , creava una coltre apparentemente invalicabile. Avevo freddo ma ero giunto sulla cresta , non volevo tornare indietro. Pensavo che il duro era passato, adesso dovevo solo rilassarmi e arrivare al rifugio. Avevo impiegato 6 ore per fare un ascesa che ne richiedeva normalmente 3. Ero estremamente al di fuori della mia tabella di marcia. A Novembre in Corsica fa buio alle 17.30 ed erano le 14.00. Avevo all'incirca 4 ore per giungere al rifugio successivo o tornare indietro . Decido di provare la strada del rifugio. Intorno a me tutto bianco. Non riuscivo a comprendere dove mi trovassi. Sapevo la direzione grazie alla bussola ma i segni rossi e bianchi del gr20 erano da tempo sepolti.
Procedo per 30 minuti in direzione sud est. Inspiegabilmente le condizioni, già avverse, diventarono ingestibili. Probabilmente ero giunto ad un valico e avevo cambiato versate. Non riuscivo a stare in piedi, La violenza del vento era tale da scaraventarmi e forzarmi al suolo. La visibilità era pari a zero, non riuscivo a vedermi i piedi. Continuavo a ripetermi "stai calmo, stai calmo" e recitare un mantra che lessi in un libro qualche tempo prima di partire " i'm more than what I appear to be, all the worlds strength and power rests inside me". Avevo commesso un grosso errore nel non ritirarmi prima e adesso dovevo trovare il modo più sicuro per discendere i 700 metri di dislivello che mi separavano dal mio precedente e caldo riparo.
2.34 P.M I miei indumenti erano umidi a causa della pioggia torrenziale dei giorni precedenti e del ghiaccio si era formato nei guanti. Il mio orologio segnava -9C° ma l'effetto glaciale del vento chiamato "windchill" influenzava la mia percezione della temperatura. (giunto a casa feci fare il calcolo : -9C° a oltre 100k/h = temperatura percepita da -27 in giù ). Il freddo interferisce anche sulla durata delle batterie. Prendo il mio GPS con il quale stavo registrando i miei passi. Era l'unico modo per seguire la mia traccia in maniera inversa e rientrare nella foresta. Le batterie dello strumento però mi abbandonarono mentre tentavo di settare il "track back".
Panico. Lo sentii bussare alle porte della mia razionalità . Una volta entrato sarebbe stato un ospite distruttivo. Mi tolsi i guanti congelati, le mani esposte nude alle lame del vento smisero immediatamente di rispondere ai miei comandi. L'atto di cambiare le pile era tanto vitale quanto impegnativo. Con estrema difficoltà estrassi le vecchie pile e inserii le nuove. vedevo le mani gonfiarsi ma non potevo mettere i guati fino al completo montaggio e completa accensione dell'arnese. Ricevo una spinta inaspettata da una raffica di vento che mi getta con le spalle al suolo. Vedo i guanti decollare via, sapevo che sarebbe stato un freddo rientro, se mai che ne fosse stato uno. La montagna si era impossessata anche dei miei bastoni, con i quali mi aiutavo a distribuire e alleviare il peso dello zaino.
Accendo il GPS e seguo ciecamente la traccia rossa che mi porta, dopo circa 40 minuti, al sicuro dei tronchi di pino. Ero ancora lontano dal rifugio ma almeno potevo stare in piedi senza essere strattonato e intontito dal vento.
Da li in poi sarebbe stato tutto in discesa. La neve aveva cancellato le mie tracce ma il sentiero era percepibile. Mi lancio in una corsa dinoccolata verso le pendici del monte. Non credo di aver mai avuto così tanto freddo. I piedi erano sprofondati in uno stato di sonnolenza inconsueto. Avevano anche smesso di dolere. Le mani esplodevano. Correvo spinto dal pensiero che avrei potuto riscaldarle. Erano congelate, mi facevano male. Correvo e urlavo in un vano tentativo di dissipare il dolore .
