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"Il Professore col cappello"
È mattina quando salgo sul treno. Ho con me quella stanchezza che solo certe settimane riescono a lasciare addosso. Mi accomodo accanto al finestrino, sperando che il viaggio scorra tranquillo. Il treno parte lento, quasi svogliato, dalla stazione centrale. Mi sistemo i bagagli pronta ad affrontare ore di silenzio cercando di staccare i pensieri dal solito vortice quotidiano. Ho con me un libro, ma oggi non ho molta voglia di leggere. O forse è solo che la mia mente cerca pace, silenzio, qualcosa che non so ancora nominare.
Poi lo vedo. È seduto proprio di fronte a me, in diagonale, un uomo dall’aspetto fuori dal tempo che attira subito la mia attenzione. Indossa un abito grigio perla, ben tagliato, elegante in modo impeccabile, quasi teatrale, ma senza alcuna ostentazione. Ha un’eleganza d’altri tempi: giacca ben stirata, una camicia chiara con i polsini rigidi, cravatta sottile e un cappotto color cammello piegato ordinatamente sulle ginocchia come fosse un rituale. Un uomo che sembra uscito da un vecchio film. Ma il dettaglio che mi colpisce è il cappello: un Borsalino blu notte, che gli dona un'aria stravagante e quasi letteraria. Elegante ma vagamente fuori posto, come se appartenesse a un’altra epoca o a un altro luogo. Calzato con naturalezza, come se fosse la sua firma. Un accessorio insolito per chi viaggia in treno, e forse è proprio per questo che mi incuriosisce ed è infatti, il primo dettaglio che cattura il mio sguardo. Un oggetto d’altri tempi, che pare raccontare già da solo un pezzo della sua storia.
Il suo profumo è discreto appena percepibile, e ha qualcosa di caldo, come il legno bagnato di pioggia o di carta antica, come quei libri che odorano di cuoio e legno speziato. Non so come altro descriverlo. È un odore che mi riporta a certe biblioteche silenziose, a scaffali pieni di libri letti e riletti. Ha mani affusolate ma importanti. Tiene in mano un taccuino con la copertina in pelle dove ogni tanto scrive qualcosa senza fretta con una calma quasi ipnotica, con grafia minuta e precisa. Ogni suo gesto è misurato, quasi coreografico, la penna non graffia la carta: scivola, elegante come lui.
Siamo per lungo tempo solo due estranei divisi da un tavolino. Ma ad un certo punto è lui a rompere il silenzio, mi sorride e con una frase gentile mi dice:" «Mi perdoni, ma quel libro che tiene sulle ginocchia... è di Banana Yoshimoto vero?»
Sorrido, sorpresa ed annuisco. Da lì, il viaggio prende una piega inattesa. Parte una conversazione che non avevo previsto cosi spontanea e naturale, come se ci conoscessimo da tempo.
Mi dice che è un professore che insegna filosofia, specifica "Estetica della percezione" e che da sempre preferisce e ama viaggiare in treno: il treno mi dice, è uno dei pochi luoghi dove il tempo rallenta davvero. È lì che la gente si racconta, si ascolta, si osserva. Le stazioni sono come virgole tra i pensieri. I treni sono luoghi sospesi, dove il tempo si fa più gentile e la mente si apre più facilmente agli incontri. Sono l’unico luogo dove la vita sospende il giudizio. La sua voce è chiara, le parole sono scelte con cura e ogni concetto che esprime è come un piccolo dono avvolto in seta. Parla con un’eleganza rara, con parole piene di immagini e calma. Mi spiega concetti filosofici con la stessa naturalezza con cui si racconta una favola. Dice che il pensiero orientale ha in sé una grazia sottile, ma che è nell’Occidente, nei suoi poeti crepuscolari, che si custodisce l’arte di dare significato alle piccole cose. "Le piccole cose,” mi dice, sono il vero ponte tra l’uomo e l’infinito. È nella descrizione di un gesto quotidiano, di una voce che si rompe, che l’anima si rivela.
