“Già malridotto da tanta pena, la crudele Fortuna mi abbandonò a nuovi tormenti, certo perché io mi fregiassi di vera gloria, come si dice, in pace e in guerra”
“Per lui era difficile restare senza lavoro, perché la sua regola era: renditi indispensabile, il resto viene da sé; se devi andare sotto padrone e il tuo compito...se tutto quello che la vita ti dà per sopravvivere è pulire i vetri in un dato tempo, fa che, risparmiando tempo, i vetri da te siano puliti come nessuno li pulirebbe mai, prima o poi qualcuno si accorge, capisce che non sei un normale pulitore di vetri e che uno che pulisce così i vetri e così alla svelta è anche in grado di fare di meglio che pulire i vetri, può pulirti i cessi, e i cessi, dando sulle cucine o sulle camere del padrone...La pazienza e lo spirito di adattamento: infiniti, come il suo orgoglio e la faccia sorridente e a mascelle strette, anche nel senso che le cose più terribili non manca di dirle con la stessa grazia della star del dentifricio Durbans che con quella bocca può dire ciò che vuole.”
“Angelo non disse niente, prese due banconote da dieci con la punta delle dita e chiuse perfettamente in silenzio, senza risalutare. Non bisognava mai far finta di lasciare a qualcuno il lusso di far finta di dare sperando di rifarsi poi: non c’era mai un poi se si cominciava così male. Bisogna pretendere. Nessuna moina col capitale. Il capitale, con l’ aria di noleggiarti, ti fa suo per sempre a tariffa minima. Il portafoglio di Lometto era il solo e vero terminal del suo sistema nervoso. Colpire lì per colpire al cuore. E bando alle sfumature.”
“L’ intelligenza non è applicabile alla legge del profitto. L’ intelligenza si affina e perde. Te invece guadagni e fai in modo di guadagnare sempre. Stai da questa parte della realtà della società e la tua furbizia ti fa da schermo verso quell’ altra. A te sembra che non ci siano demarcazioni, ma c’è una barriera nervosa che tu non puoi oltrepassare. Io sì, io sono intelligente, perché mi fermo prima, ragiono sulle cose che voglio, perché le voglio, che mezzo devo impiegare per arrivarci senza vergognarmi di me. Io non capitalizzo tutto il mio tempo in un’ unica direzione, e poi guardo sempre indietro, a quelli che stanno peggio di me. Non è che io sia più intelligente di te o viceversa. Sono due cose diverse, due stati inconciliabili. Tu sei furbo, chiamala furbizia e ti lascio la palma in tutta coscienza, insieme ai tuoi miliardi e al tuo temgo famiglia da sfamare di merda eccetera. Ma l’ intelligenza no, lealmente no, non posso farti il torto di ritenerti più intelligente di me. E’ come fare la somma fra fichi e angurie, no, tra spine e rose. Potrei lasciartelo credere, ma così dimostrerei di essere non solo più intelligente di te, ma anche più furbo.”









