Lymow One Plus, ho provato il robot rasaerba che vuole sostituire il tosaerba a benzina - Recensione
Ottocento metri quadri di prato attorno a una villa in periferia di Roma, con una pendenza non trascurabile sul lato dell'ingresso, due Pastori Belga che ci fanno e disfanno il letto, e fino a due mesi fa un tosaerba a spinta che ogni sabato pomeriggio mi rubava tre ore di vita. Questo è il contesto da cui parto, perché senza contesto le recensioni dei robot rasaerba diventano tutte uguali. Tutte parlano di prestazioni, navigazione, autonomia. Pochissime raccontano cosa cambia davvero quando affidi una porzione di giardino a una macchina autonoma. Il Lymow One Plus è arrivato a casa mia a inizio primavera, in una scatola enorme da 52 chili che mio padre mi ha aiutato a scaricare dal portellone del Cupra Formentor. Lo aspettavo con curiosità mista a scetticismo, lo confesso. Avevo già letto delle premesse Kickstarter del primo modello, dei problemi di contatti di ricarica del 2024, della valanga di feedback che il produttore ha incassato e ha provato a metabolizzare in questa seconda generazione. E poi, ammettiamolo: spendere quasi tremila euro per un aggeggio che taglia l'erba è una decisione che non si prende a cuor leggero, anche quando il pezzo arriva in prova come nel mio caso. La cosa che mi ha colpito da subito, ancora prima di accenderlo, è il peso e la postura di questo robot. Sembra un piccolo bulldozer in miniatura, e quella sensazione resta anche dopo settimane di utilizzo. Niente plasticone leggero, niente design da elettrodomestico di fascia media: questa è una macchina che ti guarda dal pavimento con un'aria seria, quasi minacciosa nei confronti dei ciuffi d'erba che osano superare i dieci centimetri. Le doppie lame rotanti, il cingolo continuo, la struttura in alluminio rinforzato. Pesa 35,6 chili e si sente, eccome se si sente. Ho deciso di testarlo in due ambienti diversi: il giardino di casa, che è il banco di prova naturale, e il campo di tiro con l'arco del CUS Roma dove insegno, perché lì il prato è di tipologia diversa, più rado, più rustico, e mi serviva per capire come la macchina si comporta su un manto più sfidante. Dopo otto settimane abbondanti, ho un quadro abbastanza chiaro di cosa fa bene, cosa fa benissimo, e dove invece il prodotto mostra crepe che non puoi ignorare se stai per spendere un capitale. Unboxing, ovvero quando capisci che il corriere ti ha portato un mobile Apro una parentesi sulla logistica, perché vale la pena. La scatola pesa 52,9 chili dichiarati, con dimensioni di poco oltre il metro per settanta centimetri per quarantatré. Non è un pacco, è un pacco-armadio. Il corriere lo ha mollato in giardino e mi ha augurato buona giornata. Io e mio padre lo abbiamo aperto direttamente lì, sull'erba, perché portarlo dentro casa sarebbe stato un esercizio di logistica casalinga che ho preferito risparmiarmi. Dentro la confezione trovi il robot, la stazione di ricarica con il suo alimentatore, un'antenna RTK separata (questa è importante, va piazzata in un punto con cielo libero, ne riparlo dopo), tre confezioni di viti e tasselli per fissare la base, una serie di lame di ricambio nella loro busta sigillata, il cavo di alimentazione, una chiave esagonale per la manutenzione, e ovviamente la manualistica. Devo dire che la dotazione è coerente con quanto chiedi a un prodotto di questa fascia: niente di clamoroso, ma neanche tagli al risparmio sospetti. Le lame di ricambio in dotazione, in particolare, sono un dettaglio che apprezzo molto. Sono in acciaio SK5 da utensili, materiale serio, e ne hai un set in più già pronto per quando vorrai sostituirle. https://www.youtube.com/watch?v=MCS468FcZE8 Il packaging interno protegge bene, con polistirolo sagomato e fascette removibili. La prima sensazione è di cura, anche se la mole della confezione resta un argomento di cui parlare. Se vivi in appartamento e devi salire delle scale con questa scatola, beh, organizzati. Per