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L'Orage by William Bouguereau
Bonne soirée 🆕️ 🌩 💙
Alien 🎶 L'orage
William Adolphe Bouguereau (French, 1825-1905) L'Orage (The Storm), 1874
Ghironda, violino e la cornamusa. La musica de L'Orage, una super band folk valdostana. / Il Bullone - OrianaG, Eleonora Bianchi e Debora Zanni
Pubblicato su Il Bullone n° 35, maggio 2019.
Il nuovo album de L'Orage, band folk valdostana, "Medioevo digitale", è uscito ad aprile. Suoni tradizionali su testi che toccano l'attualità di cui anche Il Bullone si sta occupando da tempo: migranti, tecnologia, confronto generazionale...
Abbiamo ascoltato il CD in anteprima e intervistato Antonio Visconti, voce e chitarra della band.
«Il punto del disco è riprendere il filo di un discorso già iniziato, e molto elaborato, ma interrotto con l'attentato alle Torri Gemelle, che ha dato il via al nuovo terrorismo. Prima dell'11 settembre, al G8 di Genova a luglio, era fortemente presente, con quasi un milione di presenze, quel movimento globale apartitico, apolitico e pacifista che non era lontano dalla protesta di Greta oggi. Ecologia, accoglienza e parità di genere erano già temi portanti. L'infinita possibilità di informazione azzera la percezione della memoria, che costruisce ideali, pensiero critico. I millennials sembrano isolati dal processo di memoria. Il passato non è meglio, ma segna un tracciato. Non puoi capire Achille Lauro se non hai idea del lavoro di Vasco. Ascoltare i "vecchi" è un contatto tra generazioni importantissimo.»
Perché il nome L'Orage? «Dalla celebre canzone di Georges Brassens e non solo. È una parola che spesso appare nel mondo delle canzoni francofone e brilla in modo particolare, incuriosisce. In più dà la possibilità di creare moltissimi giochi di parole.»
Come mai vi siete assentati per 3 anni? «Nell’estate 2017 abbiamo deciso di prenderci un momento per noi anche per ciò che accadeva nel nostro privato. Io ho avuto un figlio, il chitarrista storico è andato via, e io, con più tempo a casa, ho ricominciato a studiare la chitarra elettrica. Ci siamo dati tempo anche per valutare i cambiamenti del mondo musicale, più attivo su web e social, che non è subito stato nelle nostre corde. Siamo molto legati al contatto diretto col pubblico, dal concerto come festa.»
Com'è il contesto musicale valdostano? «È una regione piccola e per ciò molto "contemplativa": il rapporto con la natura è diretto e forte, e questo determina una grande creatività. La scena musicale è molto varia. Sono frequenti le fiere, le sagre, dove anche i più giovani ancora cantano insieme e ballano in coppia, cosa che non si vede quasi più. Noi siamo partiti da lì, affacciandoci al panorama italiano con una fan base già molto solida, di gente che con noi si diverte, fa festa. Mantenere un contatto forte con la tradizione (i fratelli Boniface sono musicisti da 4 generazioni, suonano ghironda, violino, cornamusa...), mescolandola a rock, cantautorato, elettronica ha portato qualcosa di nuovo.»
Di chi sentite di più l'influenza? «Realtà molto diverse. Rock alternativo anni 90, grunge, canzone d'autore italiana e no. I fratelli Boniface hanno il mondo celtico e il metal più cattivo, il punk folk. Poi il punk nord europeo, la ritmica africana. Il repertorio di cover che portiamo live spesso spiazza.»
Se ti diciamo Rivoluzione, Cicatrici e Viaggio... «Sono parole potenti. "La rivoluzione è nella testa", Lennon: quello che serve oggi, a partire dalle cose piccole come fare spesa con meno plastica. "Gli amanti cullano le cicatrici come segreti da svelare", Cohen: i ragazzini ne sono orgogliosi, è confortante averle da mostrare come segni di battaglia. Sono la memoria del nostro corpo, della paura affrontata. "Prego di trovare il grande viaggio tra le pareti di una scatola", Noir Desir. Viaggiare è bello, ma il vero viaggio è dentro.»
I B.livers hanno 3 parole: essere, credere e vivere. Le tue? «Inquietudine, intesa come valore; leggerezza, quella di Calvino che trova l'ironia anche nel dolore. E memoria, mezzo per prolungare la vita, espanderla e mantenerla attiva creando ricordi importanti.»
L'Orage / The Storm [1874]
Artist: William-Adolphe Bouguereau
(TeriTelnir)