Voglio tornare a casa. O quanto sapere che tornerò tra poco tempo. Mi manca la mia famiglia, la mia gente, la mia terra, la mia tradizione culinaria.
Non appena ho cominciato questo tirocinio ho sentito dentro un po' di astio. Non voglio lavorare per Venezia, non voglio pubblicizzare Venezia (che non ha un cazzo di bisogno di essere pubblicizzata). Vorrei fare tutto questo per la mia terra che invece ne ha tanto bisogno. Mi sono convinta dicendomi: imparerò i trucchi del mestiere e poi li userò a casa mia, per pubblicizzare la mia terra.
Oggi siamo andati al Lazzaretto nuovo e la guida spiegava piena di passione, di trasporto, di attaccamento alla laguna... E io, ok, tutto molto interessante, ma poi finisce lì, non è che recepivo con la stessa meraviglia con cui lei raccontava.
Che poi, nonostante studi continuamente che Stato e Nazione sono costrutti mentali che non hanno riscontro nella realtà, anche in questo caso, come essere umano, non riesco a non sentire questo senso di non-appartenza a questo luogo e a questa gente. Sentimento che provai anche a Tokyo, oggi sono sempre in Italia eppure, lingua a parte, non cambia un beneamato cazzo. Anche in questo caso, mi ritrovo a fare a pari con la mia componente umana più intima, quasi ancestrale quale il senso di appartenenza a un gruppo sociale ben definito.
Che poi torno a casa e la mia gente la schifo dal profondo della mia anima perché la mentalità è troppo corrotta, malata, insopportabile... eppure, eppure voglio tornare a casa mia.