chi ha villa con accesso a livello giardino come me, problema risolto in dieci minuti. Per gli altri, fate un pensiero serio prima di ordinare. Design e costruzione, un piccolo carro armato per il prato Esteticamente il modello in prova è inconfondibile. Quei cingoli neri continui, larghi, che ricordano un mezzo da cantiere in miniatura. La scocca superiore in materiale plastico tecnico con finiture verde militare e grigio scuro. Due telecamere stereoscopiche frontali ben in vista, protette da una piccola tettoia. Un pulsante rosso di emergenza grosso, in posizione centrale, raggiungibile senza pensarci. E il dettaglio che mi piace tantissimo: un piccolo display LCD integrato sul dorso, che ti dice immediatamente livello batteria, stato di connessione, modalità di lavoro, senza che tu debba sfilare il telefono dalla tasca. Sembra una cosa banale, ma chi ha provato altri robot da giardino sa che questa autonomia di feedback fisico vale oro. Le dimensioni sono di 750 × 600 × 320 millimetri. Non è piccolo. Quando lo vedi muoversi sul prato dà una sensazione di robustezza che pochi prodotti in commercio offrono. La parte inferiore è dove succede la magia: due lame rotanti vere e proprie, non lamette tipo bisturi come in tantissimi competitor, ma vere lame ruotanti che ricordano un tosaerba tradizionale. Sono protette da una cofanatura inferiore che fa il suo, ma che ti suggerisce anche di non infilare le dita lì sotto, mai, per nessuna ragione. La qualità costruttiva percepita è alta. Le viti sono ben serrate, le coperture stagne, le guarnizioni sembrano fare il loro lavoro. Il telaio è in lega di alluminio A380, lo stesso tipo che si usa in ambito automotive, e la certificazione IPX6 garantisce protezione contro getti d'acqua potenti, non immersione, ma sufficiente per gestire una lavata col tubo di gomma una volta finita la sessione. Cosa che ho fatto un paio di volte dopo giornate particolarmente fangose, e il robot ha continuato a funzionare senza fare una piega. Una nota la merita il peso. Trentacinque chili e mezzo sono troppi, lo dico chiaramente. Se devi spostarlo da un'area all'altra del giardino, sollevarlo per controllare la zona lame, o trasportarlo (come ho fatto io) da Roma al campo del CUS, te ne accorgi. Esistono robot rasaerba di pari fascia che pesano la metà. Capisco che cingoli e lame rotanti vere abbiano un costo in termini di chilogrammi, ma forse un giro di ottimizzazione in più sui materiali interni si poteva fare. È il prezzo da pagare per avere la potenza che ha. Ma è un prezzo che mi sembra equo solo a metà. Specifiche tecniche Specifica Valore Larghezza di taglio 400 mm Altezza di taglio 30-100 mm regolabile via app Velocità lame 6.000 RPM Tipo lame Doppie rotanti in acciaio SK5 50 HRC Potenza nominale 680 W Potenza di picco 1.785 W Velocità di marcia 0,3 m/s a 1,0 m/s Trazione Cingoli continui Pendenza massima 45° (100% di inclinazione) Superamento ostacoli 70 mm di altezza Copertura per ora Fino a 930 m² Copertura per ciclo Fino a 2.300 m² Copertura giornaliera Fino a 7.000 m² Batteria LiFePO4, 528 Wh, 15.000 mAh, 35,2 V Autonomia massima 3 ore Tempo di ricarica 120 min (caricatore 10A), 180 min (5A) Durata batteria 2.000 cicli di carica Navigazione RTK + VSLAM Raggio copertura RTK Fino a 1 km Memoria mappa 60.000 m² Zone gestibili Fino a 80 Connettività Bluetooth, Wi-Fi e 4G Sensori AI Vision stereoscopica, 5 ultrasonici, 2 sensori Hall Rumorosità 68 dB dichiarati Resistenza IPX6 Temperatura operativa Da -10°C a 45°C Dimensioni 750 × 600 × 320 mm Peso 35,6 kg Hardware e sistema di taglio LyCut 2.0 Veniamo al cuore della macchina, perché è qui che si vede l'investimento ingegneristico fatto dal produttore. Il sistema di taglio si chiama LyCut 2.0, e rappresenta quello che davvero distingue questo apparecchio dal resto del mercato. La maggior parte dei robot rasaerba che girano in commercio usa lamette piccole, simili a cutter, che oscillano e tagliano per stacchi