foto mie
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Girasoli di giugno
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foto mie
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Girasoli di giugno
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Pizzomunno di Vieste - foto mia - k foto
AGOSTO MORSICA
COMA COSE
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Una spiaggia un pò speciale
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Oggi, nella mia prima giornata al mare, ho voluto tuffarmi non tanto nell'acqua, ( ancora piuttosto fredda, a dire il vero), quanto in un altro tempo. Un tempo ormai lontano più di 25 anni.
Infatti passando accanto all'ininterrotta fila di stabilimenti balneari che va da Pinarella a Cervia, ad un certo punto, ho avuto un flash.
Una domanda mi è venuta a trovare.
Ma dov'è sarà lo stabilimento in cui andavo da bambino ? Esisterà ancora? O sarà stato assorbito da altri stabilimenti?
Così me lo sono andato a cercare. E incredibilmente, l'ho trovato!
Ma la cosa che più mi ha sorpreso è aver ritrovato gli stessi gestori. Gli stessi!!!
Ovviamente loro, ma cambiati, dopo più di 25 anni!
Il proprietario, un tempo magrissimo, ora appesantito e la moglie proprio lei, ancora al bancone del bar.
In questi primi giorni di maggio, ovvio, lo stabilimento, non è ancora pienamente operativo. Anzi, è un pò, come se si stesse risvegliando dal lungo letargo invernale.
Il gestore, questa mattina alle 8.30 era già al lavoro in spiaggia, e stava montando la"passerella" centrale. Quella che fra qualche settimana dividerà la distesa di ombrelloni e lettini in due parti esattamente uguali.
E' stato così, che una volta riconosciuti i gestori, mi son voluto fermare a far colazione e a scambiare due chiacchiere. È stato un pò come fare un viaggio fra quel tempo lontano, fra i giochi di allora, trasformati in ricordi, e i giochi, gli arredi e le immagini di oggi.
Un continuo ripescare ricordi nella memoria e confrontarli con ciò che avevo davanti oggi, in questa bellissima prima domenica di maggio.
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Kennst du das Land ?
[ Lead Mignons Gesang ]
Conosci tu il paese
dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe
le arance d’oro
Una brezza lieve
dal cielo azzurro spira
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?
Laggiù! Laggiù!
O mio Amato, con te vorrei andare!
Conosci tu la casa?
Sulle colonne il tetto posa
La grande sala, splende
scintillano le stanze
Alte mi guardano
le marmoree effigi:
Che ti hanno fatto
o mia bambina?
La conosci tu?
Laggiù! Laggiù!
O mio Custode
con te vorrei andare.
Conosci tu il monte
e l’impervio sentiero?
Il mulo nella nebbia
cerca la sua strada
Nelle grotte s’annida
l’antica stirpe dei draghi
La roccia precipita
e su di lei l’onda
Lo conosci?
Robert Schumann, Lierder und Gesaenge op 98. Prima Parte. Con Alessandro Solbiati.
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Il cielo
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Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri. Un'apertura e nulla più, ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena, né alzare la testa, per osservare il cielo. L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente e mi solleva dal basso. Perfino le montagne più alte non sono più vicine al cielo delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più che in un altro. La nuvola è schiacciata dal cielo inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo come il gufo che scuote le ali. La cosa che cade in un abisso cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciosi, infuocati e aerei, distese di cielo, briciole di cielo, folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente perfino nel buio sotto la pelle. Mangio cielo, evacuo cielo. Sono una trappola in trappola, un abitante abitato, un abbraccio abbracciato, una domanda in risposta a una domanda.
La divisione in cielo e terra non è il modo appropriato di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere a un indirizzo più esatto, più facile da trovare, se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari: incanto e disperazione.
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[ Wislawa Szymborska, Il cielo. ]
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My philosophy (2)
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Aquiloni a Cervia
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Ci sono aquiloni oggi nel cielo.
Aquiloni ondeggianti sul mare profondo, ch'è il cielo di fine aprile.
Ci sono invisibili fili che li tengono ancorati a questa distesa di sabbia e di mare.
Li guardo, e il mio sguardo corre al doppio ordine d’onde, che s’infrange su questa spiaggia. I colori decisi, incisi nel vento, a tremolare su in alto, e le onde, che instancabili, mi sfiorano i piedi.
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Sto sospeso fra onde e colori mentre penso a come negli occhi di certe persone, sempre volino fiammeggianti aquiloni.
Un bisogno di vento negli occhi.
Una fiamma che splende in silenzio.
Bandiere, boe galleggianti, a segnalare la presenza del sogno.
Son questi gli aquiloni che so scorgere negli occhi delle persone.
Mi stendo sul tepore di sabbia ed avverto sotto le spalle e la schiena, la solida consistenza del mondo.
Ma basta fissare per cinque minuti uno di questi aquiloni, e tutto si capovolge!
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Il pavimento dell’universo sta al di là dell'azzurro.
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Il cielo del mondo s’è capovolto ed io, adesso, sto aggrappato al pianeta, sospeso ad un passo dal precipitare.
Basterebbe ben poco: un movimento appena, un impercettibile lasciarsi andare e potrei scivolare laggiù, in quel vento che sostiene quei colori e quei sogni.
Chiudo gli occhi accecati da una vertigine di luce che scoppia dentro...
Potrei precipitare all’infinito in quel lago d’azzurro.
E più cado nel cielo, più sprofondo dentro me stesso e più m’immergo nel sole.
Nessuno potrebbe afferrarmi.
Galleggio!
Palloncino colorato di giallo
che s’infila nel cielo
al richiamo del giallo del sole.
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E dentro il bagliore
dentro i miei occhi chiusi
divento visione...
pura visione!
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Colore che vibra, che respira,
che brilla fino a toccare un punto
dentro di me, che ha il calore
del sole.
E infine, nell’universo che rotola
e si capovolge
sono io che infine, mi vedo:
uomo volante, incantato, sospeso
tremolante nel vento,
tenuto in volo e guidato
per un esile, ma tenace filo
dal suo mondo-aquilone...
il mondo interiore.
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