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InstaTake e il terremoto che ha scosso Instagram e infiammato le opinioni sulla privacy
Previously On InstaTake
Ho sempre amato programmare, e infatti la mia preparazione è prettamente tecnica. Mi piace sperimentare codice, trovare soluzioni, immaginare nuove possibilità. Per questo motivo, ogni volta che sono ispirato, mi ritaglio qualche ora per creare. Da un certo punto di vista, sembra un processo artistico e secondo me, lo è. Curiosità, creatività, voglia di mettersi in gioco sono i riferimenti della mia bussola personale per esplorare al meglio i territori sorprendenti di questa precisa epoca storica, protesa con tutte le sue forze ad un futuro digitale e interconnesso.
Così, una decina di giorni fa, ho realizzato un piccolo script che permette di scaricare le foto Instagram di un qualsiasi utente che abbia un profilo pubblico. Il tutto con un solo click. Senza nessuna registrazione. Senza il bisogno di installare alcun software.
L'ho scritto in poche ore e ho voluto chiamarlo InstaTake.
L'ispirazione arriva quando meno te lo aspetti
L’ispirazione non si può forzare. Le idee brillanti, e non necessariamente di successo, arrivano quando meno te lo aspetti, in modi spesso imprevisti.
Un amico mi aveva chiesto come fare velocemente il backup di un account Instagram di cui aveva perso la password. Così, ho iniziato a ragionare ad alta voce: "vabbè le foto alla fine sono pubbliche", "possiamo salvarle una ad una dal profilo web", "forse c’è pure un modo per automatizzarlo", "probabilmente con javascript lo faccio in 10 secondi".
Questo piccolo episodio mi ha portato a scrivere il primo pezzo di codice che ha ispirato InstaTake.
Rincorrere la visibilità non serve
Dopo averlo pubblicato online, l’ho linkato su ProductHunt, una community dove si discute di nuovi prodotti interessanti presenti in Rete. Inizialmente, Instatake era passato placidamente inosservato.
Dopo un po', qualcuno di TheNextWeb lo ha notato e ne ha scritto un post. All’improvviso, InstaTake era sulla home di uno dei più importanti blog di tecnologia al mondo con uno stuzzicante titolo "InstaTake lets you download anyone’s Instagram photos to your computer".
Non vi nascondo la mia sorpresa dal retrogusto un po’ amaro. Quante volte avevo provato a contattare gli editor di TNW e simili, per far conoscere la mia startup! E ora con un piccolo script eccomi in home page!
Don't keep calm
Nelle ore successive, un vero e proprio terremoto si è creato intorno a InstaTake: Home page di TNW; top classifica di Product Hunt; quasi 1000 tweet sull’argomento; più di 4000 download effettuati.
L’opinione del web si spacca in due: da un lato quelli del "Bellissimo! Perché nessuno ci ha pensato prima? ci voleva proprio un tool del genere" e dall’altro quelli del "Ma è terribile! Questa è una violazione della privacy clamorosa".
Accade l’inevitabile: Instagram nota Instatake e mi scrive. Vengo contattato in privato e mi viene chiesto gentilmente di chiudere InstaTake, fondamentalmente per due motivi: non è possibile utilizzare la parola "insta" nel nome; non si può far scaricare a un utente le foto di un altro utente.
Dopo un vario scambio di email, mentre in Italia scendeva la notte, decido di risolvere la questione definitivamente e chiudo il servizio.
Di nuovo, la reazione degli utenti online si divide in due posizioni nette: da un lato, i fautori della libertà degli sviluppatori hanno criticato l’intervento di Instagram, dall’altro gli utenti che vedevano in InstaTake uno strumento amico degli stalker, hanno tirato un sospiro di sollievo.
La metafora del coltello
Mentre accadeva tutto questo, mi è tornato in mente una vecchia metafora che mi raccontava mio padre quando ero piccolo: con un coltello puoi tagliarci la carne e puoi anche ucciderci un uomo, vogliamo condannare chi produce coltelli perché incentiva la violenza?
Avevo intercettato un’esigenza, avevo trovato una soluzione e avevo, ingenuamente, pensato che potesse essere utile a molti.
Instagram non ha voluto sentire ragioni. Un tool del genere era troppo pericoloso messo in mano a utenti con cattive intenzioni. La storia del backup non reggeva.
C’è da dire che in questo terremoto avevano preso posizione anche TheNextWeb e ProductHunt per sottolineare come ci fossero diversi utilizzi leciti di un tool di questo tipo e fosse unicamente una scelta dell’utente rispettare la privacy altrui.
I know what you did
In una manciata di ore, il terremoto è finito e l’hype conseguentemente si è sgonfiato. Ho avuto confronti decisamente costruttivi con vari interlocutori in privato che per i motivi più disparati hanno voluto approfondire la questione e mi hanno contattato.
Ho notato, quasi con tutti, che le motivazioni di Instagram sono decisamente soggette ad interpretazione. Molti aspetti della questione possono essere inquadrati in maniera completamente diversa in base alle ragioni che si portano a supporto.
Ma, ancora più interessante, è stato il rendersi conto della percezione della privacy che hanno in molti. E’ stato necessario l’arrivo di un tool che con un click facesse scaricare centinaia di foto per capire che le nostre foto Instagram (e non solo) sono pubbliche. Accessibili a tutti. In pochi secondi. Si possono ottenere con decine di tool che sono lì fuori da sempre. Anche con un obsoleto "click-destro + salva-con-nome".
Chiunque abbia voglia e tempo può salvare, per sempre e a tua insaputa, tutte le tue torte, tutti i cuori sui tuoi cappuccini, e tutte le tue fantastiche selfie. E questo da molto prima di InstaTake!
Nota: Il codice di InstaTake è liberamente disponibile su GitHub.