Nicola Gratteri e la giustizia italiana
Nicola Gratteri è un magistrato "con le palle", un uomo di legge impegnato in prima linea nella lotta all'ndrangheta, un piccolo eroe in questa Italia di "furbi".
Oggi si è presentato al programma di Corrado Augias "Le Storie. Diario italiano" per presentare il suo ultimo libro (La giustizia è una cosa seria) e per approfondire il tema del libro stesso, cioè quali sono i problemi della giustizia italiana e come risolverli.
Sono rimasto incredibilmente colpito da due grossi problemi evidenziati da Gratteri:
Informatizzazione inesistente: la giustizia italiana non sa cosa siano i documenti elettronici e funziona ancora in modo "analogico", con relativo spreco di tempo e denaro immenso. Basterebbe una riforma per informatizzare l'iter giudiziario (invio di documenti vari tra avvocati e sedi) per ridurre i tempi, i costi e gli errori dovuti alla perdita di documenti.
Intercettazioni: ho scoperto con piacere che i famosi 7,5 MILIONI di intercettati di cui ha parlato Berlusconi sono in realtà 7,5 milioni di NUMERI di telefono. Qual'è la differenza? La differenza è che mediamente, durante una indagine, si arriva a tenere sotto controllo fino a 200 numeri di telefono per indagato (i trafficanti di droga ad esempio cambiano numero di telefono e scheda telefonica ogni 24 ore). Questo significa che quei 7,5 milioni di numeri in realtà corrispondono a circa 40.000 intercettati, una cifra molto bassa.
Il problema è che le critiche di Gratteri e di tanti altri magistrati competenti restano inascoltate. Perché? Semplice: questo governo non ha alcun interesse a migliorare la giustizia italiana. Anzi, i magistrati sono un nemico da colpire duramente, da tenere sotto controllo il più possibile. Bisogna tarpare le ali a chi cerca di far rispettare la legge, a chi indaga sui pezzi grossi della nostra politica e a chi cerca di rendere la legge davvero uguale per tutti.