IL BUNKER SI TINGE DI AMARANTO
Dopo Distaccato di Fares (prodotto da JXN) e Luce spenta di Erin (autoprodotto assieme a Caph), è il turno di Piccolo. Il terzo progetto solista in uscita dal bunker è Amaranto: 7 tracce prodotte da Erin e Caph pronte a stravolgere il concetto di malinconia.
Per contestualizzare, un rapido excursus sui bnkr44.
Trattasi di un collettivo proveniente dalla provincia di Empoli composto da ragazzi poco più che ventenni. Dopo essersi affermati su SoundCloud, vengono invitati dal duo degli Psicologi ad aprire alcune delle date del tour estivo 2020. Poco più tardi vengono scritturati da Bomba Dischi (etichetta discografica degli stessi Psicologi e di Calcutta) che pubblica alcuni loro brani su Spotify in un album best of dal titolo 44.DELUXE.
Il collettivo toscano scuote il panorama indie mischiando itpop e lo-fi. Canzoni come Sabbia e Temporale entrano nelle playlist di alta distribuzione e in poco tempo il bunker dove i ragazzi si rinchiudono per fare musica diventa un punto di riferimento. Dopo 44.DELUXE si apre un nuovo capitolo: i progetti solisti.
La voce di Piccolo vola alta, tra precise intonazioni e falsetti. A volte trema quasi fosse sull’orlo di una crisi di pianto, ma tiene duro. I testi si rivelano piuttosto ermetici nonostante le scelte semantiche non escano dal quotidiano. La dizione è frammentata per porre l’accento su melodie di voce freschissime, alle quali l’orecchio non è del tutto abituato. Provare per credere.
In merito al genere non si discosta molto da quanto prodotto con i bnkr44 e anzi, Amaranto pare essere il cugino melanconico di Luce spenta (Erin). Il mood, come direbbero in America, è blue, anche quando la base sembra suggerire scenari più radiosi.
Piccolo, all’anagrafe Duccio Caponi, è il classico cantante che ti fa provare nostalgia per qualcosa che non hai ancora vissuto.
Il sample della risata di Erin apre I miei ricordi, primo brano dell’album. L’autore è sospeso fra la perdita della memoria e la capacità di richiamare alla mente vivide immagini del passato. Nella prima strofa emerge una figura ricorrente dei testi di Piccolo: l’attesa legata ad un determinato luogo.
Se mi senti, se mi aspetti
Non cercarmi tra la gente
Puoi trovarmi dove sempre
(I miei ricordi)
Luoghi mai espliciti, ma che riconosciamo come i luoghi in cui abbiamo condiviso sensazioni forti. Luoghi che saranno per sempre legati a ricordi, pure se ti convinci di averli cancellati.
Le parole si dicono e si contraddicono in modo incerto e febbricitante. L’insicurezza porta costantemente il giovane a rivalutare quanto appena detto. Alla fine ammette: “ho perso”.
Staccionate nasconde un ritornello d’autore. Difficile credere che sia stato scritto e prodotto da ventenni, ma è tutto vero. I synth vengono troncati sui primi due versi per esplodere assieme alla voce nei due versi successivi in modo quasi orchestrale.
Aspettami che non voglio scivolare
La notte in bilico sulle staccionate
Per vedere cosa c'è al di là
Del confine con la tua città
(Staccionate)
In bilico sopra quelle staccionate tipiche della provincia Piccolo si relaziona con una persona più disinvolta che “vuole fare le cose pericolose”, mentre lui, appesantito dalle paure, fatica a reggere il passo.
Il terzo brano è Fantasmi. La voce educata del ragazzo toscano si scontra con un basso arrogante alla Good times di Ghali. Il testo ricalca il videoclip di Fili di ferro, in cui si vede Piccolo scappare da una ragazza in mezzo ai panni a stendere.
Ritorna il motivo dell’attesa con un elemento in più.
