Talvolta sembra davvero di vivere in un film. Spesso accade quando i momenti di dolore e stanchezza si acuiscono, oppure quando imposti sulla riproduzione casuale il lettore mp3 del tuo cellulare e ti capitano canzoni incredibilmente adatte per quelle strane percezioni.
Lo shuffle talvolta è ironico: magari mette canzoni che sembrano non c'entrare nulla, ma improvvisamente, al momento giusto, tutto acquisisce un senso.
"Don't Panic" dei Coldplay: porca boia, un'altra canzone depressa. Fai per cambiarla quando incontri un tuo vecchio compagno delle medie e la metti in pausa. Lo saluti, ci chiacchieri un po', quel tanto per sbolognarlo, e intanto incominciano a tornarti alla mente tutti gli altri compagni che hai avuto. L'incrocio, ancora di salvezza per chi è un nerd asociale come te. Speri vivamente che debba andare in un'altra direzione. Desiderio avverato: lo risaluti e riparti a piedi. Ti perdi un attimo nei tuoi pensieri, pensando a quanto tempo sia passato da quando hai lasciato quei compagni. Intanto ti rimetti le cuffie verde fosforescente, con la canzone in pausa. Erano le prime note, anzi, i primi attimi di silenzio, quando avevi messo in pausa. E quegli accordi iniziali incominciano a farti muovere la mente.
È un po' come la puntata in cui JD si trasferisce per essere più vicino a suo figlio. Tutto il tempo sembrava scorrergli dietro e lui immobile. Ecco, più o meno l'effetto è quello. Solo che invece che rimanere immobile tu cammini verso casa. Intanto senti come se ti passassero dietro le spalle tutte le persone che hai visto, che hai conosciuto, con cui hai legato, con cui hai litigato, le ragazze con cui sei stato, le ragazze di cui ti sei preso cotte immense, amici con cui non ti senti più, amici che non pensavi più di ricordare, famigliari ormai morti, o che stanno per morire... Tutto quanto ti passa dietro, tutto quanto scorre senza un senso logico.
E intanto tu cammini verso casa, con i Coldplay alle orecchie. E la perfezione della musica fa sì che non appena arrivi davanti al citofono, le ultime note risuonino nelle tue orecchie.
Allora aspetti la vera fine, metti in stop il lettore mp3, riarrotoli le cuffie e metti tutto in tasca. Un momento soltanto per uscire da quel turbinio, un momento di respiro per uscire da quella spirale di ricordi.
Stranamente i tuoi amici non c'erano. Suoni il citofono, e risponde una voce femminile: "Chi è?" "Io".
Sali in casa con una strana faccia ed entri un po' depresso. "Che hai?" "Nulla, perchè?" "Boh, sembri depresso" "Stanchezza".
Forse la stanchezza. Oppure forse perchè dopo un loop del genere ti aspettavi ormai di sentire la voce della tua moglie al citofono e di correre in casa e salutare con un: "Ciao Amore!"
Stanchezza e sogni. Realtà e magia. Due cose che quando si intrecciano producono visioni quasi reali ma, soprattutto, che ti deludono sempre. O ci provano gusto?
"Lo vedevo. Era buttato sul letto come un qualunque oggetto e invece era il terrore puro; eppure mi sarebbe bastato prenderlo e comporre il numero.
Invece rimasi fermo, non mi mossi neanche di un centimetro.
Stetti in piedi come un palo per almeno 10 minuti prima di realizzare la cosa che mi fece crollare tutto il mondo addosso: ero un vigliacco. Un vigliacco di prima mano anche!
Corsi per tutta la casa come un pazzo, urlando con gli occhi sgranati. Dovevo far uscire tutto ciò che avevo dentro, tutto quello che avevo oppresso, tutta la rabbia e la frustrazione."