28 Gennaio 2019
I momenti migliori dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai di che.

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28 Gennaio 2019
I momenti migliori dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai di che.
La pioggia mi ricorda la voce della mia anima. Ogni tanto i miei occhi si riempiono della stessa malinconia, dello stesso flebile scroscio.
Elèonore G. Liddell
La mia malinconia ha un nome e un cognome
Non posso salvare le persone, non posso salvare nemmeno me stessa. L’ho capito quando ho saputo che nella mia scuola, c’è un ragazzo (di cui preferisco non fare il nome). Sapevo già che era molto timido, perché andavamo nella stessa scuola alle medie solo che lui era in un altra classe dato che ha un anno in più rispetto a me. Però adesso è cambiato, fisicamente è sempre lo stesso, ma moralmente no. Non vuole più venire a scuola, non esce mai, non ha amici, non parla con nessuno, e pensare che era così bravo a scuola! Un asso in matematica, ed era anche pieno di amici e talento, suonava anche uno strumento musicale… Io lo conosco solo di vista, molto probabilmente (anzi, ne sono sicura) lui non sa neanche che esisto. È stupido che io abbia voglia di aiutarlo? Di conoscerlo? Probabilmente si. Vorrei solo che mi dicesse tutto ciò che non va, e mi rendo conto che sembra anche egoistico, perché non ho il diritto di pensare una cosa del genere. Oggi l’ho rivisto dopo 2 anni. Possibilmente l’ho visto anche altre volte ma non ci ho mai fatto caso, perché pensavo andasse tutto bene, pensavo avesse la sua vita. Non è strano come sapere anche solo qualche dettaglio della vita di qualcuno, ci faccia miracolosamente interessare a loro? Non voglio fare l’eroina, o la salvatrice. Non posso salvare gli altri, non posso salvare nemmeno me stessa, ma io alla fine non valgo chissà che. Quando l’ho visto, fuori da scuola, sono rimasta a guardarlo, giravo lo sguardo quando lui si girava verso di me: aspettava sua madre, e io facevo finta di fare lo stesso anche se sapevo benissimo che mio padre era parcheggiato a pochi metro di distanza. Sono rimasta lì fino a quando non è salito su una macchina azzurra con una donna al volante. Aveva gli occhi azzurrissimi tristi, si toccava in continuazione le dita, forse per il freddo, forse per il nervosismo. Si guardava intorno, agitato: non vedeva l’ora di andarsene. E sarebbe una cosa normale per dei ragazzi, dopo essere stati segregati in un edificio per 5 ore, ma lui non fuggiva dalla scuola, fuggiva dalle persone o più semplicemente, avrebbe voluto fuggire da se stesso. Non posso salvare le persone, non posso salvare nemmeno me stessa, ma vorrei tanto salvare lui.
Ci sono cose che vorresti non cambiassero mai, e invece cambiano contro il tuo volere. Altre che vorresti cambiassero immediatamente, e invece resteranno così per sempre.