rapidi. Funzionano benissimo su erba bassa e mantenuta, falliscono miseramente quando il prato cresce un po' più del previsto, dopo una settimana di pioggia, o se hai erba mediterranea più strutturata. Qui invece abbiamo due lame rotanti vere, in acciaio per utensili SK5 con durezza 50 HRC, che girano a 6.000 giri al minuto. Le lame creano un flusso d'aria a vortice (il produttore lo chiama cyclone airflow) che solleva i fili d'erba prima di tagliarli, garantendo un taglio più netto, più pulito, più simile a quello che farebbe un tosaerba a spinta tradizionale. Il motore di taglio eroga 680 watt nominali, con picchi fino a 1.785 watt sotto sforzo. Per dare un'idea, parliamo di una potenza di picco da venti a trenta volte superiore a quella di robot rasaerba di fascia media. Una bestiolina seria, insomma. Il piatto di taglio è "flottante", cioè si muove verticalmente in modo indipendente dai cingoli, adattandosi alle irregolarità del terreno. Questa è una di quelle cose che leggi sulle specifiche e ti chiedi quanto cambi in pratica. Risposta: cambia parecchio, soprattutto sulle zone collinari del mio giardino, dove ci sono piccoli avvallamenti e dossi che con un piatto rigido avrebbero generato scalpi (cioè rasature troppo profonde con esposizione della terra) o, al contrario, zone non tagliate. Il piatto flottante invece copia il profilo del terreno e mantiene un'altezza di taglio coerente. Le lame sono progettate con punte leggermente piegate verso l'alto, che amplificano l'effetto vortice e contribuiscono al mulching. La filosofia di base è semplice: l'erba tagliata non viene raccolta da nessuna parte, ma viene sminuzzata talmente finemente da diventare un concime naturale che cade tra i fili d'erba esistenti, ricicla nutrienti, e migliora la salute del prato sul medio periodo. Sul mulching ho da dire una cosa, e la dico subito: funziona benissimo. Dopo due mesi di utilizzo il prato è più fitto, più verde, e non ho dovuto buttare via un sacchetto di erba tagliata. Niente. Zero. È tutto lì, polverizzato e ridistribuito. Software e applicazione Lymow App Qui le note dolenti iniziano ad accumularsi. L'applicazione di gestione si scarica dagli store Apple e Google, si chiama Lymow App, e ha un'interfaccia pulita, moderna, ben organizzata. Le funzioni principali ci sono tutte: mappatura del giardino, gestione delle zone, programmazione delle sessioni, controllo manuale, regolazione altezza di taglio, velocità, schema di taglio, angolo delle strisce, monitoraggio batteria, notifiche di errore. Però. C'è un però gigantesco. L'app è solo in inglese. Non c'è una localizzazione italiana, non c'è una localizzazione francese, non c'è nemmeno lo spagnolo. Per un prodotto che viene venduto ufficialmente in Europa tramite il sito eu.lymow.com, è una mancanza che fa storcere il naso. Capisco le complessità di traduzione e supporto, ma se stai entrando nel mercato italiano con un prezzo di circa tremila euro, almeno una localizzazione decente la dovresti fare. Per me, che mastico l'inglese senza problemi, è una scocciatura. Per un cliente meno avvezzo al settore, può diventare una barriera concreta. Anzi, lo è. L'altra grande lacuna riguarda la mappa. Una volta mappato il giardino col robot in modalità "guidato" (lo controlli manualmente con l'app come fosse un'auto radiocomandata, e tracci il perimetro), la mappa non è modificabile. Hai sbagliato un angolo? Hai dimenticato di includere una zona? Hai messo male un confine vicino all'aiuola? L'unica strada è cancellare tutto e rifare. Cioè una procedura di mappatura che, anche nel mio caso che ho un giardino piuttosto regolare, richiede quaranta minuti buoni di pazienza. Spero che con un aggiornamento via OTA arrivi un editor della mappa, perché allo stato attuale è una limitazione frustrante e inspiegabile. A proposito di aggiornamenti, ne ho dovuti fare molti nei primi quindici giorni. Ogni volta che aprivo l'app, c'era una notifica di firmware da installare, sia per il