La via più semplice
Un racconto breve per il 33° numero di Lahar Magazine.
"Mille anni luce li separavano da me. Macché anni luce. Mille anni tenebra. E che cosa sapevo io, del loro tormento?"
Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra.
"When the religious mist above their heads vanished, and they saw the stars were nothing but cold lights indifferent to their fate, panic overwhelmed them. The limit between freedom and despair suddenly turned too thin."
Federico Campagna, The Last Night.
"Il saggio in veste di astronomo. Sinché sentirai le stelle come "qualcosa di sopra di te", ti mancherà lo sguardo di colui che conosce."
Friedrich Nietzsche, Aldilà del Bene e del Male.
«Dove..Dove devo appoggiare, Sua Eccellenza?». La voce del giovane Ulrich, rimbombo’ sopraffatta su per la tromba delle scale.
Scalati a fatica gli ultimi gradini, bloccatosi di fronte al portone che dava sul pianerottolo della torre, attese. Tenendola per il manico, reggeva a stento una grossa sfera armillare, in ottone pieno.
«Lì sul tavolo, col resto..», borbotto’ Mikolaj dal terrazzo spalancato nella notte, trafficando con un’asta agganciata su di un cavalletto. Il gelo serpeggio’ fino a Ulrich, che diede in un brrr, affrettandosi a far spazio fra carte astrali, pile di tomi e tutto un circo d’altre diavolerie.
Poggiato ch’aveva l’arnese, disse «Eccellenza io..io.?» ma confusosi, già s’apprestava a scendersene di voltata. Ecco pero’ ch’ebbe come un ripensamento, e si blocco lì lì, senza parlar né muoversi.
Fuori dalle feritoie, un esercito di stelle stava schierato nell’oscurità che dominava la foresta. La luna era un pallido lido di luce siderale.
A Olsztyn era stato un altro giorno d’attesa febbrile. Le forze Teutoni, accampate nel villaggio ai piedi del castello, s’erano mosse in fretta. C’era chi - entro le mura, vociferava di un assalto già l’indomani.
In questo clima, Sua Eccellenza aveva annunciato scorte e rinforzi in arrivo da Elbag. Ma ciò che a Ulrich non tornava, eran state quelle sue strane parole, durante la liturgia dominicale.
Così fattosi forza, avanzando verso Mikolaj - che ora si contorceva per mirar con l’asta-, disse «Eccellenza, permettete una domanda? Prima che vada..».
Mikolaj, voltatosi, gli dette un’occhiata.
Il ragazzo teneva le mani in mano, lo sguardo sul pavimento, senza pero’ riuscir di celar un certo pensiero. Quello allora sorridendo, rispose «Ma certo..» e sedendo sulla seggiola, gli porse uno sgabello.
«..Sentiamo.» disse, battendoci sopra la mano. Così, quello sedette muto, movendo le labbra appena. Mikolaj, colto quel rimembrare, attese, scribacchiando.
«Il Creato è l’azione prima in favore dell’Uomo..» esordì Ulrich d’un tratto, con voce chiara «..Dio vide che era buono, così dice la Genesi. Indi, la Verità è relativa a Dio, e in egli solo il mondo trova comprensione, e diviene possibile per l’Uomo ragionevole..». Senza quello avesse tempo di stupirsi, Ulrich d’un fiato poi chiese’ «..Che intendevate, con relativa?», e attese tremante.
Mikolaj - malamente sorpreso, prese e s’alzò, quasi volesse scansar quella domanda. Tornano di nuovo sul terrazzo, tutto imbacuccato nel mantello, volse il naso all’insù.
«V’intendete d’astri e di mondi, giovane?» chiese. «So dell’Ipotesi di Tolomeo..» ammise quello, vergognoso «.. e d’Aristotele qualche nozione..». Mikolaj, voltosi a guardarlo, rise beffardo e lo chiamò a sé, col gesto di una mano.
Ulrich, stringendosi nel giacchetta leggera, s’affaccio pure lui.Il chiarore del campo Teutone, illuminato da mille fuochi, fremeva come un tizzone in un caminetto spento.
Tutt’intorno, il mondo pareva un solo buio teso fra terra e cielo.
«Che ne direste..» chiese allora Mikolaj, mirando le stelle «..Se ora affermassi che lassù, invece d’una volta, vi fosse l’abisso?». Il suo sguardo profondo fece intender la serietà della questione, tant’è che rimase in attesa così, ritto e immobile.
«Mi sentirei perso, Eccellenza, come in un labirinto..» confesso’ Ulrich, sfiorando per sbaglio l’asta sul cavalletto. «E dunque, quale il Vostro procedere verso la Verità?» incalzo’ Mikolaj, senz’ombra di scherno. Ulrich allora si raccolse un attimo, e disse «Seguirei il calcolo, l’ipotesi - o meglio, la via più semplice..».
«E questo senz’altro..». concordo’ Mikolaj. Poi, presa di tasca una mela acerba, gliela porse. Ulrich, senza osar di toccarla, la guardò ben bene.
«Ora, fingetevi di viverci su questo pomo che tengo in pugno. Che sia il vostro mondo. E calcoli alla mano..» continuo’ Mikolaj, «..Vi risultasse questo.» e così dicendo, la scaglio’ nelle tenebre, un po’ a casaccio.Ulrich, scioccato, stette zitto e guardo’ di sotto, figurandosi in caduta libera nel vuoto.
Poi, scuotendosi, torno’ a guardare Mikolaj. Quello fissava il cielo, preso da uno sconforto inedito, che mai gli aveva visto in viso. «Sua Eccellenza, Kopernik, m’affiderei al salto di Fede e..e..» balbettò Ulrich, senza riuscir a dire altro.
Sopra la torre allora, calò un silenzio insopportabile. Quella sollecitudine, sollevatasi d’un tratto nel vento, si sciolse come un nodo bagnato.
«E dici bene, ragazzo. Per aspera sic itur ad astra, così solevano gli Antichi..» ringhiò Mikolaj, indispettito, facendo per tornar dentro «..Ma dove saltare, se le stelle son tanto distanti?»











