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STORIA E LUOGHI DI NAPOLI NOBILISSIMA
VIA SPERANZELLA
a cura di #NunzianteRusciano
Nel 1949 esce per la Medusa mondadoriana Speranzella, il romanzo di Bernari che vince il Premio Viareggio 1950. Di Carlo Bernari mi innamorai leggendo questo libro, Speranzella è una folla di personaggi dei vicoli di via Toledo, con il suo linguaggio, e il suo modo di vivere particolarissimo, fatto di umili creature e di pietà umana qui la Napoli con le sue tradizioni e la sua miseria, viene messa in netto contrasto col tempo reale in cui sorgono le esigenze di una nuova società. Carlo Bernari si è soffermato su un’antica via di Napoli muovendone tutta una materia drammatica e disperata, tutto il tumulto di passioni, di sentimenti e di contraddizioni, tipici della Napoli del dopoguerra.
Via Speranzella è una delle vie del centro storico UNESCO della città di Napoli[1] unita al Vico Lungo Gelso, col quale, si è portati in prima approssimazione a considerala un raddoppio d'isolato. È a capo dello scacchiere dei Quartieri Spagnoli attraversandoli da parte a parte ed il suo ingresso speculare fu ottenuto da un imbocco su via Giuseppe Simonelli, lato piazza Carità e terminandosi per 750 metri complessivi dall'altro lato all'altezza del Vico Sergente Maggiore. È detta via Speranzella dalla storpiatura originaria che la voleva altrimenti, ”via di Santa Maria della Speranza”, dall'omonima chiesa situata sul fronte del varco a sud. La chiesa barocca si trova in via Speranzella 124, nei quartieri spagnoli, in passato, la Chiesa di Santa Maria della Speranza è stata gestita dall’Arciconfraternita del Santissimo Rosario, il cui simbolo è evidente già dal rosone sulla porta di ingresso. È un baluardo della presenza spagnola nel quartiere, tanto che fu fondata dal chirurgo iberico Francisco della Cueva. Era piuttosto difficile trovare dei frati che si trasferissero dalla Spagna a Napoli e successivamente, l’edificio venne donato all’ordine degli agostiniani napoletani, di cui rimangano l’acqua santiera con il simbolo del cuore trafitto da un dardo infuocato.
Nel 1559, venne poi regalata a Donna Gerolama Colonna, vedova del Duca Pignatelli di Montelone. Tra queste mura, riposano anche i fratelli Segura, Francisco e Fernando. Il Cristo di Burbos flagellato che si trova nella prima cappella è un chiaro riferimento a una tradizione spagnola secondo la quale Nicodemo lo avrebbe fatto costruire a grandezza originale con dei buoi e delle pelli provenienti dal Libano.
La chiesa ha avuto due grossi restauri, tra il 1638 e il 1640 Cosimo Fanzago lavorò all’altare maggiore e al presbiterio, il secondo ha conferito delle forme roccocò alla struttura. Il soffitto accoglie dei tondi contenenti le storie di Santa Rita e delle splendide allegorie.
Via Speranzella ancora assieme a Vico Lungo Gelso, e questa volta anche assieme a Via Toledo insinua la verticale di un territorio occupato da lotti urbani che risultano accentuatamente di forma più allungata, quasi il doppio rispetto alla maggioranza che ne formano per intero tutto il tracciato anche se questi ultimi si son sviluppati più piccoli di circa 15/20 metri di lato e generalmente di forma quadrata.
È nel proposito di descrivere la città di Napoli secondo regole insediative specifiche dell'era dell'architettura di fondazione spagnola, che nel 1972, via Speranzella divenne oggetto di studio da parte di un nutrito corpo di architetti dottorandi afferenti l'Istituto di Metodologia Architettonica della Facoltà di Architettura, Università degli Studi di Napoli, Federico II, le cui considerazioni nonché le note conclusive furono raccolte da Italo Ferraro e pubblicate nel 1984 nel saggio sulla città col titolo Architettura, Scuola, Città, Clean edizioni. È principalmente considerata un raddoppio di isolato rispetto al vico Lungo Gelso. Ed è talmente lunga che percorre passo passo in rettilineo ed in maniera anche corrispondente quasi tutta Via Toledo.
Nelle pagine raccolte sulla ricerca effettuata dagli architetti, l'area in esame è stata vista come un disegno progettuale che si mantiene costante in tutta la parte che occupa il centro dei Quartieri Spagnoli, subendo appena una variazione laddove il livello del suolo si inclina lungo la pendenza di Ponente nella direzione di Via Chiaia e lungo la pendenza di Levante nella direzione di piazza Carità. È quindi suggestivo aggiungere che data l'estrema regolarità di tutto l'impianto centrale, è pressocchè percepibile immediatamente, oltrechè interessante il rapporto dialettico tra la permanenza ed il mutamento del paesaggio urbano da un'area all'altra attraversata, insediata e fecondata di vita popolare proprio da via Speranzella, cardine immediatamente prossimo a via Toledo e forse per questo motivo, diversamente da Vico Lungo a San Matteo e Vico Lungo Teatro Nuovo, è interessato da un numero straordinario di attività terziarie con ingresso direttamente su strada. Quindi, aggiunge la nota dei ricercatori, mentre la cortina edilizia sul fronte sinistro di Via Toledo verso piazza Carità ripara alla vista una serie di due file di edifici che riflettono misura ed orientamento dell'impianto, poco più dentro, quindi nel settore di Via Speranzella quasi al confine con l'Imbrecciata della Concezione, oggi la moderna via Concezione a Montecalvario, si creano lotti triangolari che accompagnano la rotazione della Collina del Vomero verso Montesanto e l'innesto in quel punto formidabilmente riuscito di Via Girardi. Sono proprio quelle triangolarità dei lotti che permettono l'adeguamento del tracciato che inevitabile si modifica gradatamente nell'orientamento pur mantenendo la regolarità originaria e straordinariamente per via Speranzella è fatta salva la vista a dritta della Maddalenella. Storicamente infine, va ricordato ed aggiunto che Via Speranzella è pur sempre un asse territoriale dello scacchiere dei Quartieri Spagnoli unico per l'altissima varietà di applicazioni architettoniche che la distinguono per tipologia di abitazioni destinate da sempre ai ceti sociali che appartengono ad un comune livello di reddito. Perciò dunque la residenza è molto più piccola e di architettura molto meno dignitosa rispetto alle case che affacciano su Via Toledo, dove a prevalere è la rappresentatività delle scale e le decorazioni architettoniche affidate all'impaginato di facciata.
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NOTE
(1) Testo a stampa (moderno) Monografia Descrizione [3]: Quartieri spagnoli e Rione Carita / Italo Ferraro Napoli : Oikos, c2004 LVI, 464 p. : ill. ; 31 cm. Codice SBN VEA0189392 ISBN 8890147814 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Quartieri spagnoli - Urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Oikos Anno pubblicazione 2004 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 3 BNN SEZ.NAP. 7. A 1638 (
Vedasi anche. Testo a stampa (moderno) Monografia Descrizione Architettura, scuola, città : scritti 1973-1983 / Italo Ferraro Napoli : Clean, ©1984 (stampa 1985) 216 p. : ill. ; 21x22 cm. Codice SBN CFI0243290 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze Architettura - Napoli - Sec. 20. Luogo pubblicazione Napoli Editori Clean Anno pubblicazione 1984 BNN distribuzione A 9878











