Le reti neurali artificiali
Dopo una breve introduzione alla storia dell'intelligenza artificiale, vediamo quanto le reti neurali siano importanti e, soprattutto, come funzionano i loro principali paradigmi di apprendimento.
All'interno del cervello umano la risoluzione dei problemi cognitivi è affidata a reti neurali, composte da cellule neuronali. Quando si parla di reti neurali artificiali ci si riferisce a sistemi di elaborazione dell'informazione il cui scopo è simulare il ruolo dei neuroni biologici all'interno di un sistema informatico.
Il comportamento intelligente emerge da migliaia di interazioni tra le reti neurali interconnesse. Lo scopo finale è quello di acquisire informazioni dal mondo esterno, elaborarle e restituire un risultato sotto forma di impulso.
I nodi che compongono una rete neurale sono di tre tipi:
Unità di ingresso (Input layer)
Unità nascoste (Hidden layer)
Unità di uscita (Output layer)
Schematizzazione di una rete neurale. Fonte: Wikipedia
Ognuna di queste unità si attiva se le informazioni che riceve dagli altri nodi o dal mondo esterno superano la soglia di attivazione. In questo caso emette a sua volta un segnale attraverso dei canali di comunicazione fino a raggiungere le altre unità cui è connessa. La precisione delle previsioni dipende quindi dall’intensità delle interazioni tra i vari nodi.
La funzione di trasferimento del segnale nella rete non è programmata ma è ottenuta attraverso un processo di apprendimento - definito per la prima volta da Arthur Samuel - che può essere:
Supervisionato, la rete viene addestrata tramite una serie di esempi mostrati in successione allegati dal risultato effettivo, in modo da individuare i collegamenti che li legano. Successivamente, tali dati vengono usati per modificare i parametri della rete stessa e minimizzare l'errore di previsione. Se l'addestramento ha successo, la rete impara a riconoscere la relazione incognita che lega le variabili d'ingresso a quelle d'uscita, ed è quindi in grado di fare previsioni anche laddove l'uscita non è nota a priori.
Non supervisionato, basato su algoritmi d'addestramento facendo esclusivamente riferimento ad un insieme di dati che include le sole variabili d'ingresso. Tali algoritmi tentano di raggruppare i dati d'ingresso in cluster rappresentativi dei dati stessi.
Per rinforzo, nel quale un algoritmo si prefigge lo scopo di individuare un certo modus operandi, a partire da un processo d'osservazione dell'ambiente esterno; ogni azione ha un impatto sull'ambiente, e l'ambiente produce una retroazione che guida l'algoritmo nel processo d'apprendimento. Contrariamente all’apprendimento supervisionato, non sono presentate coppie input-output di esempi noti e non si procede alla correzione esplicita di azioni subottimali.
Esistono tuttavia paradigmi di apprendimento etichettabili come nuovi, tra essi, l'apprendimento profondo. Vediamone insieme le caratteristiche, unite alle tecniche di convoluzione e pooling, in questo articolo.
Matteo Pazienza











