Stiracchio le braccia, sono ancora a letto. Ho sonno. Ma non ho scelta, devo alzarmi. Scivolo fuori dal letto, metto le ciabatte scrupolosamente preparate la sera prima e vado in cucina. Ho fame. Mia madre ha già preparato la mia colazione preferita, latte e pan di stelle. Un po’ viziato mi dicono.
"Come va?" Mi dice.
"Bene, bene" rispondo, mangio e corro in camera.
Non posso certo dirle come ho passato la notte, è pur sempre mia madre.
Faccio una doccia, mi vesto, preparo lo zaino, lavo i denti, metto in moto la macchina e corro a scuola, la mia migliore amica, a volte, peggior nemica in altre. I professori sono sempre lì, quasi pagati per far fare agli alunni qualsiasi cosa dicano. Non dovrebbe essere questa la scuola.
Oggi mi interrogato quella d’inglese, in inglese me la cavo, ho preso un bel voto.
Per il resto è stata una giornata.. userei dire “black and white”.
"chi è?" Risponde mamma
"io"
"Sali!" Mi dice con palese apatia
Che profumo, finalmente a casa.
Mia madre mi accoglie con il suo solito modo di fare gentile, forse è solo una buffa copertura che si è creata.
Sono già le due meno un quarto, ci mettiamo a tavola. Se la cava, in cucina. Ma appena vedo quelle pietanze non mangio. Pese con il sugo, non mangio quelle cose. Ho diciott’anni ed è come se non mi conoscesse.
Mi metto a letto e riposo qualche minuto.
Tra qualche ora usciamo con gli altri. Domani niente scuola, o meglio, c’è ma non facciamo nulla..
Il suo profumo è più inebriante che mai oggi.
Facci come per non pensarci, ma ci penso.
Voci familiari giungono dall'altro lato della strada, non potrei mai sbagliare sono C, M e P.
Stanno venendo verso di noi.
"Ciao" dicono all'unisono.
"Ciao"rispondo io in modo schivo.
"Cos'è vanno male le cose?" Mi dice P.
"Nono, è tutto apposto" dice L incalzandolo.
Sono tutti lì, sembro un tipo egocentrico ma in realtà non lo sono, davanti a me e mi guardano. Forse la mie reazioni sono esagerate.
"Scusate, io e I dobbiamo andare" dico io con fare affrettato.
"Avete premura?" Dicono
"Sì, dobbiamo andare" dice I come se mi avesse letto nel pensiero.
Andiamo verso il sud, così per cambiare aria.
Ci sediamo su una vecchia panchina in legno, mi sforzo di non far trapelare nulla. Non ho voglia di parlare con nessuno. Ordiniamo due Coca-Cola e parliamo in modo vago, senza entrare mai nel dettaglio, non sarebbe nel mio stile.
Tutto sembrava andare bene, ma poi il solito tintinnio di quando mi arriva un SMS
"Ei” è M, il mio migliore amico, mi piace parlare con lui. Forse è l’unica persona con cui io parli veramente. Conosce tutto di me.
Il colore del mio viso cambia, sorrido adesso.
Non rispondo. Lei pensa chissà che, ma non mi piace parlare delle mie cose.
Andiamo alla cassa, paghiamo e torniamo verso casa.
Oggi ho deciso per la prima volta di fare palestra. Niente male, stanco, ma ho scaricato un po’ di tensione, penso mi faccia bene.
Torno a casa.
Mia sorella mi viene incontro nelle scale -sono tutti strani oggi-
"Ei, c’è G!!", il mio piccolo cuginetto.
"Fantastico" rispondo.
Ma non ho voglia di parlare con nessuno, entro, saluto con un incerto movimento del braccio, e corro in camera mia. Mi spoglio. Levo via la maglia, i pantaloni e corro a fare una doccia ristoratrice.
Ho già il pigiama, non ho ancora cenato, mi piazzo al computer e scrivo qualcosa...