robot, sia per la stazione, sia per il telecomando RTK. Da una parte questa cadenza alta è positiva, segno che il produttore ci lavora sopra. Dall'altra suggerisce un prodotto ancora in fase di consolidamento, che pretende di essere maturo ma che in realtà sta ancora imparando dai feedback degli utenti. Una via di mezzo tra alpha test e versione finale, mi viene da dire. Prestazioni e autonomia nella realtà di tutti i giorni Sulle prestazioni in senso stretto, il discorso è molto buono. La batteria LiFePO4 da 528 Wh è uno dei punti tecnici più riusciti della macchina. Non è agli ioni di litio standard (quelli che dopo due o tre anni iniziano a perdere capacità in modo evidente), ma al litio-ferro-fosfato, una chimica più stabile, meno pericolosa in caso di danni, e soprattutto con una longevità dichiarata di 2.000 cicli di carica completi. In termini pratici significa che, anche utilizzando il robot quattro volte a settimana per buona parte dell'anno, dovresti arrivare tranquillamente a sei o sette anni di vita batteria. Un dato che, da solo, giustifica una buona fetta del prezzo richiesto. L'autonomia dichiarata è di tre ore con una singola carica completa, con una copertura fino a 2.300 m² per ciclo. Nei miei test reali, sul mio prato di poco più di 800 m², il robot finisce il lavoro completo in circa un'ora e quaranta minuti, arrivando alla base con il 30-35% di batteria residua. Quindi parliamo di un consumo coerente con quanto promesso, anzi leggermente meglio. Sul campo del CUS Roma, dove le condizioni sono più dure (erba più alta, terreno più sconnesso, presenza di sassolini), il consumo aumenta in modo apprezzabile e mi ritrovo a dover gestire una ricarica intermedia. La ricarica completa con il caricatore in dotazione (10 ampere) impiega circa 120 minuti dal 10% al 90%. Una sessione mattutina più una pomeridiana è perfettamente sostenibile, soprattutto se programmi le cose per bene. E qui sta uno dei vantaggi di gestire un prato grande con un robot: il tempo non lo aspetti tu, lo aspetta lui. Mentre lui ricarica, tu stai facendo altro. Mentre lui taglia, tu sei al lavoro, in casa, fuori a cena, dove ti pare. Sul fronte consumi elettrici, la presa di casa ha gestito tutto senza segnalazioni particolari. Non ho fatto misurazioni con il wattmetro perché non avevo modo di staccare la base in modo agevole, ma a occhio (e a bolletta) non ho notato impennate significative. Lo stand-by della stazione è discreto, e il consumo di una ricarica completa equivale grossomodo a quello di una lavatrice in modalità Eco. Test sul campo, due mesi di erba tagliata in tre scenari Adesso facciamo le cose serie. Otto settimane di test, due ambienti diversi, condizioni meteorologiche variabili, dalla primavera piovosa di Roma alle prime giornate calde di maggio. Ho cercato di mettere il robot in difficoltà in tutti i modi che mi venivano in mente, e ho osservato come reagisce. Scenario uno: prato della villa, condizioni standard. Manto erboso di tipo prato all'inglese misto a graminacee mediterranee, manutenzione regolare prima dell'arrivo del robot, irrigazione automatica due volte a settimana. Pendenza media del 10-15%, con un tratto laterale che arriva al 25% circa. Ostacoli: due alberi di olivo, un'aiuola perimetrale di rosmarino e lavanda, una pergola in legno, una zona giochi con altalena, vialetto in pietra ricostruita. Risultato: il taglio è eccellente, uniforme, senza zone mancate quando la mappatura è precisa, mulching impeccabile, prato visibilmente più sano dopo tre settimane di utilizzo regolare. Nove sessioni su dieci concluse senza errori. Scenario due: campo di tiro del CUS Roma. Manto rado, irregolare, presenza di radici affioranti, piccole protuberanze del terreno, presenza di frammenti di carbonio e plastica da frecce rotte (ho dovuto fare un passaggio di pulizia manuale prima di avviare il robot, per evitare guai). Pendenza minima ma terreno duro, polveroso, con zone di erba molto secca