F. , un artista di strada.
Quel ragazzo era a volte totalmente invisibile, vestito del suo mantello di sicurezze che lo teneva al caldo. Sapeva adeguarsi ad ogni tipo di situazione, come se riuscisse a modellare il suo carattere come pongo, sapeva parlare. Era una parola scorrevole e alquanto facile, per lui risultava semplice dar voce ai propri pensieri anche se in fin dei conti non lo riguardavano. Il suo era un dialogo discorsivo e colloquiale, includeva ognuno nelle sue amabili idee.
Un giorno parlò di una poesia che riguardava le persone, persone che sperperavano ogni cosa, dal denaro al sentimento. Parlò di una sua verità, la ricerca della verità e il desiderio di esporla, metterla in vetrina e sentir un esilarante commento di gioiuose congratulazioni.
Lo disse ad una ragazza, che come e perché si trovarono a parlare di difficili parole, quelle di cui raramente si liberava, non si sa ma congiunti in un silenzio quasi quiete si scambiarono le loro vite come un'ultima voce che sospiro fa.
Si trovarono a pensare all'eleganza di quell'attimo che non scrisse più un suo ritorno, sebbene nell'attimo di quelle stranezze nei due si era aperto un varco, un varco che difficilmente si sarebbe chiuso.
Ora che il confessarsi unanime del loro piccolo finì, essi non uno sguardo più si rivolsero e come mente scivola così facilmente per lui, F. tornò a parlare perché è quello che gli riusciva maggiormente ma non più con lei.
Lei che fuggiva in una terra che non era la sua, fuggiva da sola, senza posti da conoscere e senza l'empatia di cui tanto bisogno sentiva, una brezza che l'avrebbe resa meno triste, l'avrebbe portata ad amare la vita invece di volerla troncare.
Ma F. era così e da un dì all'altro non proferì una parola, che fosse una, nei confronti di tal fanciulla che, come un'onda, sbatteva e si ritirava sulla spiaggia come per cercar d'acchiappare qualcosa ormai perduto.