Ritratti di Donna: Moana Pozzi.
A cura di Donatella Lavizzari
Art: Donatella Lavizzari
“La gente vive male la propria sessualità. La vera perversione è la routine, l’abbruttimento nel lavoro quotidiano. La pornografia invece esalta il lato oscuro del desiderio.Il sesso è anche nero, contorto, corrosivo; non è sempre una cosa solare, gioiosa. A me piace l’oscenità, mi annoia invece la volgarità, che è cattivo gusto e basta. L’osceno è il sublime.”
Moana Pozzi
Moana è stata un sogno della società italiana. Dico ‘sogno’ non nel senso di una realtà desiderata, ma nel senso di qualcosa di profondo che affiora involontariamente e con cui si devono fare i conti.
Di questo tipo di sogno, che può essere scomodo come una smania buia che agita in sé contenuti allarmanti, l'apparizione di Moana ha l'aspetto trasgressivo, sacrilego, mitologico di un'intellettuale del porno.
Non solo e non tanto per la diffusione della sua immagine mediatica quanto piuttosto per le implicanze emotive ampiamente condivise, tali cioè da acquisire un preciso rilievo culturale.
Donna libera, ribelle contro il retaggio culturale e simbolo di emancipazione femminile, Moana Pozzi ha segnato un’epoca, vivendo controtendenza, senza veli morali e falsità.
Dotata di classe, intelligenza e sensualità, è entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo degli italiani, diventando il loro desiderio proibito. In un Paese dove il desiderio sessuale, in particolare quello femminile, veniva considerato come una malattia, Moana ha fatto il contrario di ciò che la società si aspettava da una donna ‘perbene’.
Ed era questa libertà a confondere.
L'amico Paolo Crespi – che l'aveva intervistata verso la fine degli anni '80, quando Moana era nel cast de "L'Araba Fenice", programma di Antonio Ricci & C, bloccato dalla Fininvest di Silvio Berlusconi in seguito alla censura di Federcasalinghe –, la ricorda oggi come "donna intelligente e carismatica, in grado letteralmente di 'leggerti dentro' e quindi, inevitabilmente, di metterti in soggezione, ribaltando completamente i ruoli.
Una perturbazione che passava dagli occhi, magnetici, prima che dal fisico prorompente, del cui effetto su uomini e donne aveva naturalmente piena consapevolezza e controllo. Una sfida sorridente e maliziosa, rivolta direttamente all'interlocutore che doveva saper sostenere lo sguardo della donna prima di imbucarsi beatamente nella generosa scollatura della pornodiva".
“Vorrei essere eterna, vorrei non finire mai”, sussurrò una notte a Gigi Marzullo, durante un’intervista.
Moana vive nel ricordo dei molti che l’hanno amata.
Vive nei suoi film, nei suoi libri.
Vive nell’Arte di Mimmo Rotella e Mario Schifano.
Perché Moana è leggenda.













