Il principio era...
Ma il principio centrale riconosciuto da tutti era che bisogna lavorare per la famiglia con tutte le proprie forze, sopportare qualunque fatica e sacrificio.
L. Meneghello, Libera nos a Malo [1963], Milano, Rizzoli, 1975
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Il principio era...
Ma il principio centrale riconosciuto da tutti era che bisogna lavorare per la famiglia con tutte le proprie forze, sopportare qualunque fatica e sacrificio.
L. Meneghello, Libera nos a Malo [1963], Milano, Rizzoli, 1975
Dimmi il vero
Non ho figli, se l’Italia era fatta non ho dato bado al precetto di fare gli italiani.
L. Meneghello, Pomo Pero, 1974, RCS Rizzoli Libri, 1990
Rosa è una rosa è una rosa è una rosa
L'immagine l'ho creata usando Copilot di Microsoft
Andando a casa dopo una lezione su non so che fiore "odoroso", Mansueto s'era fermato sotto il capitello di contrà Muzana e lanciava in aria una palla di gomma recitando come in una lauda: La palla odo Rosa! La palla Odorosa! odo rosa!"
L. Meneghello, Libera nos a Malo [1963], Milano, Rizzoli, 1975
Il titolo del post è la traduzione di un rigo della poesia Sacred Emily di Gertrude Stein pubblicata nel 1922.
Artisti viventi???
Gli autori erano tipicamente persone già morte. [...]. Che ci fosse della gente viva che potesse ancora rompere seriamente le scatole in fatto di poesia, pensiero, arte, pareva una idea ridicola. Era diffuso il senso che in termini generali la pienezza dei tempi fosse già arrivata. Non era il caso di aspettarsi che sul piano della cultura le cose potessero cambiare. La cultura era fatta. Restava solo da applicarla alle rozze sfaccettature della realtà contemporanea.
L. Meneghello, Fiori italiani [1976], con un mazzo di nuovi «Fiori» raccolti negli anni Settanta, Milano, BUR, 2006
O tutto o niente
O uno si specializza sul serio e viene a sapere tutto su niente, oppure all'incontrario.
L. Meneghello, Fiori italiani [1976], con un mazzo di nuovi «Fiori» raccolti negli anni Settanta, Milano, BUR, 2006
La classe operaia
"È un lavoratore" è un'espressione di alta lode per mio padre, e vuol dire proprio questo: è uno che si consuma a lavorare, che non si ferma mai. Ma non è l'espressione più alta di lode che mio padre usa a proposito di lavoro. La lode massima è: " È bravo, è un bravo operaio", e per operaio intende non tanto l'operaio industriale, quanto chiunque faccia "opere" (che è la traduzione esatta di "work"), l'artigiano, colui che la Arendt chiama homo faber. Qui la virtù somma è l'abilità tecnica, la virtus dell'artefice.
L. Meneghello, Libera nos a Malo [1963], Milano, Rizzoli, 1975
Presente!
Non ho dubbi che le cose veramente importanti, per i viventi, sono quelle del presente, e credo che questa convinzione abbia tra l’altro un certo peso nel determinare alcune scelte di fondo sul terreno della vita associata e dell’ideologia politica: e tuttavia trovo inquietante il culto del presente che attraversa il nostro tempo come un tifone. Mi pare che contenga una dose forse letale di autocompiacimento, la disposizione a lodarsi per il fatto di esserci, a privilegiare su tutto la presenza delle qualità e delle passioni che ci si trova ad avere. E mi pare inoltre che impoverisca, e possa distruggere, la nostra percezione delle altre cose che ci sono, amputando i legami naturali tra esse e le cose che non ci sono più o non ci sono ancora.
L. Meneghello, Jura [1987], Milano, BUR, ebook, 2013
Bisogna
La parola “dovere” in senso morale è sconosciuta al dialetto; c’è invece l’espressione “bisogna”, nel senso in cui si dice che morire bisogna. Anche lavorare bisogna, per sé, per la “dòna”, per “el me òmo”, per i figli, per i vecchi che non possono più lavorare. Bisogna lavorare non otto ore, o sette ore, o dieci ore, ma praticamente “sempre”, magari con pause, interruzioni e rallentamenti, però in continuazione e senza orario, più o meno da quando si alza il sole fino a notte; bisogna lavorare da quando si è appena finito di essere bambini (e le bambine nelle case anche prima) fino a quando si è già vecchi da un pezzo; bisogna lavorare quando si è così poveri che lavorando sempre si arriva appena a sopravvivere, e anche quando si è meno poveri, e si potrebbe lavorare meno.
L. Meneghello, Libera nos a Malo [1963], Milano, Rizzoli, 1975