alternate a chiazze più verdi. Risultato: il robot soffre, ma ce la fa. Sui tratti più radi a volte si confonde, in zone con erba alta più del previsto tende a fermarsi credendo di aver incontrato un ostacolo, e questo è uno dei limiti che approfondisco più sotto. Però il taglio finale, quando completato, è soddisfacente e il campo dopo tre settimane di utilizzo è in condizioni nettamente migliori. Scenario tre: dopo la pioggia. Sabato pomeriggio, ha piovuto da poco, il prato è bagnato ma non zuppo. Decido di mandarlo a lavorare. Risultato: i cingoli si comportano bene, niente slittamenti, niente segni profondi sull'erba. Però l'erba bagnata si attacca al piatto di taglio e nel discharge port, e dopo trenta minuti il robot ha rallentato visibilmente, segnale che il sistema sta gestendo un carico extra. Alla fine ha completato la sessione, ma ho dovuto fare una pulizia approfondita del piatto. Lezione: il sensore pioggia esiste e funziona, e di solito è meglio fidarsi quando ti dice di tornare alla base. Una considerazione importante che ho dovuto imparare a mie spese: l'altezza di taglio non può essere troppo bassa. Anche se l'app ti consente di impostare valori da 30 mm, nella realtà sotto i 50 mm la parte anteriore del piatto rischia di sbattere contro le irregolarità del terreno. Nel mio giardino, con i suoi avvallamenti naturali, ho dovuto stabilizzarmi su 55 mm minimo per evitare colpi e rumori sospetti. È un compromesso accettabile, ma è bene saperlo prima di acquistare. Se sognavi un prato rasato corto stile golf course, qui non ce la fai. Cinque centimetri sono il punto di equilibrio realistico per chi ha un giardino "normale". Approfondimenti La qualità del taglio e l'effetto mulching Su questo punto, lo ammetto, ero scettico. Avevo letto delle promesse del produttore sul mulching che diventa concime naturale, e mi sembrava un argomento di marketing più che una caratteristica reale. Mi sono dovuto ricredere. Dopo due mesi di utilizzo regolare, il prato della villa è oggettivamente più fitto, più verde, e ha sviluppato una resistenza alle zone secche che prima non aveva. Le micro-particelle di erba tagliata vengono sminuzzate a tal punto che non le vedi nemmeno camminandoci sopra, e si decompongono in pochi giorni rilasciando azoto e nutrienti direttamente nel terreno. La qualità del taglio in sé è molto buona. Le doppie lame rotanti producono un taglio netto, non sfilacciato, e questo si vede a occhio nudo se osservi un singolo filo d'erba dopo il passaggio. Con le lamette tipo cutter dei competitor, il taglio è spesso "strappato" e provoca un ingiallimento delle punte. Qui no. Il filo viene reciso pulito, e questo riduce lo stress idrico del prato e accelera la ricrescita. Per chi tiene al prato, è una differenza che si vede. L'unico neo, se vogliamo trovarlo, riguarda i bordi. Il robot, per sua natura, non riesce a tagliare a filo del muro o dell'aiuola. Resta sempre un'area di cinque centimetri circa da rifinire manualmente con il decespugliatore o le forbici. Niente di drammatico, ma se contavi di liberarti completamente del lavoro manuale, mettilo in conto. Navigazione RTK e VSLAM, tra rivoluzione tecnologica e qualche incertezza La navigazione senza filo perimetrale è uno degli argomenti di vendita più forti del prodotto. Niente cavi da interrare, niente segnaletica fisica nel giardino. Si piazza l'antenna RTK in un punto con cielo libero (sul tetto del mio garage, nel mio caso), si collega via Wi-Fi alla rete domestica, si controlla il robot manualmente con l'app per tracciare il perimetro del giardino, e in quaranta minuti la mappa è pronta. La precisione del posizionamento dichiarata è centimetrica, e in condizioni di cielo libero corrisponde al vero. Però. Sotto la pergola di legno della mia villa, il segnale RTK si degrada significativamente, e il robot entra in modalità VSLAM (cioè navigazione basata sulle telecamere stereoscopiche e sull'odometria). Read the full article