Se vuoi puoi aspettarmi dove mi hai lasciato
(Fantasmi)
I luoghi dove si viene portati o lasciati sono centrali nell’estetica di Piccolo, come dimostra il testo di Luci, brano di 44.DELUXE.
Dimmi dove verrai
A prendermi stanotte
E ancora per quante volte
Vorrai portarmi con te
(Luci - bnkr44)
Anche qui, il luogo non è specificato. È un segreto che ci si porta nella tomba. Un luogo onirico, figurato. Una consuetudine di pochi eletti. L’anello di congiunzione tra due anime.
In Triste nuvola il vibrato nella voce coincide con la narrazione del brano. Da una produzione che, a detta di Erin, era pronta ad essere cestinata, giunge una storia tipicamente adolescenziale. Piccolo cerca in modo esasperato l’attenzione di una persona amica per farla sentire sollevata in un momento di massima difficoltà. Chissà che quella persona non sia lui stesso.
Cosa avevi ieri?
Perché non mi guardi più?
Cosa dovrei fare per attirare la tua attenzione?
E non basta farsi del male alle braccia?
Piccola triste nuvola, che c'è?
(Triste nuvola)
Cerotti sulle guance è il tuffo al cuore che ci si aspettava dall’album. Un’iniezione di malinconia per endovena.
In un impianto piano-voce, si inseriscono synth celesti. Piccolo dà sfoggio delle sue abilità canore in modo magistrale. Niente vibrato questa volta, solo precisione.
Anche in questa occasione ritorna l’immaginario del luogo da raggiungere:
Ma dimmi dove mi porti
Le notti in cui mi chiedi di non prendere
La strada giusta
[…]
Dai, dovrei
Ma sto ancora un po' se vuoi farmi vedere
(Cerotti sulle guance)
-Non preoccuparti, ci penso io. Ti porto da qualche parte così non ci pensiamo. Ti porto al mare, o in quella casa abbandonata dove abbiamo scritto il nostro nome sui muri.
-Tanto lo so che stai prendendo tempo perché non vuoi che me ne torni a casa. So che mi vuoi tenere lontano da quella roba. Per questo ti ringrazio.
Nel mentre i cerotti asciugavano le lacrime.
Gocce è il singolo che annuncia l’EP ed è il brano manifesto della metrica sincopata dell’artista. Fra synth retro space Piccolo racconta la dissociazione dalla realtà che si prova assumendo farmaci a base di benzodiazepine.
Nel tentativo di rifuggire all’ansia si ritrova intrappolato in una sorta di limbo dove anche le cose più semplici sembrano irriconoscibili. Tutto perde senso.
Proverò cose nuove per non provare niente
Piove, ma non riesco a sentire le
Gocce per l'umore sulla mia pelle
Sai, non mi sento più me stesso
Da anni e non mi fa
Stare meglio la
Roba che prendo e che
Mi porta con sé
(Gocce)
L’ultima traccia è Fili di ferro, secondo singolo estratto dall’album.
Un’originale accordatura di chitarra accompagna un sussurrio di voce dolcissimo. Quasi come se stesse esalando gli ultimi respiri Duccio, trafitto dalle consuete turbe giovanili, si chiede che “che cos’ho?”.
Il climax viene raggiunto nel secondo ritornello, dove Erin dimostra di essere un vero e proprio gioiello delle produzioni.
Per l’ennesima volta viene ripreso il tema della fuga alla Somewhere only we know.
Forse so dove vai quando scappi
Perché anni fa mi portavi con te
(Fili di ferro)
Piccolo è vittima di una forza schiacciante che lo stritola o lo risucchia. Si batte per non cadere in quegli occhi che chiamano il suo nome.
Due corpi che si cercano e si vogliono reciprocamente, ma non possono coesistere. Uno dei due dovrà sacrificarsi. Soffocherà.
Amaranto, il primo album di Piccolo (Bomba Dischi/Puro srls distribuito da Universal Music) in uscita il 5 maggio 2021 su tutti gli store digitali.
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