Caldo nei cantieri 2026: cassa integrazione, obblighi del datore di lavoro e nuove tutele per le imprese
Con l'arrivo dell'estate torna uno dei rischi più rilevanti per il settore delle costruzioni: il caldo estremo nei cantieri. Per tutelare lavoratori e imprese, il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto-legge collegato alle infrastrutture e all'attuazione del PNRR che introduce, dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, importanti agevolazioni per l'accesso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa dovuta a condizioni climatiche eccezionali.
Si tratta di una misura che interessa direttamente il comparto edile e le attività affini, offrendo alle aziende uno strumento concreto per gestire le giornate caratterizzate da temperature elevate senza compromettere la tutela della salute dei lavoratori.
Chi può beneficiare delle nuove disposizioni
Le deroghe previste dal decreto si applicano alle imprese già individuate dall'articolo 10 del D.Lgs. 148/2015, tra cui:
- imprese industriali dell'edilizia; - imprese artigiane operanti nel settore delle costruzioni; - aziende che svolgono attività di escavazione; - imprese della lavorazione dei materiali lapidei.
Non si tratta quindi di una misura limitata ai cantieri finanziati dal PNRR, ma di una disciplina destinata a tutto il comparto individuato dalla normativa sugli ammortizzatori sociali.
Cassa integrazione per caldo estremo: cosa cambia nel 2026
La principale novità riguarda le deroghe ai limiti ordinariamente previsti per la CIGO.
Nei casi di sospensione dell'attività dovuta a eventi climatici eccezionali, le imprese potranno beneficiare di condizioni molto più favorevoli.
Tra le principali novità troviamo:
- non si applica il limite massimo delle 52 settimane nel biennio mobile; - viene eliminato il periodo di normale attività richiesto dopo aver già usufruito di 52 settimane consecutive di integrazione salariale; - le aziende non dovranno versare il contributo addizionale normalmente previsto per la Cassa Integrazione Ordinaria.
Una semplificazione importante che consente alle imprese di affrontare le emergenze climatiche senza ulteriori penalizzazioni economiche.
Quando il caldo giustifica la sospensione delle attività
Molti ritengono che la sospensione dei lavori sia possibile solo oltre i 35°C, ma la normativa e la prassi INPS adottano un criterio molto più articolato.
Infatti il trattamento può essere riconosciuto anche con temperature inferiori quando il calore percepito rende comunque rischiosa l'attività lavorativa.
Tra gli elementi che vengono valutati rientrano:
- elevata umidità; - esposizione diretta ai raggi solari; - utilizzo prolungato dei DPI; - lavorazioni particolarmente pesanti; - presenza di macchinari che producono ulteriore calore; - superfici che accumulano elevate temperature.
In sostanza, il rischio viene valutato considerando il reale contesto operativo del cantiere e non esclusivamente il dato della temperatura rilevata.
Le ordinanze regionali possono sospendere i lavori
Sempre più Regioni stanno emanando ordinanze che vietano le lavorazioni nelle fasce orarie più calde.
Quando la sospensione deriva da un provvedimento della Pubblica Amministrazione, la domanda di Cassa Integrazione deve essere presentata utilizzando la specifica causale relativa all'ordine della pubblica autorità, allegando nella relazione tecnica gli estremi dell'ordinanza.
È fondamentale evitare la presentazione di domande sovrapposte riferite agli stessi lavoratori e agli stessi periodi.
Gli obblighi del datore di lavoro restano invariati
L'accesso alla Cassa Integrazione non sostituisce in alcun modo gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008.
Il datore di lavoro continua ad avere il dovere di:
- valutare il rischio da stress termico; - aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi quando necessario; - riorganizzare gli orari di lavoro; - programmare pause aggiuntive; - garantire acqua potabile e aree ombreggiate; - informare e formare i lavoratori sui sintomi del colpo di calore; - predisporre procedure di emergenza.
Una gestione preventiva del rischio rappresenta non solo un obbligo normativo, ma anche uno strumento fondamentale per evitare infortuni gravi e responsabilità civili e penali.
Documentazione tecnica: un elemento decisivo
Per ottenere il riconoscimento della CIGO è indispensabile predisporre una relazione tecnica completa e dettagliata.
È consigliabile descrivere:
- le condizioni climatiche riscontrate; - gli orari delle lavorazioni; - il tipo di attività svolta; - il livello di esposizione al sole; - le misure preventive già adottate; - le motivazioni che hanno reso impossibile proseguire le attività in sicurezza.
Una documentazione accurata rafforza la richiesta di integrazione salariale e dimostra l'effettiva attenzione dell'impresa nei confronti della salute dei lavoratori.
La sicurezza viene prima di tutto
Negli ultimi anni gli episodi di caldo estremo sono diventati sempre più frequenti e intensi.
Per questo motivo la gestione del rischio climatico non può più essere considerata un evento straordinario, ma deve entrare a far parte della normale organizzazione aziendale.
Monitorare quotidianamente le previsioni meteorologiche, consultare i bollettini ufficiali, verificare eventuali ordinanze regionali e pianificare correttamente le lavorazioni rappresentano oggi attività essenziali per ogni impresa edile.
La prevenzione continua a essere il miglior investimento: tutela la salute dei lavoratori, riduce il rischio di sanzioni e consente alle aziende di affrontare con maggiore serenità anche le giornate più critiche














