Loris De Marco - Illustrazione
Cosa ti ha spinto a far parte del progetto Overlight?
L'intenzione di partecipare ad un progetto eterogeneo nel quale esprimere liberamente le proprie idee condividendo interessi diversi e a volte opposti.
A che cosa ti sei ispirato per formare ciò che esporrai durante Overlight?
Nasce dal quotidiano, dalla voglia di immortalare in una modalità diversa da quella della fotografia, un'immagine, uno sguardo o un'espressione che farà parte del mio percorso di vita, e che vista nell'immediato possa sembrare banale.
Si parla di luce, come pensi che il tuo progetto ne riporti il significato?
Principalmente lavoro sulle ombre, cerco di capire quali possano essere le tecniche pittoriche migliori per evidenziarle e, di conseguenza, fare risaltare le luci senza però dipingerle.
Come hai scelto quale opera esporre?
Utilizzando il filo conduttore del vissuto e delle persone che mi circondano quotidianamente.
Se nella parola Futuro azzardo a mescolare la parola Artista, riesci a coniugarle insieme pensando a te un giorno? Quanto credi nel binomio Futuro-Artista?
Vedo e spero un futuro da disegnatore, la parola artista non è ciò che mi rappresenta.
Che cosa stai leggendo ora?
“Capire il fumetto” di Scott McCloud e "Portugal" di Cyril Pedrosa.
Quante ore dedichi all'arte del disegno?
Come definisci il tuo approccio alla vita di tutti i giorni?
Veloce. Divido la giornata tra le lezioni e il bar in cui lavoro.
Quale rapporto pensi si potrà installare con il pubblico di Overlight?
Penso in un rapporto molto chiaro, semplice e discreto.
Che feeling hai con la tua città?
Ci convivo da sempre, è un amore-odio con Milano, ma non riesco a starci lontano più di tanto.
A cosa non puoi proprio rinunciare?
A sorridere in buona compagnia.
Uno slogan per Overlight?
“Una luce giovane per giovani luci”.