A Napoli Cesare si ferma per poco piú di un mese, nel corso del quale conduce un vita dissoluta. È in questo frangente, infatti, che pare contragga la sifilide destinata a sfigurare il suo bel volto con pustole e macchie rubizze. Pertanto molte delle azioni future di Cesare Borgia, almeno quelle piú efferate e violente, potrebbero essere dovute ai problemi psichici che la sifilide comporta, ma non ne abbiamo alcuna certezza. La malattia ha un decorso molto lento, possono passare anche 20 anni prima che dia problemi neuronali, Cesare al massimo la può avere avuta dal 1495 alla sua morte nel 1507. E comunque se ci dovessimo basare sul sospetto che la malattia porta a compiere gesti insani ed estremi, allora dovremmo immaginare che l’intera politica europea del ’500 sia inficiata dalla sifilide, dal momento che ne soffrono tutti i regnanti e il 75% dei nobili e del clero. Il contagio infatti è stato velocissimo e ha raggiunto tutte le corti europee nel giro di pochi mesi. Di certo i Borgia ne devono soffrire se papa Alessandro VI tra i suoi medici personali annovera uno specialista come lo spagnolo Gaspar Torella, autore del Tractatus cum consultis pudendagram, seu morbum gallicum (del 1497).
Cesare Borgia: Le campagne militari del cardinale che divenne Principe di Marco Santangelo