Racconta in modo raffinato, con quella calma che solo chi ha fatto pace con il silenzio sa mantenere. Parla di Nietzsche e Gozzano, di pensiero orientale e di malinconia occidentale. Ogni sua parola è una carezza al pensiero, un invito alla riflessione. È capace di rendere semplice anche ciò che solitamente si nasconde dietro concetti complessi. E soprattutto… sa ascoltare. Sa vedere oltre le risposte brevi.
Mi parla di Eraclito e del tempo che scorre come un fiume, delle coincidenze che non esistono davvero, e della bellezza nascosta nelle attese. Io ascolto, rapita, dimenticando ogni pensiero, persino la destinazione. Io ascolto non solo per cosa dice, ma per come lo fa. Quel tono calmo, gli occhi attenti, il modo di ascoltarmi è sincero. Non mi capita spesso.
Il tempo e il viaggio purtroppo volano. Troppo in fretta. E quando il treno rallenta il suo corso e i binari annunciano l’arrivo della prossima fermata, mi accorgo che il tempo è fuggito con la stessa grazia con cui quell’uomo mi ha parlato per ore. Lui si mette il cappello. Ci stringiamo la mano, un gesto semplice, eppure carico di riconoscenza silenziosa. Lui si alza con garbo, con un gesto lento e quasi cerimonioso, sistema anche il suo cappotto sul braccio e poi con sorriso gentile mi guarda e dice: "Spero che il prossimo treno le regali un altro incontro curioso, o almeno una buona conversazione con se stessa. Sono le due cose più preziose in viaggio.
Perché si ricordi: le conversazioni in treno sono piccole magie. E le magie, come sa, non si ripetono mai allo stesso modo. Sono tra le poche cose che ancora ci sorprendono. Tenga stretti questi momenti. Spesso sono più veri di tutto il resto". Mi ha lasciata sospesa con una strana leggerezza nel cuore. Il mio viaggio continua fino a mia destinazione..
Forse è proprio questa la magia del viaggio: non solo muoversi nello spazio, ma incontrare qualcuno che, anche solo per un tratto, ti accompagna nel profondo. E in quel tratto, qualcosa cambia. Scenderò però dal treno con una leggerezza nuova, con un sorriso che mi resterà addosso per ore. È incredibile pensare a quanto possa arricchirti l’incontro con uno sconosciuto. Porto con me non solo la storia di un viaggio, ma l’eco di parole che hanno acceso pensieri sopiti, sguardi che hanno attraversato la superficie e lasciato un’impronta. E mi rendo conto che ogni treno non è solo un mezzo per arrivare, ma un contenitore vivo di incontri possibili, di scambi che nutrono l’anima, di parentesi che all’improvviso rendono la vita più piena. Penso che forse il vero senso del viaggio non è sempre la destinazione. A volte è solo l’incontro inatteso con qualcuno che, per un’ora soltanto, ti cambia lo sguardo sulle cose. I viaggi in fondo, non sono solo spostamenti. Sono esperienze. Occasioni. A volte, sono vere e proprie epifanie. E forse, tra tutte le destinazioni possibili, il viaggio più bello resta sempre quello che facciamo verso un’altra persona.
A volte è proprio vero quando si dice che il viaggio più bello non è quello verso una meta, ma quello che si compie dentro una conversazione. I treni, come la vita, sono fatti di coincidenze che non sono affatto casuali. E c'è sempre un professore di filosofia, con un cappello curioso, pronto a ricordarti che ogni incontro è una piccola rivelazione...
Grazie Professore!❤️
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
Ciao amici sono in Vietnam~ 🇻🇳
Io innamorata.
Mi piacciono i viaggi in macchina, moto, treno, quando puoi guardare il paesaggio fuori e lasciar vagare la mente, i cui pensieri fluiscono liberi tra ricordi, fantasie, sogni.
-laragazzadagliocchitristi