—— ❝ Before fainting, only this. ❞ ⌠ 3OO72O15 ; OO.25 ––– La vie en rose ; New York ⌡ Si portò le mani sulle guance a quelle parole. Aveva la pelle delle mani freddissima e, al contatto con le dita della mano, anche le sue guance non sembravano calde come avrebbero dovuto. Strinse appena le labbra e fece un passo indietro, come ogni volta, come in ogni occasione che riteneva “pericolosa”. Cercò di sorridere e si congedò velocemente da lei. «Sto bene, tutto bene. Non preoccuparti. Scusami un secondo, piuttosto, prendo un bicchiere d'acqua e torno.» Sapeva che con difficoltà avrebbe potuto spingere la sua amica a desistere se mai avesse visto qualcosa di strano e, di sicuro, non sarebbe stato quello il caso visto le sue condizioni. Però un tentativo doveva pure farlo. Un'altra fitta la spinse ad arricciare il naso e sbuffò sonoramente passandosi una mano sulla pancia. «Fai il bravo, amore.» Sussurrò alla sua pancia mentre si allontanava da lì velocemente. «Riposo.» Quante volte i medici avevano ripetuto quella semplice parola? Grace aveva giurato a sé stessa di ascoltarli, di comportarsi da persona matura e far tutto ciò fosse necessario per non mettere in pericolo suo figlio e la sua stessa vita. Lo aveva giurato l'attimo prima di entrare a lavoro quando avrebbe dovuto stare a casa in congedo di maternità, lo aveva giurato su un aereo decisa a rivolvere qualsiasi problema si fosse creato con Mark in quei mesi, lo aveva giurato ogni giorno mentre al caldo torrido dell'estate si aggiungeva la stanchezza della preparazione della sua tesi a fine Settembre. Chiuse gli occhi e prese un respiro profondo cercando di attenuare quel dolore che era cominciato la mattina, dopo quel bacio di Mark prima di vederlo uscire di casa. Sorrise appena al ricordo di quella mattina. Non si pentiva di nulla: né del viaggio, né del lavoro, né di quell'allenamento non programmato. Eppure, in quel momento, avrebbe semplicemente voluto una macchina con cui tornare a casa, mettersi a letto e dormire svegliandosi l'indomani senza nessun tipo di dolore. Strinse gli occhi all'ennesima fitta e si portò una mano al fianco premendo le dita contro la pelle come per fermare quel leggero pizzico che la stava facendo diventare matta. Era uscita dalla sala piena di persone per prendere una boccata d'aria, lasciò andare la testa indietro e respirò a pieni polmoni aspettando che quel fastidio passasse. Prese il telefono dalla borsa e mandò l'ennesimo messaggio a Mark. “Ti prego, molla tutto e vieni qui, Micky sta facendo i capricci ed io muoio di dolore e ho bisogno di te.” Cercò di soffocare tutto quanto mentre conservava il telefono nella borsa. Per quella sera aveva fatto abbastanza, era stanca. Stanca di quel vestito troppo stretto, di quei tacchi troppo alti, di quella situazione estremamente fastidiosa. E troppi pensieri, decisamente troppi. Uno dietro l'altro, uno sull'altro, immagini differenti che si sovrapponevano al dolore che sentiva e a quella sensazione febbricitante che si portava addosso. Una patina leggera sembrava coprirle gli occhi, quasi fossero lacrime che da un momento all'altro potessero scenderle lungo le guance. Cercò Melody tra la folla ma la vide al fianco di Jamie; Genevieve e Damien l'uno vicino all'altro; Isabelle...non la conosceva abbastanza per chiederle una cosa del genere e forse non era neanche il caso. Aveva lasciato Spencer in quell'istante per poter uscire fuori sul terrazzo con una scusa e adesso non riusciva più a scorgerla tra gli invitati. Michael, forse avrebbe dovuto accettare quel loro segnale per poter finalmente uscire fuori di là e tornare a casa. Forse, ma non fece in tempo. Voltò le spalle al parapetto di quel terrazzo, un leggero capogiro la costrinse a poggiarsi con la mano sullo stipite della porta finestra da cui era uscita mentre sentiva le gambe pesanti, la testa leggera e quel velo di fronte agli occhi farsi sempre più spesso. Un respiro, un secondo, il terzo. Affannosi tentativi di recuperare il fiato un attimo prima di trovare con gli occhi lo sguardo del suo amico in piedi accanto ad Aurore dall'altra parte della sala. Fu un solo istante, un “aiuto” sussurrato con il solo movimento delle labbra senza che dalla gola uscisse un solo fiato. Fu in quel momento che vide anche Spencer avvicinarsi a lei, gli occhi di Melody guardarla e poi il buio. Solo quello prima di crollare a terra. — | 30 - 07 - 2015 | 00.38 | La Vie en Rose - NYC | *Uscì stanco da lavoro quella sera e l'idea di dover partecipare ad una festa d'inaugurazione lo stancava ancor prima che arrivasse. Ma era comunque stato un piacere ricevere quell'invito, così non appena fu libero si schiodò dalla scrivania e raccolse le sue cose. Si rimise un momento in ordine davanti allo specchio e prese l'ascensore, mentre ancora si sistemava il nodo alla cravatta. Guardava in alto i numeri scorrere lentamente verso lo zero quando sentì vibrare il cellulare. Era Grace, aveva bisogno di lui, sembrava una cosa non da poco. Uscì in fretta dall'ascensore mentre ancora le porte si aprivano e corse verso l'auto. Dopo aver messo in moto si diresse verso il locale, mentre dava un'occhiata al cellulare per ricordare l'indirizzo. I pensieri si affollavano in mente ma era necessario rimanere concentrati.* [...] *Non appena arrivò sul posto notò una piccola calca attorno, probabilmente, a Grace. Si avvicinò e scese dall'auto, cercando di farsi strada.* Scusate, permesso, sono il fidanzato, fatemi passare. *Non appena la vide lì cercò subito di mantenere la calma. Le prese la testa e le mise una mano sul pancione, e poi si guardò attorno.* Toglietevi, fatela respirare! Avete già chiamato l'ambulanza? Grace, amore, mi senti? Sono qui. [ http://24.media.tumblr.com/.../tumblr_mjubpx6RHb1s27xkzo1... ] {https://33.media.tumblr.com/.../tumblr...} «Mark. Portami via, per favore; la pancia, mi fa male la pancia. Il bambino. Mi spiace, non volevo, non volevo fargli del male; mi dispiace. Non essere arrabbiato. Portami via.» {http://data3.whicdn.com/images/68459543/large.gif}














