7 marzo 2026: già 21 morti sul lavoro in Italia
Dietro i numeri ci sono volti, famiglie e vite spezzate
L’Italia continua a contare le sue vittime sul lavoro. Al 7 marzo 2026, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro, le persone che hanno perso la vita mentre lavoravano o durante il tragitto casa-lavoro sono già oltre cento dall’inizio dell’anno, con 21 vittime registrate nei primi giorni di marzo.
Sono numeri che spesso scorrono veloci nelle statistiche, nei comunicati e nei titoli di cronaca. Ma dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una storia interrotta.
Per chi si occupa di sicurezza sul lavoro — come chi scrive su questo blog — questi dati non sono semplici statistiche: sono fallimenti del sistema di prevenzione e rappresentano una ferita sociale che continua a ripetersi.
I lavoratori morti sui luoghi di lavoro – Marzo 2026
Queste sono alcune delle persone che hanno perso la vita mentre lavoravano nei primi giorni di marzo.
- Piemonte – Luigi Bongiovanni - Puglia – Loris Costantino - Sicilia – Flori Topalli - Lombardia – Giorgio Demonti - Lombardia – Marco Turra - Veneto – Giovanni Nino Dal Canton - Sicilia – S.M. - Sardegna – Luciano Pinna - Sardegna – Antonia Pinna - Basilicata – Leonardo Guglielmi - Marche – Mario Orazi - Veneto – Islam Rafikul - Lazio – Dorel Ciobanu - Sicilia – Francesco Iarrera
A queste vittime si aggiunge anche un lavoratore clandestino morto a Vibo Valentia, la cui identità non è stata resa pubblica.
Non sono semplici nomi. Sono padri, figli, lavoratori che sono usciti di casa per lavorare e non sono più tornati.
Un caso emblematico: Luigi Bongiovanni
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Uno dei primi incidenti mortali di marzo è avvenuto nelle campagne di Margarita, in provincia di Cuneo.
Luigi Bongiovanni, agricoltore di 70 anni, è morto dopo essere caduto in una vasca di raccolta liquami nella sua azienda agricola. Nonostante l’intervento dei soccorsi e del personale sanitario, per lui non c’è stato nulla da fare. Lascia la moglie e due figli.
Questo episodio ricorda quanto l’agricoltura resti uno dei settori con maggiore rischio, soprattutto per quanto riguarda:
- cadute in silos o vasche - ribaltamenti di trattori - esposizione a gas e liquami - lavoro in solitudine
La tragedia dell’ex Ilva di Taranto
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Un’altra tragedia si è verificata nello stabilimento siderurgico dell’ex Ilva di Taranto.
Qui ha perso la vita Loris Costantino, 36 anni, operaio di una ditta dell’indotto impegnato nella pulizia di un nastro trasportatore. La griglia metallica su cui si trovava ha ceduto facendolo precipitare nel vuoto per oltre 10 metri.
Era padre di due bambini.
Il caso è ora al vaglio della magistratura, mentre sindacati e lavoratori hanno proclamato scioperi per denunciare le condizioni di sicurezza negli impianti industriali.
Le morti in itinere
Alle tragedie nei luoghi di lavoro si aggiungono quelle avvenute durante il tragitto casa-lavoro, che giuridicamente rientrano negli infortuni sul lavoro.
Le vittime registrate sono:
- Simone Argenti - Alessio Ardovini - Salvatore Murro - Diego CrittI
Le morti in itinere sono spesso legate a:
- incidenti stradali - stanchezza e turni massacranti - lunghi spostamenti casa-lavoro - mobilità lavorativa precaria
La “strage silenziosa” del lavoro
Ogni anno in Italia oltre mille lavoratori perdono la vita per cause legate al lavoro.
Molti incidenti sono riconducibili a fattori strutturali:
- carenze nella valutazione dei rischi - formazione insufficiente - manutenzione inadeguata di macchinari e impianti - pressioni produttive - appalti e subappalti poco controllati
Come docente e formatore per la sicurezza, non posso non ribadire che la normativa italiana — in particolare il D.Lgs. 81/2008 — è tra le più avanzate in Europa.
Il problema non è la mancanza di norme.
Il problema è l’applicazione reale delle norme.
Non sono numeri
Dietro ogni statistica c’è:
- una famiglia che non vedrà tornare il proprio caro - figli che cresceranno senza un padre o una madre - comunità segnate da tragedie evitabili
La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un obbligo burocratico. Deve essere una cultura diffusa, una responsabilità condivisa tra:
- datori di lavoro - dirigenti - preposti - lavoratori - istituzioni
Perché il lavoro deve essere dignità, non rischio di morte.