Scorgo La cascata a cui avevo fatto la foto all'andata, il tronco abbattuto, la curva che mi immetteva in una strada sterrata, un sentiero con adesso 30 cm di neve. E poi, finalmente i lampioni accessi della stazione di Vizzavona. Sembrava essere un miraggio. Entrai stordito in stazione. Tutto chiuso, nessuno al bancone. un luogo modesto con una panca e un termosifone. tutto quello di cui avevo bisogno. Non ricordo che ore fossero. Misi tutti gli indumenti ad asciugare, mi infilai nel mio sacco a pelo con solo le mutande ed una maglia termica ancora miracolosamente asciutta. adagiai i piedi sul termosifone e le mani erano serrate alla tazza con l'acqua ed il tea. Ricordo che sprofondai in un sonno torpido.
Al mio risveglio aggiornai il mio diario di viaggio, per quanto potessi farlo considerando le mani ancora insensibili. scrissi la lista di cui parlavo all'inizio del racconto, nella quale racchiudevo tutte le cose che volevo assolutamente fare prima di morire.
La vita è breve e imprevedibile. Siamo esseri cosi effimeri e delicati che un nonnulla è abbastanza per ucciderci. Pensate alle vittime della maratona di Boston. Era il loro giorno, la loro corsa, la loro battaglia eppure sono stati vigliaccamente uccisi.
Non abbiamo alcun controllo sulla data della nostra morte, quello che possiamo contraltare o direzionale è la qualità della nostra vita. Ognuno di noi morirà ma solo pochi di noi realmente vivono (braveheart). Come?
Domani al vostro risveglio vivete la giornata come se fosse il vostro ultimo giorno in terra. Fatelo come esercizio. Sforzatevi. Sorridete alle persone con tenera sincerità, siate gentili, fate una carezza ai vostri figli. Lavorate dando il massimo di voi stessi e condividendo la vostra energia ed allegria. Tornate a casa e lasciate quel maledetto televisore spento. Sprechereste mai i vostri ultimi minuti seduti a poltrire magari guardando un programma spazzatura? Fate l'amore, passeggiate , dedicatevi a dello sport, leggete. La sera sarete soddisfatti, stanchi ma sereni. Ripetete l'esercizio il giorno dopo, e quello dopo ancora. Scoprirai che i problemi si trasformano in sfide e la tua visione del mondo cambierà radicalmente. Alzati la mattina chiedendoti se quello che hai fatto il giorno prima era degno del tuo ultimo giorno in terra. Se troppo spesso la risposta è no, hai bisogno di cambiare qualcosa. Rischia, fallisci e impara fallendo.
Scrivi una lista di cose da fare prima di morire. Ti aiuterà a rimanere concentrato e lavora giornalmente nel seguire i tuoi sogni. Cerca di canalizzare le tue energie nel conseguimento dei punti della tua lista.
La partenza prometteva bene. oltre 20 gradi e soleggiato. la sera si arrivava facilmente a zero
questa era l'inizio della mia lunga lista:
- viaggiare il più possibile
- diventare un grande reporter/fotografo
- andare in Argentina e sud america
- andare in australia e nuova zelanda
- cercare di dare il più possibile
- acquistare una casa a mare e fare la mia base operativa in qualche posto eccezionale nel mondo
- leggere , leggere, leggere
- vedere il tramonto in sud africa
- vincere il word press award
- lavorare per la national geographic
- Fare una mia marca di vestiti per fotografi
- visitare venezia ( lo feci subito dopo la corsica!)
- scalare un 8a a vista (tra tutte le cose questa mi sembra ancora la più difficile ...)
adesso scrivete voi la vostra lista.
corsica, GR 20, France, Route, roberto zampino copyright - e la foschia si dileguò
unico modo per riscaldare le mani
corsica - gr 20 - right after vizavona - la foresta scricchiolava e proteggeva dalle raffiche di vento
Gr 20 first refuge - corsica france - all right reserved roberto zampino photo